Jimi Hendrix Experience: “Electric Ladyland ” (50th Anniversary Deluxe Edition 2018) – di Claudio Trezzani

Sono passati 50 anni dall’uscita di questo capolavoro e ormai 48 dalla morte del suo Autore, un periodo che di solito sbiadisce la memoria, che rende la musica obsoleta alle orecchie moderne… e invece eccoci qua ancora stupiti ed emozionati come fosse stato messo per la prima volta nella vetrina del nostro negozio di fiducia mezz’ora fa. Questa è la vera grandezza di Jimi Hendrix che ha trasceso la sua arte, che era un tutt’uno con il suo strumento e che parlava del cielo e delle stelle sfiorando sei corde, un Artista talmente innovativo che anche oggi non pochi addetti ai lavori faticano a capirne la grandezza. Uno che in quattro anni scarsi di attività solista ha cambiato il mondo della musica per sempre. Proprio il suo usare le registrazioni come dei fogli, su cui disegnare gli schizzi delle sue idee, il numero dei vari pezzi, spezzoni e demo che ci sono arrivati e continuano ad uscire, lo fa sembrare un musicista attivo per 40 anni… e ad ogni nuova scoperta restiamo basiti, come guardassimo i Quaderni di Leonardo da Vinci. La stirpe è la stessa, il modus operandi differente ma la mente è della stessa provenienza: genialità e cielo. L’importanza che “Electric Ladyland” ha avuto e ha ancora è infinita, l’ultimo disco uscito quando era ancora in vita, un autoritratto lungo lunghissimo: 16 brani per 76 minuti di musica che spazia dal blues rock più diretto alla psichedelia più viscerale al jazz, alla voglia di jam session, idee innovative e futuristiche che hanno segnato la storia. Oggi per questo cinquantesimo anniversario la Experience Hendrix assieme al mitico tecnico del suono che era con lui in quegli anni e che ne conserva l’eredità, Eddie Kramer, hanno reso un omaggio straordinario al suo Autore ristampandone l’opera in maniera eccezionale, accompagnando il disco con altri due cd fantastici e un documentario: il tutto corredato da un fantastico libro fotografico. Monumentale e fondamentale. Il cofanetto si presenta con un libro e, già dalla copertina, si è deciso finalmente di rendere giustizia a Jimi, riproducendola come l’aveva pensata e voluta lui: la Band e alcuni bambini fotografati da Linda McCartney sopra la statua di Alice In Wonderland a Central Park. (nel libro troviamo anche la nota autografa di Hendrix con le istruzioni precise per la Reprise Records che però vennero inopinatamente ignorate). All’interno troviamo un’interessante nota di David Fricke, noto giornalista musicale che fra le altre cose, spiega il titolo dell’album (che poi darà nome anche agli studios newyorchesi fortemente voluti da Hendrix) affermando che Jimi voleva dedicare il disco alle sue donne e alle groupies, le Electric Ladies che secondo lui conoscevano la musica più degli stessi musicisti” e davano ispirazione e amore, quell’amore che lo aveva sempre guidato come gli occhi gitani della madre, a cui dedicò Gypsy Eyes. Ci sono poi fotografie dell’epoca, dell’attività live ma anche in studio e private, i programmi dei tour e altre curiosità come i testi autografi, con ancora le sue correzioni: una scelta davvero ottima che rende giustizia all’immenso lavoro prodotto intorno a questo immenso disco. Magari vi ritroverete per magia – come chi scrive – ad immaginarvi nella sua stanza d’albergo mentre alla scrivania scriveva le sue liriche spesso sottovalutate ma di valenza poetica notevole. Parlarvi del cd del disco ci pare inutile, sarebbe come parlarvi della Gioconda, unica nota è la straordinaria rimasterizzazione in surround 5.1 che, come racconta Kramer si avvicina all’idea di sound tridimensionale che frullava nella testa di Jimi… infatti, a disco uscito, dichiarò che purtroppo lo stampaggio aveva rovinato tutto quello che era l’essenza del lavoro e si rammaricò che il pubblico non potesse apprezzare l’avvolgente suono 3D che suonava come un viaggio spaziale mai nemmeno pensato da un musicista prima d’ora: da And The Gods Made Love Voodoo Child (Slight Return), un brano di rock potente con assoli di incredibile intensità emotiva che fu registrato durante le riprese di un documentario della ABC, dove la Band