Jimi Hendrix e il Blues – di Lino Gregari

“Se di tutta la storia del rock fra cent’anni resterà soltanto un nome, sarà inevitabilmente Jimi Hendrix” (Pete Townshend) Parole da sottoscrivere in toto.
A oltre 44 anni dalla sua scomparsa, ancora non abbiamo esplorato del tutto il suo universo.
Il suo sound resta ancora oggi ineguagliato, la sua continua ricerca sonora ha prodotto una vera e propria “specie musicale”, che a lui si ispira e che di lui si nutre. Musicisti di chiara fama, spesso davvero bravi, ma tutti con lo stesso “difetto”… cristallizzati nel breve volgere della vita artistica di Jimi. Suonano come suonava lui in quel periodo. Ma Hendrix non si sarebbe certo fermato lì
una continua evoluzione che purtroppo non sapremo mai a cosa ci avrebbe portato.

Copia di jimi prima

Partiamo dal Monterey Pop Festival (16 giugno al 18 giugno 1967). Jimi è già conosciuto, ma la sua fama ancora non lo precede. Brian Jones è lì solamente per presentarlo, dopo aver fatto di tutto per inserire l’Experience nel cartellone principale del Festival. Jimi sale sul palco dopo The Who, con il loro classico finale distruttivo… questa volta ancora più violento e rabbioso.
Apre il set a luci ancora spente, con una incredibile versione di “Killing Floor”, un classico blues di Howlin’ Wolf. Il pubblico scopre il più grande chitarrista elettrico di tutti i tempi,
con l’impressione che siano quattro – e forse più – le mani che suonano lo strumento.
Robert Johnson si aggira là intorno, con la voglia d’essere chitarra ritmica e solista… e voce allo stesso tempo. La scelta del brano in apertura ci svela uno splendido arcano… Jimi Hendrix è innanzitutto un chitarrista blues, o meglio… è il Blues egli stesso, naturale e incarnato nell’anima. Senza nessuno sforzo.
Sono blues gli artisti a cui si ispira, i nastri che incide e il modo di trattare lo strumento… è’ grazie alla “Musica del diavolo” che Jimi decide di imbracciare la chitarra… eppure Jimi non è riuscito a pubblicare un album di bluesNon da vivo almeno.

Copia di jimi seconda

Bisognerà attendere il 1994 per avere tra le mani un suo disco di blues… puro come il migliore dei cristalli. Un album controverso e bellissimo, costruito con undici brani in stile blues registrati da Hendrix tra il 1966 e il 1970. Sei delle undici canzoni erano inedite all’epoca dell’uscita dell’album. Sette composizioni originali sono di Hendrix e quattro sono cover di famosi pezzi blues… Born Under a bad Sign”, “Mannish Boy”, “Bleeding heart” e “Jelly 292”.
La maggior parte del materiale contenuto nell’album, è composto  da out take di  studio. Brani non originariamente destinati  alla pubblicazione. Il disco è uno dei pochi album postumi prodotti da Alan Douglas – che aveva gestito il materiale di Jimi Hendrix in precedenza – ancora disponibili in commercio e autorizzati dagli eredi del chitarrista.
“:Blues” si apre e si chiude con “Hear My Train A-Comin” (conosciuta anche come
“Getting My Heart Back Together Again”) La prima in versione acustica e l’altra in versione elettrica. E’ una composizione originale di Hendrix suonata spesso in concerto, particolarmente tra il 1969 e il 1970. Il primo brano deriva da una registrazione  di Hendrix che suonava in solitudine una chitarra acustica a 12 corde, modificata per essere suonata da un mancino.
La performance in studio venne filmata e inclusa nel film “See My Music Talking” e in seguito inclusa in un documentario su Hendrix del 1973 e sul disco della colonna sonora dello stesso.
La versione elettrica è invece una versione registrata il 30 maggio 1970 al Berkeley Community Theater e che era stata già pubblicata in precedenza sull’album “Rainbow Bridge” nel 1971.
“Born Under a Bad Sign” è una jam strumentale sul brano di Albert King suonata da Band of Gypsys. “Red House” è il missaggio mono preso dalla versione europea di “Are You Experienced” ma senza la coda strumentale. L’esecuzione di “Catfish Blues” è tratta dallo show televisivo tedesco Hoepla. Hendrix innesta sulla canzone le prime due strofe di “Rolling Stone” di Muddy Waters e l’ultima strofa di “Still a Fool” (sempre di Muddy Waters).

