Jesus Christ Superstar: “I don’t know how to love him” (1973) – di Valeria La Rocca

Si sentiva solo il ticchettio lento delle gocce d’acqua cadere nel catino. Dalla spugna strizzata scendeva un rivolo lento color porpora. Il silenzio irreale della grotta era spezzato solo dal gocciolare lento dell’acqua e del pianto della Madre. Fuori si intuiva che gli uomini piangevano, si disperavano, tiravano a dadi la sorte che di lì a poco li avrebbe colpiti tutti e non pensavano a Lui. Passava la stoffa imbevuta sulle ferite e lentamente trascinava via il sangue ormai secco. Ripeteva quel gesto infinite volte nella convinzione che se avesse strofinato più forte gli avrebbe provocato dolore. Non era morto. Sentiva sotto le dita che la carne non era ancora andata via e si lasciava penetrare dal suo odore. Lo conosceva quell’odore le era entrato sotto la pelle quella volta che si frappose fra lei e gli sputi della folla che voleva spazzarla via lanciandole i sassi, come si fa con un cane randagio. La prese per mano per aiutarla a rialzarsi e lei perse l’equilibrio, si accasciò, ma lui le afferrò la vita in un abbraccio inaspettato per entrambi. Fu in quel momento che penetrò dentro di lei, dalle narici, poggiate sul suo collo. Mentre si riempiva di olio le mani ricordava il fuoco che improvviso le avvampava il viso e la nuca quando sentiva la sua voce tra la folla adorante. Si copriva il volto e i capelli con il velo per non farsi riconoscere perché non sopportava l’idea che la sua presenza potesse essere pretesto di maldicenza per lui ma, anche se coperta, si sentiva ugualmente nuda, inerme, persa, spaventata. Non riusciva a capacitarsi del perché quell’uomo la facesse sentire così disarmata. Aveva avuto centinaia di uomini e ciascuno di essi era caduto inesorabilmente nella trappola dei suoi occhi, dei capelli che catturano come serpenti. Non c’era uomo del villaggio che non l’avesse sognata e desiderata e ogni moglie vedeva in lei il demone con cui lottare sotto il peso del proprio uomo.
Eppure non c’era muscolo o nervo in lei che non desiderasse di placare la fatica di quell’uomo che l’aveva cambiata. Un giorno seguì la folla che andava ad ascoltarlo e si fermò appena dietro un omone possente e barbuto che teneva a bada i più intraprendenti. Senza rendersene conto, trascinata dalla sua voce si sporse sotto le braccia del gigante aperte per fare da barriera e lo vide. Puntò i suoi occhi su di lui convinta che avrebbe abbattuto anche quella preda… e invece lui si voltò a guardarla, come se sapesse che lei era lì e infilò gli occhi nei suoi che cambiarono colore e forma. Le entrò dentro come la luce attraverso la pupilla e da quel momento iniziò un viaggio dentro di lei. Cominciò ad aprire ogni lucchetto, ogni serratura, liberando ogni parte del suo corpo dagli antichi riti che le avevano fatto celebrare fin da quando aveva dodici anni. Il suo destino era già scritto nel ventre di sua madre e contro il destino non ti puoi ribellare. Puoi scenderci a patti e cambiarne la forma ma non la sostanza.
Ogni donna può sedurre qualsiasi uomo, tranne l’uomo che la sedurrà
. Si sentì avvampare le guance e il petto, mentre la testa era gelata. Neanche il vino buono che aveva bevuto nelle case dei suoi ricchi clienti era riuscito a darle il capogiro come quello sguardo. Non era bello, né particolarmente virile, era un uomo qualunque… finché non parlava. La sua voce entrava liquida dai timpani come il più eccitante dei vini e giungeva lenta fino agli angoli più remoti delle viscere. Un senso di vertigine la inebriava e la cadenza morbida dei suoni la scioglieva. Non era capace di opporre alcuna resistenza a quella voce, a quell’odore, a quello sguardo. Dal giorno in cui l’aveva salvata fu ammessa alla corte delle donne e lo seguiva ovunque andasse. La sera si riempiva le mani di olio profumato e lo carezzava lentamente con l’unico desiderio di placare la sua fatica. Massaggiava i suoi piedi e nel toccarli sentiva sotto le dita ogni pietra che li aveva feriti e tutto il peso delle parole che trasportavano. Nella penombra della grotta massaggiava ancora quei piedi feriti e il costato e la fronte solcata di tagli e desiderava ardentemente che i suoi occhi si aprissero un’ultima volta e che la guardassero, cosa sarebbe stata senza i suoi occhi, senza la sua voce, senza il suo odore nei polmoni. Lei e la Madre legarono l’ultima benda, si presero per mano e spensero la lanterna. Poi uscirono e chiesero agli uomini di finire il lavoro pesante. Aspettarono l’alba sedute sulle rocce, strette nel freddo della notte.

I don’t know how to love him / What to do, how to move him
I’ve been changed, yes really changed / In these past few days, when I’ve seen myself
I seem like someone else / I don’t know how to take this / I don’t see why he moves me
He’s a man. He’s just a man / And I’ve had so many men before
In very many ways / He’s just one more
Should I bring him down? / Should I scream and shout? / Should I speak of love
Let my feelings out? / I never thought I’d come to this / What’s it all about?
Don’t you think it’s rather funny / I should be in this position
I’m the one who’s always been / So calm, so cool, no lover’s fool
Running every show / He scares me so
I never thought I’d come to this / What’s it all about? / Yet, if he said he loved me
I’d be lost. I’d be frightened / I couldn’t cope, just couldn’t cope
I’d turn my head, I’d back away / I wouldn’t want to know
He scares me so / I want him so / I love him so.

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