Jimi Hendrix: “Both Sides of the Sky” (2018) – di Claudio Trezzani

Premessa doverosa: nell’infinita disputa fra favorevoli e contrari sul pubblicare materiale postumo di Jimi Hendrix io sono assolutamente favorevole… ancora di più se a farlo è il tecnico del suono che più di ogni altro lo ha conosciuto e ha lavorato fianco a fianco col Genio… Eddie Kramer, coadiuvato dall’archivista John McDermott, come in questo caso. Ultimo disco della trilogia cominciata nel 2010 con “Valleys of Neptune”, proseguita nel 2013 con “People, Hell & Angels” che riguarda gli intensi anni di registrazioni che vanno dal 1969 al 1970. Se si pensa al brevissimo periodo di attività artistica, pensare che ancora oggi, dopo quasi 50 anni, dalla sua prematura scomparsa, ci siano ancora brani inediti o comunque versioni nuove e fresche dei suoi pezzi che valga la pena di ascoltare, è davvero incredibile da immaginare ma ne vale davvero la pena. Jimi Hendrix non era certo un musicista normale che viveva la sua vita come una routine studio-album-liveJimi vedeva la sua chitarra come strumento d’espressione e le registrazioni che ascoltiamo sono il suo blocco di appunti, di schizzi, di idee, che avrebbe poi sviluppato prendendo magari direzioni opposte. Anche per questo motivo, della stessa canzone ci possono essere 6 o 7 versioni (conosciute) differenti, strumentali o con testi diversi… oppure con storie controverse alle spalle, come per esempio nella eterea e intensa Send My Love to Linda che per alcuni è una dedica nemmeno tanto velata a Linda Keith (la ex fidanzata di Keith Richards che, presentando “Chas Chandler” degli Animals diede inizio alla carriera londinese del Mago di Seattle); mentre ci sono prove manoscritte della stessa canzone con il titolo Send my love to Kathy (l’amica londinese Kathy Hetchingham) cambiata in Linda per questioni liriche. Insomma, ciò di cui siamo certi è la foschia porpora che avvolge qualsiasi storia o ricordo legato al Mancino. Ognuno ha una sua versione… è questo che vivifica il mito, affascina la gente… come capita per ogni genio dell’arte. In questo ultimo “Both sides of the sky” (opera voluta fortemente dalla famiglia per completare la trilogia), oltre alle Sue Experience e Band of Gypsies che si alternano, ci sono delle collaborazioni assolutamente incredibili… anche con amici che passavano a trovarlo negli studi, coinvolti in brani che ascoltati ora ci paiono capolavori appena scritti e registrati… e invece sono datati 1969 e 1970. Nonostante l’incredibile saccheggio dei suoi archivi avvenuto negli anni c’è ancora tanta roba. Due pezzi con Stephen Stills alla voce e organo: un brano suo, $20 Fine, e una bellissima cover di Joni Mitchell, Woodstock, unico pezzo in cui non sentiamo la chitarra di Hendrix ma cogliamo la sua abilità al basso; un pezzo blues di Guitar Slim, Things I used to Do, assieme ad un altro mago della chitarra (un duetto davvero emozionante con Johnny Winter) e poi forse la più bella delle collaborazioni: un meraviglioso blues con il grande Lonny Youngblood alla voce e al sax… Georgia Blues. Gli altri pezzi del lotto sono versioni di pezzi già noti e comparsi su pubblicazioni postume oppure in vesti differenti… ma sempre di una qualità che altri musicisti possono solo immaginare. Cito solo la strumentale Jungle, perfetto esempio di schizzo su block-notes, idea che vagava nella geniale mente dell’Artista e che in versione molto più lunga e intricata era già apparsa sul bootleg ufficiale Morning Symphony Ideas”, altro disco postumo assolutamente aderente al concetto sugli appunti e sulle idee geniali. Un lavoro incredibile quello di Eddie Kramer: un album che suona vero e fresco, con nulla di creato a tavolino… come accade purtroppo per altri artisti morti prematuramente, vittime di sacrilegio postumo. Ogni pezzo – gli avvezzi a Jimi lo sanno bene – merita di essere ascoltato e tramandato. Nei sogni di noi poveri ascoltatori c’è ancora la speranza ormai remota che il mitologico album mai pubblicato, Black Gold”, esista davvero… come l’ultimo pezzo del cofanetto West Coast Seattle Boy, Suddenly November Morning”del 2010, aveva fatto presagire. I sogni qualche volta si realizzano e le bobine più nascoste vengono giù dagli scaffalii… ma il timore è che quei pezzi, di cui più volte si è giurata l’esistenza, rimarranno avvolti da una foschia porpora per sempre… peccato. Buon ascolto.

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