Jesus Lizard: “Down” (1994) – di Alex De La Iglesia

Sorti dalle ceneri del gruppo punk/noise texano degli Scratch Acid, attivo tra il 1982 e il 1987, i Jesus Lizard sono un gruppo che combina una seria spavalderia punk con l’amore per la sperimentazione e l’estetica grunge per divenire un classico dell’ondata alt rock degli anni novanta. Della menzionata esperienza precedente facevano parte il cantante David Yow e il bassista David Wm. Sims, mentre a completare la formazione il chitarrista Duane Denison e il batterista Mac McNeilly. I primi tre costituiscono il nucleo fondante che prese forma nella città originaria di Austin, Texas nel 1987, i quali, trasferitisi a Chicago, conobbero il guru del rock alternativo Steve Albini. Il noto ingegnere del suono e musicista diverrà il loro produttore e resterà tale fino al 1994, lavorando a ben quattro album e due EP. In qualche modo i Jesus Lizard sono l’emblema del paesaggio musicale del loro tempo. Sia nelle influenze che nel suono, sono stati definiti dallo stesso Albini come la band più importante degli anni novanta. Nel 1989 danno alle stampe su etichetta Touch and Go l’EP “Pure”, sul quale è presente la drum machine, essendo la line-up ancora priva del batterista. Il primo incendiario LP “Head” è datato 1990, al quale seguiranno due opere fondamentali del genere post-hardcore. “Goat” (Touch and Go 1991) e “Liar” (Touch and Go 1992) sono lavori monolitici, un concentrato sonoro al contempo tragico e martellante che resta marchiato a fuoco nel timpano dell’ascoltatore.
Il brano
Puss, presente su “Liar”, viene anche pubblicato a inizio 1993 dalla stessa etichetta sul doppio singolo, in coabitazione con i Nirvana, “Puss/Oh, the Guilt”.
Dopo l’EP “Lash” (Touch and Go 1993) e il live “Show” (Collision Arts-Giant Records 1994), è la volta di “Down” (Touch and Go 1994). Da molti considerato come uno dei loro ultimi lavori di qualità, si tratta di un disco che suona non convenzionale, vario e schizofrenico. Ogni secondo trasuda anni novanta, con l’attitudine cupa e i riff, nonché l’approccio ambivalente e stravagante alla musica. Disseminato di ampie scanalature di basso sulle quali la chitarra si intreccia, creando una grande atmosfera, ha dunque nei massicci e iperattivi ritornelli il marchio di fabbrica della band. L’apertura di Fly On The Wall è un grande esempio di ciò, forte di un brillante groove di basso che dà il via alle danze, prima che il resto della band presti il suo contributo alla successiva lastra di rock maniacale. L’ossessività del ritmo e l’onnipresente dissonanza li avvicinano ai contemporanei gruppi alternative metal e alla radice comune post-hardcore (Fugazi, Rollins Band), come si può sentire in Mistletoe e 50 Cents. La varietà della proposta fa anche sì che riecheggino il jazz rock e il progressive più illuminato in brani come The Associate e Low Rider, così il blues rock e la psichedelia in American BB e Horse. Inoltre, i semi dell’hardcore punk sono ravvisabili nella furia di Queen For a Day e Din mentre l’influenza di Ian MacKaye & Co. si avverte inequivocabilmente in Elegy e Destroy Before Reading.
In chiusura
The Best Parts regala soddisfazione anche ai fanatici del grunge.
Senza ombra di dubbio “Down”, lungi dall’essere il miglior lavoro del “Gesù Lucertola, resta un ascolto più che gratificante, tanto per chi già sguazza nel fango dell’alternative rock e del grunge quanto per coloro che a quelle sonorità vogliono avvicinarsi. Il loro sound abrasivo e spigoloso, unito alla mastodontica sezione ritmica e all’impulsività propria del quartetto, è certamente quanto di più affascinante si possa trovare in un complesso del periodo in oggetto. Successivamente la direzione cambierà con l’approdo alla major Capitol e il contestuale abbandono di Albini. Le pubblicazioni di “Shot” (1996) e “Bang” (1998) precederanno dunque lo scioglimento nel 1999, mentre avranno luogo due riavvicinamenti nel 2008 (terminato nel il 2010) e poi dal 2017 ad oggi.

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