Jimi Hendrix: tra Blues e Psichedelia – di Mr. Hyde

Jimi Hendrix ha smesso di essere un essere umano, con una sua anagrafe, da quando  è nato: è come un evento naturale, atmosferico, una pioggia , un uragano… Gli elementi naturali sono acqua, aria , terra, fuoco e Jimi che li riassume tutti. Qui stiamo parlando di un Archetipo: Jimi Hendrix è l’archetipo del chitarrismo. Prima di lui niente, dopo di lui niente. Per fare un esempio: se mi fossi trovato a Woodstock in mezzo al fango, alla merda, ai sacchetti di plastica ed ai preservativi usati, ad assistere a quella sua storica performance e poi fossi crepato, avrei potuto considerami soddisfatto: quello che ci sarebbe stato da capire, vedere, sapere, ascoltare, riguardo a rock e blues dei futuri 100 anni, era già successo! Durante quell’oretta, fra gente assolutamente fusa, capitata per caso, ignara, catturata felicemente tra le maglie di quella ragnatela di note tessuta da un orrendo, fantastico ragno dal volto nero con la sua Fender bianca in mano… Jimi e la sua chitarra erano una sola creatura e a volte era lui a condurre il gioco: le sue dita sembravano numerose assai più di dieci e assai più lunghe dei rami di un albero… le sue mani, ali; la chitarra urlava disperata, a volte con rabbia, a volte con gioia. Non c’e spartito che contenga quello che succede a Jimi durante un suo concerto… è tutto così ancestrale, così animale; giocato fra Canyon e Metropoli eppure così semplice, come un battito d’ali e il sinuoso agitarsi di un serpente. Quello che suona è uno strano miscuglio di Blues, Funk e Psichedelia, non necessariamente in quest’ordine. Mentre il rock funziona da veicolo, è il glamour, la sua chitarra suonata con i denti o incendiata, il rituale, lo spettacoloAllora, dicevo, quando il Blues s’impadronisce di Jimi vengono fuori delle cose tipo Born Under a Bad Sign o Red House che, ascoltata nella versione live in Live at Fillmore East 2nd show (1968)” ti lascia imbambolato e rapito, senza forze, chiedendoti: ma da dove cazzo arriva tutta questa tempesta? Come ha detto Billy Cox (basso in Born Under A Bad Sign): ”Puoi chiamare Jimi Hendrix come preferisci, ma lui era un bluesmaster. Ecco cos’era, un Inferno di bluesman”. Quando invece la dose di acido è più pesante allora nascono situazioni come  May This Be Love, dove, ad un certo punto, l’assolo ti assicura: questo è l’Antinferno, non preoccuparti, non hai nulla da temere. A meno che tu non voglia spingerti oltre alla ricerca della Third Stone from the Sun
Strange beautiful grass of green, / With your majestic silver seas / 
Your mysterious mountains I wish to see closer / May I land my kinky machine?
Although your world wonders me, / With your majestic and superior cackling hen / 
Your people I do not understand, / So to you I shall put an end / 
And you’ll never hear surf music again
(1)
Questa diabolica leggiadria che pervade molte canzoni di Jimi, è un dolce precipitare verso il vuoto, l’accenno di una morte che fa capolino ogni tanto dalle nuvole create dalle sue note. Allora torniamo per un momento all’esecuzione di The Star-Spangled Banner e al geniale rifacimento di Hendrix che esce dal linguaggio tradizionale ed usa la chitarra per descrivere scene di guerra… e mai si è rappresentato tanto, in maniera così drammatica, la disastrosa campagna che condussero gli U.S.A. in Vietnam: peccato che della oceanica audience presente nei giorni precedenti erano rimasti pochi distratti superstiti e che l’era di Peace and Love, piano piano stava evaporando, insieme ai sogni dei ragazzi di allora di poter cambiare il mondo…

“Beh, forse è solo un  periodo dell’anno / O forse è il momento dell’uomo / Non so chi sono /
Ma sai che la vita è per l’apprendimento / Siamo polvere di stelle / Siamo d’oro /
E dobbiamo ritrovare noi stessi / Torna al giardino
(…)(2)

Discografia relativa alle tracce menzionate: “Blues” 1994 (Registrazioni dal 1966 al 1970).
MCA Record. Are You Experienced
(1967). U.S.A. Track; label UK, Reprise
“Live at Woodstock” (1999). MCA, Sony Music.

Note: (1) Testo da Third Stone from the Sun di Jimi Hendrix (1967). 
(2) Testo da Woodstock di Joni Mitchell (1970).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

2 pensieri riguardo “Jimi Hendrix: tra Blues e Psichedelia – di Mr. Hyde

  • luglio 7, 2017 in 9:35 am
    Permalink

    gli spartiti non li leggeva…aveva i “suoi”…quelli scolpiti sulla sua pelle…di bluesman anzitutto e come giustamente hai ricordato….amava spesso ricordare che…” il blues non è difficile da suonare…è difficile sentirlo…”…

    Risposta
    • luglio 10, 2017 in 5:05 pm
      Permalink

      Eh, si.. dici bene. Fa ridere il fatto che numerosi chitarristi da due, tre generazioni abbiano cercato e cerchino di suonare le note di Jimi , con lo stesso stile, gli stessi effetti, le stesse distorsioni: si sono dati tanto da fare, hanno speso una grossa quantità della loro energie per fare questo, con risultati nulli. L’ho detto: per jimi suonare la sua chitarra era una fatto immediato, naturale e faceva più fatica a parlare!

      Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *