Jethro Tull: “Christmas Song” – di Bruno Santini

“You’d do well to remember the things He later said” questa la frase emblema di Christmas Song dei Jethro Tull, dapprima inserita nell’album raccolta Living in the Past” del 1972 (tra l’altro nello stesso anno dell’uscita di Thick as a Brick” probabilmente il concept di maggior successo della progressive band inglese) poi riarrangiata per il Christmas Album” (ultimo lavoro in studio dei Jethro, del 2003).
“Fareste bene a ricordarvi le cose che Lui ha detto più tardi” è, secondo la normale e iniziale interpretazione religiosa, la frase che si rifà alla figura di Cristo, più nello specifico a un anticipare la sua missione futura. L’intrigo è tutto qui: lo stesso Ian Anderson ha dichiarato di essere un cristiano non “esattamente a posto”. Badate bene: si parla di cristianità, non di credo religioso e c’è da rifarsi subito a My God settima traccia di Aqualung” del 1971 – e alla pesante critica nei confronti della religione, pur avendo lo stesso Anderson – in seguito a numerose proteste, tra le quali il simbolico lancio di dischi rotti durante le esibizioni – affermato che l’atteggiamento di opposizione non è assolutamente nei confronti di Dio, ma va interpretato come un dissenso verso la “maledetta Chiesa d’Inghilterra” (the bloody Church of England, ovvero la Chiesa anglicana) e la religione, definita da Ian come ciò che “crea una linea divisoria tra gli esseri umani”. Dunque, perché la frase? Estrapolata dal concetto generale della canzone e presa per quello che è, ha un suo preciso significato, e si potrebbe disquisire per ore sulla corretta interpretazione di ogni singola parola. Più semplicemente però, si può intendere l’intero brano (fatta eccezione per la frase finale) come una ripresa e sintesi di valori e ideali natalizi, da rifarsi dunque non solo al giorno in sé, ma anche a quelle atmosfere e quelle tradizioni che lo ornano, che lo qualificano rendendolo oggetto da festività consumista. 
Il brano potrebbe essere spezzato in tre parti, inframezzate dalla frase già presa in questione: una prima che riprende la tradizione del canto natalizio con la citazione di
“Once in Royal David’s City”, celebre Carola natalizia del 1848/49, sia attraverso l’utilizzo del flauto introduttivo, sia attraverso il tintinnio di campanelli; una seconda (When you’re stuffing yourselves at the Christmas parties, you’ll laugh when I tell you to take a running jump” a dir la verità prevalente) che invece si sofferma sulla critica alla festività senza valore né religiosità, ritenuta oggetto di solo consumismo e sperpero. Che questo passaggio trovi o meno riscontro nella condivisione dell’ascoltatore, di fatto si fa manifesto di un panorama e offre una chiave interpretativa post-sessantottina nella quale la canzone si inserisce. Nonostante tutto però (e qui si giunge all’ultima parte della canzone) si fa un passo indietro (“And if I messed up yout thoughtless pleasures, remember, if you wish, this is just a Christmas song”) quasi riconoscendo l’effettivo peso delle precedenti parole in un’atmosfera in cui ci si sforza ad essere lieti. Con cinica auto-ironia si chiude una breve narrazione che, in pochi passaggi, riesce a far sintesi estrema di un panorama molto ampio, generando origine, sviluppo e conclusione. Una conclusione non data da un fattore cronologico ma piuttosto dalla semplicità con cui ognuno guarda al Natale: che ci sia un significato celato, dettato dal paganesimo o dalla religione, mediante il quale si tende a mettere da parte ogni cosa per “sorridere anche quando i motivi per sorridere sono sbagliati” (“smile when the reasons for smiling are wrong”). Con la stessa ironia, dopo qualche secondo dall’interruzione della musica, Anderson si rivolge direttamente a “Santa”, chiedendo di passare la bottiglia. Il brano sembra avere molto più rilievo in “Living in the Past”, essendo – in quell’album – pezzo unico nel suo genere e discostandosi dalla tematica dominante. In effetti, con il lavoro del 2003, i Jethro mettono in musica l’aspettativa di Len Fico, capo della Fuel 2000, che un anno prima aveva chiesto ad Anderson di realizzare un album natalizio. C’è chi strizza l’occhio a tal progetto, considerandolo degna conclusione di una carriera (anche se, formalmente, la Band si è sciolta nel 2011) chi invece vi si oppone, non ritenendolo – magari – lavoro proprio dei Jethro Tull. Si potrebbe dar ragione ad entrambe le fazioni, portando elementi a confermare o a distruggere tesi e antitesi; ma sarà meglio avvalersi di quel principio di schiettezza che caratterizza gli ultimi versi sopracitati ricordando che tale lavoro è, come del resto ci si aspettava, un semplice album natalizio.

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