Jim Croce: “You Don’t Mess Around With Jim” (1972) – di Gabriele Peritore

Ci sono dei momenti nella vita in cui si arriva a pensare di non potercela più fare, perché ogni carta a disposizione è stata giocata senza che si raggiungessero i risultati sperati. Viene voglia di arrendersi, anche se la musica, quella musica che non ha ancora mostrato il suo lato luminoso, resta al centro di tutto, unica ragione di vita. Questi erano i pensieri che animavano costantemente Jim Croce, cantautore originario di Filadelfia per cui la musica era tutto e che non si arrese mai, lottando ogni giorno fin quando, finalmente, non arrivò l’agognata possibilità di fare il salto di qualità. A offrirgli questa chance è la casa discografica ABC Records che (nel 1972) dopo alcune audizioni finalmente crede in lui, facendogli firmare un contratto per la realizzazione di tre album. Come per un destino preannunciato, il successo arrivò subito con il primo disco intitolato “You Don’t Mess Around With Jim”. A trainare l’album è la title track, un rock acustico ben ritmato, che vede la collaborazione di Maury Muehleisen, polistrumentista e autore che aveva iniziato a suonare con Croce a partire dal 1970. Ai tempi, Maury era il solista e Jim la spalla… poi, con il tempo, le parti si invertirono, vuoi per il superiore talento di Jim, vuoi anche per l’esperienza nel suonare in duo che Croce aveva accumulato, qualche anno prima, con la moglie Ingrid (con lei Jim aveva già inciso Another day another town” (1969), quando i due girovagarono per gli States, suonando in piccoli locali e nei circuiti universitari (un’avventura mortificante questa, che aveva ridotto Jim sul lastrico, suscitando in lui rancore e disprezzo verso l’industria discografica). 
Lo stile che caratterizza maggiormente il suo esordio discografico con una major è quello della ballata folk, con testi eleganti come nel caso di Tomorrow’s Gonna Be A Brighter Day, brano quasi ottimista e forse dedicato alla musica stessa, che finalmente illumina le giornate di Jim come il cantautore avrebbe sempre voluto. Croce, però, non dimentica la fatica fatta per arrivare alla vetta e in brani come New York’s Not My Home, Hard Time Losin’ Man, Walkin’ Back To Georgia, Box #10, si avvertono le reminiscenze della sua lunga gavetta. Testi diretti e autobiografici, in cui il musicista dichiara apertamente di non amare la vita della metropoli, preferendo di gran lunga la campagna, dove con la famiglia può coltivare in armonia la terra. D’altra parte, Croce è cresciuto in campagna ed è legato profondamente ai suoi luoghi, anche se l’amore per la musica lo ha portato spesso lontano da casa. Nelle sue liriche c’è molto della sua esistenza: i sogni infranti e le conseguenti delusioni, ma anche l’ambizione e la voglia di non mollare, di combattere e vincere le scommesse impossibili. Sin da bambino Croce ha studiato per lavorare nel mondo della musica, il suo unico sogno.
Leggenda narra che un giorno, i suoi genitori gli donarono una cifra in denaro per produrre un’edizione limitata di un suo disco: erano convinti che non sarebbe riuscito a vendere le poche copie prodotte e che la delusione lo avrebbe spinto ad avviarsi verso una professione “normale”. In realtà, le cinquecento copie furono esaurite in breve tempo. Tuttavia, nonostante l’evidente talento del ragazzo, le cose non girarono per il verso giusto e Jim fu costretto a ripiegare su un lavoro poco soddisfacente presso radio What, emittente per la quale componeva jingle pubblicitari. L’esperienza accumulata, dunque, confluì nelle sue canzoni e lo formò anche come narratore, donandogli destrezza nel delineare storie di vita vissuta, come si avverte in pezzi quali Operator (That’s Not The Way It Feels) e Rapid Roy (The Stock Car Boy)Non manca, tuttavia, la dolcezza commovente nelle parole dedicate al figlio che sono scolpite in Time in A Bottle, quasi una favola che scalò le classifiche americane fino alla prima piazza. Con ballate dagli arrangiamenti folk, country e rock, tipici del songwriting di Jim“You Don’t Mess Around With Jim” fece presa immediata sul pubblico. Tuttavia, il vero successo arrivò con il successivo “Life And Times” (1973)… tuttavia, Jim Croce, non poté assistere alla sua consacrazione, a causa di un incidente aereo che ne spezzò la caparbia creatività e l’intensissima vita, a soli trent’anni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.