Jimi Hendrix: “Little Wing” (1967) – di Benedetta Servilii

Le mie giornate iniziano sempre tra le sei e le sei e trenta del mattino. Quando dico sempre, includo anche tutte le domeniche e le notti che arrivano troppo tardi per motivi che, per fortuna, sono anni luce lontani dal mio incrollabile senso del dovere. Nonostante quel che raccontano in giro, sono molto più devota a Bacco e alla sua estasi goliardica che ad Atena e, forse, non sono l’Amazzone che tutti pensano. Questo è un lato di me che condivido con pochi e, forse, è questa la mia fortuna e salvezza. Fuori da questa stanza, pensassero quel che vogliono. Francamente me ne infischio, perdonate la citazione non proprio farina del mio sacco. Non sono routinaria, fatta eccezione per il caffè del mattino appena sveglia. La moka lo sa e mi aspetta, io le chiedo di rianimarmi ancora con gli occhi chiusi, nel tentativo di ricordare almeno parte dei sogni che, puntualmente, svaniscono all’alba. Non ricordo mai i sogni, ma porto con me tutta la giornata le sensazioni ad essi legate.
Ecco spiegato il motivo per cui a volte mi capita di essere arrabbiata indistintamente con tutti. Alcuni mi chiedono spiegazioni, credendo di esserne responsabili e la cosa rende esponenziale l’ira. Non hanno tutta questa importanza, sarebbe bello poterglielo spiegare in altro modo. La musica rende possibile il passaggio di transizione tra il porto sicuro domestico e l’ufficio. Negli anni, ho fatto il conteggio di tutto il tempo perduto ad ascoltare conversazioni a cui non ero interessata, a rimanere in posti in cui non mi sentivo a mio agio e a risolvere problemi che, pensandoci adesso, non lo erano nemmeno. Sto cercando di recuperarlo, riscoprendo quanto un semplice NO apra infinite possibilità e strade alternative. Ho ritrovato il silenzio e la capacità di sentirlo anche in mezzo a mille rumori, scoprendo quella sensazione estatica che possono dare solo quelle cose e quelle persone in grado di lasciarti senza parole.
Ho riscoperto il desiderio, l’unico in grado di trasformare te e il mondo intorno contemporaneamente. Mi sono meravigliata nel risentire il desiderio anche delle banalità, del pane caldo e del gelato al pistacchio, delle lenzuola pulite e di una domenica pomeriggio sul divano a guardare film senza dirsi nulla, sapendo solo di non voler essere altrove. Ho riscoperto quell’energia che ti sostiene anche nelle giornate più difficili nella sola consapevolezza e certezza che finiranno, immaginando sin dal mattino il momento in cui aprirai la porta di casa e sarai di nuovo al sicuro. Non mi piace correre, alla fretta ho sempre preferito i voli di fantasia. Il tempo scorre comunque velocemente ma nell’altrove che vuoi tu. Nelle mie dissociazioni riesco a dimenticare e a comunicare anche con chi è lontano ma ha il potere di ascoltarmi.
No, state calmi, non è roba da psicopatici come la “luccicanza“, è roba che se non l’avete, dovete semplicemente rassegnarvi e se l’avete non dovete averne paura. A me migliora semplicemente le giornate. Come questa. Giro le chiavi nella toppa e sento una musica venire da lontano, il suono della chitarra e della voce che riescono a ridarmi vita, sempre. La cena è già pronta e il vino rosso nei bicchieri. I miei desideri hanno preso la forma che nemmeno io sarei riuscita a dar loro. Sono piena di meraviglia o, semplicemente, a casa. Ho aspettato quell’abbraccio da quando l’ho sognato, ma solo ora so per certo che quelle che mi stringono non sono braccia, sono ali

well she’s walking, through the clouds / with a circus mind that’s running round
butterflies and zebras / and moonbeams / and a fairytales
that’s all she ever thinks about / riding with the wind
when i’m sad, she comes to me / with a thousand smiles she gives to me free
it’s alright, she said, it’s alright / take anything you want from me
anything, anything fly / on, little wing.

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