Jo Nesbø: “L’Uomo di Neve” (2007) – di Warden

La penisola scandinava è un’ambientazione suggestiva: fiordi, neve, cielo grigio, grandi foreste silenziose e disabitate. La gelida e poetica Norvegia, patria del affermato scrittore di thriller polizieschi Jo Nesbø, è il palcoscenico in cui si svolge “L’Uomo di Neve” (Snømannen), pubblicato nel 2007. Non solo autore di libri, ma uomo dai molteplici interessi, Jo Nesbø. Oggi scrittore, ieri musicista, membro della band Di Derre per diversi anni; poi ancora attore in un paio di episodio di telefilm norvegesi (“Først&Sist”; “Senkveld med Thomas og Harald”), e interprete di sé stesso nel film per la TV “Crime Diary”, nel 2008. Nel 1997, a 37 anni, inizia la sua carriera da scrittore con il romanzo “Il Pipistrello”. Di qui è una parabola ascendente, di cui il romanzo “L’Uomo di Neve”, datato 2007, rappresenta il picco, specie in termini di successo. Settimo romanzo per la serie con protagonista il detective Harry Hole, considerato da fan e critica il lavoro meglio riuscito dell’autore. Nel muovere i fili della sua storia tra i freddi ghiacci della Norvegia, Jo Nesbø arricchisce il libro con continui riferimenti culturali alla sua patria, a partire dalle diverse inflessioni articolatorie dei personaggi a seconda della loro provenienza dai diversi quartieri di Oslo, passando per accenni alla vita politica, giornalistica, e tanto altro. È questo il miglior pregio, forse, di un libro che tutto sommato è un thriller poliziesco puro e semplice. Molti autori sanno costruire casi complessi e interessanti tanto quanto Nesbø, ma non tutti sanno trascinare il lettore così addentro alla vita di una città che non gli appartiene. È su questa cornice di vita cittadina, dunque, che si imperniano i fatti criminosi e le complesse indagini del protagonista. Già si è detto che “L’Uomo di Neve” è un thriller classico, quasi di scuola potremmo dire. Gli elementi tipici di un buon giallo ci sono tutti: Harry Hole, l’investigatore maledetto, divorziato e alcolizzato, solitario ma geniale; Rakel Fauke, l’ex moglie di Hole, scontenta del suo nuovo compagno, che in fondo non riesce a dimenticare il vecchio marito; Katrine Bratt, un personaggio femminile di importante caratura e dal forte carisma, spalla dell’investigatore; omicidi seriali, un caso che sembra isolato, ma che isolato non è; il tutto, impreziosito dall’affascinante ambientazione in cui si muovono i personaggi. Il caso da risolvere, come la lettura, scorrono abbastanza fluidi, senza ingorghi di trama inutilmente complessi o acquitrini descrittivi in cui impantanarsi. Anzi, il lavoro descrittivo di Nesbø è ben fatto, curato nei dettagli, ridondante in alcuni casi, ma mai approssimativo. Lente le prime 40 pagine, il libro poi ingrana senza fatica, anche se l’interesse rischia di scemare verso tre quarti, prima della risoluzione. Forse un effetto dell’eccessiva lunghezza, 536 pagine nell’edizione Einaudi, non tutte necessarie, per un caso che così complesso non è. Anche perché un lettore navigato intuirà presto, verso la metà del libro, quale sia il colpevole, per un dettaglio che l’autore si lascia sfuggire. Altra questione, quella dei dettagli: nulla è lasciato al caso, Jo Nesbø ha bene in mente dall’inizio l’intero quadro, dal punto di partenza al punto d’arrivo, e questo si percepisce fin dalle prime pagine. Davvero pochi sono i particolari inutili o puramente decorativi. Aspetto senza dubbio positivo, e non sempre scontato e, visti certi recenti fenomeni letterari, sinceramente inspiegabili, fa sempre piacere leggere un autore con un disegno di storia ben chiaro. Sufficientemente caratterizzati anche i personaggi principali, ossia Harry Hole, la sua ex moglie, e l’aiutante di Harry, Katrine Bratt; lavoro minimale su tutti gli altri, perlopiù comprimari. Finale divertente, senz’altro adrenalinico, sebbene inverosimile nel suo cercare di essere cinematografico a tutti i costi. Piccola caduta di stile per un libro che, tutto sommato, fino ai capitoli conclusivi aveva mantenuto una certa aderenza al realismo letterario. A proposito di questo finale “cinematografico”, interessante come si sia parlato molto de “L’Uomo di Neve” proprio per via della sua recente trasposizione su grande schermo. Uscito nel 2017 per la regia di Tomas Alfredson, il film è stato generalmente poco apprezzato: un peccato, perché il materiale per produrre un giallo tanto classico quanto coinvolgente ce n’era in abbondanza. Produzione travagliata, quella dell’adattamento del romando di Nesbø, che inizialmente ha fatto ben sperare, quando si è nominato Martin Scorsese, non proprio un nome qualsiasi, come possibile regista. La cinepresa è poi passata al norvegese Tomas Alfredson, con Scorsese che ha rivestito il ruolo di produttore esecutivo. Storia fatta a pezzi e rimodellata in maniera molto diversa, film poco d’intrattenimento nonostante il carisma di Michael Fassbender, interprete eccellente per Harry Hole. Lungi da noi il rifugiarci nei luoghi comuni, ma se cercate un buon giallo, vi consigliamo “L’Uomo di Neve” formato libro, che, nel suo essere un agglomerato di luoghi comuni della letteratura poliziesca classica e un poco impreziosito da un’ambientazione affascinante, riuscirà a convincere un lettore che cerchi una lettura non eccelsa, ma che si lasci leggere con piacere.

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