Copia di jimi terza

“Voodoo Chile Blues” è un’altra creatura di Alan Douglas, registrata durante le sessioni che produssero la versione definitiva incisa in “Electric Ladyland”.
Questa traccia è costituita da due differenti spezzoni della canzone uniti insieme e rimontati in brano unico. “Mannish Boy” è un misto tra la versione di Muddy Waters e “I’m a Man” di Bo Diddley… anch’essa messa insieme fondendo vari brandelli di differenti versioni. “Once I Had a Woman” è una versione leggermente più lunga della lenta blues ballade di Hendrix. “Bleeding Heart” è una cover di Elmore James, suonata da Band of Gypsys. “Jelly 292” è la take two della canzone “Jam 292”, apparsa sull’LP postumo “Loose Ends” del 1974. Si tratta in pratica di una Jam session tratta da “Dooji Wooji” di Duke Ellington. “Electric Church Red House” è un’altra improvvisazione registrata ai TTG studios nel 1968 e comprendente un’introduzione di Hendrix band. Tutto questo fa di “:Blues” l’unico documento non live nella enorme  e confusa discografia postuma di Jimi Hendrix che merita di essere ascoltato, perché propone un viaggio alternativo nell’universo musicale del chitarrista, più allucinato e mefistofelico di sempre, libero dalle catene dell’industria discografica. Undici brani, che Hendrix non è costretto a rifinire e che per questo rimangono le testimonianze più attendibili del suo genio. Jimi ridefinisce il ruolo della chitarra elettrica nella musica contemporanea non cambiandone le regole… semplicemente le infrange tutte senza esclusione alcuna. Una vera e propria rivoluzione
a cui presumibilmente ne sarebbe seguita un’altra e un’altra ancora, visto che Jimi  lavorava  al suo blues… mentre stravolgeva mille volte il corso della storia del rock. Resta la grande amarezza di non averlo visto maturo sacerdote della musica moderna.

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7 pensieri riguardo “Jimi Hendrix e il Blues – di Lino Gregari

  • novembre 4, 2014 in 9:01 am
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    Jimi .. l’uomo che ha dato colore alla musica .. istinto puro … la sua chitarra esprimeva quello che era l’uomo e la sua anima.
    Grandissimo .. ..

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    • novembre 4, 2014 in 10:31 am
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      de las tardes….
      arriva eh … non disperare

      Risposta
  • novembre 5, 2014 in 2:26 pm
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    bellissimo post questo, che sottolinea quanto sia stato grande Jimi come musicista di blues ! cosa che purtroppo molti suoi cosidetti fans ignorano…
    anyhow, una decina di anni fa era uscito un album prodotto da Martin Scorsese, su licenza della Exp Hendrix LLc, anche questo dedicato al lato “bluesy” di Hendrix con molti brani interessanti e difficili da reperire in altre compilation, anche questo imperdibile.
    Ciao Magar
    😉

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  • novembre 17, 2014 in 3:04 am
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    Jimi è incomparabile cosa poter dire? Chissà con quali stregonerie avrbbe catturato la nostra anima ai giorni nostri..Una bellissima lettura!

    Risposta
  • novembre 17, 2014 in 3:04 am
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    Jimi è incomparabile cosa poter dire? Chissà con quali stregonerie avrebbe catturato la nostra anima ai giorni nostri..Una bellissima lettura!

    Risposta
  • agosto 17, 2015 in 4:22 pm
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    jimi….jimi….non sapremo mai cosa avresti inventato…..con la tua chitarra che nessuno piu’ suonera’ come te….mancino….
    https://www.youtube.com/watch?v=EYFzYWK3qRo
    ragazzi ci sono…sempre….sono stata assente…dal computer….ho fatto altre cose….ma ritrovarvi con jimi è un piacere..immenso…..
    Ciao a tutta la sara banda di scribacchini…musici….affabulatori….
    grazie Ben…..cia’

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