doveva solo far finta di suonare ma che Hendrix utilizzò per una nuova canzone. Il rammarico per la perdita di quelle registrazioni per il documentario mai uscito fu grandissimo ed è uno dei tanti “Santo Graal” che circondano la storia postuma dell’artista. C’è la versione del brano di Dylan, All Along The Watchtower, così incredibile che lo stesso Autore da lì in avanti eseguì dal vivo sempre la versione di Hendrix… uno che coglieva il suono dove le persone normali non pensavano ci fosse, tra gli spazi vuoti. Talmente tante curiosità aleggiano attorno ad una registrazione così lunga e laboriosa, realizzata negli studi Record Plant di New York e gli Olympic Studios di Londra, una tale maniacale voglia di perfezione (Hendrix registrava lo stesso pezzo decine volte) che il manager Chas Chandler decise snervato di mollare la nave, abituato com’era alle registrazioni in un take di canzoni di 3 minuti. La più incredibile di queste curiosità riguarda Voodoo Chile: tutti sapevano della predilezione di Jimi per la jam notturne nei club della città e New York ne era piena: adorava i piccoli locali dove la sua musica fluiva direttamente con il pubblico e, una di queste sere nel suo club preferito lo Scene, il 2 maggio 1968 incontrò Steve Winwood (dei Traffic) e Jack Casady (bassista dei Jefferson Airplane). Ebbe la folle idea di trasferire la jam session notturna negli studios con Mitch Mitchell alla batteria. Si creò un’atmosfera live, la registrazione andò avanti tutta la notte e il mattino successivo il pezzo era pronto dopo 3 lunghi take. A Kramer non rimase che aggiungere il suono del pubblico ed ecco come nacque l’ennesimo capolavoro che miriadi di artisti cercarono di copiare. Negli altri due cd che completano il box troviamo delle chicche assolute: nel primo registrazioni inedite e rimasterizzate (che Hendrix realizzò nella sua camera d’albergo dell’hotel Drake a Manhattan nel marzo 1968 solo voce e chitarra) e versioni seminali di pezzi che poi sarebbero stati sviluppati. Improvvisazioni talmente particolari che, a tendere l’orecchio, in Gypsy Eyes si può sentire il telefono in camera squillare mentre Jimi continua a suonare. Nell’altra parte del cd ci sono versioni demo e primi take in studio dei pezzi: una sorta di progetto in divenire che aiuta in parte a capire le varie direzioni che man mano prendevano le canzoni nella mente di Hendrix. Il terzo cd invece è un live inedito, registrato dalla Jimi Hendrix Experience poche settimane prima dell’uscita di “Electric Ladyland”, il 14 settembre 1968 al celeberrimo Hollywood Bowl. Un live elettrico, coinvolgente il pubblico che letteralmente impazzì all’ascolto di un nuovo brano, oltre che per quelli già celebri: un flusso di energia che trascende dalla classica esperienza di un concerto. Si riesce in parte a cogliere l’essenza mistica di un live di Hendrix, dove le note creano una connessione fra l’artista e la platea, che i fortunati ad averne fatto parte ancora oggi narrano con entusiasmo ed enfasi. Non aspettatevi una registrazione perfetta è pur sempre un prodotto originale realizzato 50 anni fa e, già averlo fra le mani, è una sorta di miracolo. Lo splendido cofanetto contiene inoltre un dvd/blu ray del documentario “At Last…The Beginning The Making of Electric Ladyland”, già uscito in precedenza e osannato dai fans e dalla critica che contiene le fasi di creazione di questo capolavoro ed interviste fondamentali ai membri della Band, ai tecnici e a numerosi artisti. Una modalità pressoché perfetta per celebrare il 50esimo anniversario di uno dei dischi più influenti (la bellezza è soggettiva) della storia della musica di uno degli artisti più influenti della storia dell’arte (non solo musicale). Una spesa importante che però consigliamo di affrontare, assolutamente. Un disco che ha raggiunto l’obiettivo posto dal suo Creatore: trascendere in maniera tridimensionale la sua epoca per arrivare alla nostra, come se l’incisione fosse appena uscito fresca di stampa. Ancora oggi possiamo senz’altro ringraziare Jimi per aver “baciato il cielo” e averci reso partecipi dell’evento. Grazie Jimi. Buon ascolto.

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