Jess By The Lake: “Under The Red Light Shine” (2019) – di Maurizio Garatti

Jasmine Saarela è una delle artiste che danno un senso logico alle uscite del mercato discografico: con un passato, e un presente, da oscura e carismatica leader di una band di culto come i Jess And The Ancient Ones, arriva a pubblicare “Under The Red Light Shine” (Svart Records 2019), un disco sorprendente e brillante come da tempo non se ne vedevano. Intendiamoci, a sorprendere non è la qualità della proposta in sé, bensì il sentiero musicale intrapreso, elegante e a suo modo non semplice da affrontare. La band di Saarela, (i sopracitati Jess And The Ancient Ones), sono sufficientemente noti nel fitto sottobosco della nuova Psichedelia: sono un po’ dark, con un tiro abbastanza pesante, che inquadra perfettamente la loro origine Finnica (sono originari di Quopio, città finlandese situata nella regione Northern Savonia). Derivano da una band metal, i Dethchain, e il loro sound occulto e fascinoso non è sufficiente a trattenere l’esplosiva personalità di una artista poliedrica come Saarela, che grazie al cielo veicola le sue potenzialità in un progetto altrettanto affascinante, che prende il nome di Jess By The Lake. E qui ecco aprirsi le porte di quel tanto celebrato Paradiso a cui tutti i fruitori di musica tendono le desiderose orecchie: il misticismo della natura si fa musica, trattenendo con se la vena malinconica tipica della sua terra e mettendo perfettamente a fuoco una deriva che porta direttamente alla corte di Sua Maestà David Bowie. Ora, senza scomodare illustri nomi, fin dal primo ascolto appare evidente che Saarela ha una grande quantità di frecce al suo arco e, cosa ancora più importante, è in grado di scagliarle con grande precisione. Il progetto iniziale si è evoluto notevolmente, e queste otto canzoni hanno via via peso e consistenza, creando un lavoro solido ed essenziale per il quale è stato necessario lavorare con una nuova band. Sono brani composti da Saarela al pianoforte, o alla chitarra, che svelano un personalissimo mondo entro il quale possiamo trovare la vitàlità di Amy Winehouse e la sensualità di alcune cose di Chris Isaak, unite a quella sottile sensazione di grazia che potevamo provare ascoltando Dolores O’Riordan. Ispirata dalla natura del suo paese natale Saarela sulle sponde di un lago a lei molto familiare, inizia un viaggio scandito da tappe ben precise.
“Ho chiamato il progetto in base al fatto che ho vissuto su di un lago più o meno tutta la mia vita. Sono cresciuto nella foresta e ho sentito un forte, immutato legame con la natura nel corso degli anni” ci racconta, mentre scorrono le immagini del video ufficiale girato in una vecchia pista da ballo in una foresta nella Savo settentrionale, la famosa regione dei laghi della Finlandia. La pista da ballo è stata abbandonata, essendo stata utilizzata negli anni 60 e 70, perché le persone potessero ascoltare la musica Schlager finlandese mentre si godevano la birra locale sotto l’incessante sole estivo. Il tema del video deriva direttamente dal testo ed è opera del regista Jarkko Mikkonen, a cui è stato dato il pieno controllo creativo: “Per me il brano Under The Red Light Shine ritrae temi di rimpianto, tristezza e senso di perdita, ma c’è anche una buona quantità di energia, in aggiunta a una sensazione di rabbia che viene rilasciata, e il video dà spazio all’enigmatica Jess e alla band per trasmettere la loro magia. La narrazione strizza l’occhio al video classico di Nick Cave e Kylie Minogue Where The Red Roses Grow e in un certo senso Under The Red Light Shine è un’inversione di ruoli. Quindi, c’è la morte associata a circostanze oscure coinvolte!” Ci sono molti modi tutti diversi per affrontare l’ascolto di questo album. Perché molte sono le sfaccettature che Saarela ci offre.
L’inizio di Under The Red Light Shine in effetti è alquanto dark, e lascia presagire un disco a tinte fosche: il riff è di quelli riconducibili a una band di metallo pesante, ma il tiro che ne esce è quasi soul, e la voce svetta purissima su un paesaggio che sfuma diversi colori, non certo solo il nero. La seguente Freezing Burn chiama in causa direttamente Sua Maestà Amy Winehouse, prendendone a prestito l’incedere vocale, mutuato poi pensando alla lezione di Dolores O’Riordan: un brano che si ascolta da subito con piacere, che cresce costantemente ascolto dopo ascolto, mettendo da subito in chiaro le molte facce di Saarela. Poi ecco The Wait, con il suono che si fa quasi minimale e con il cantato che ci traghetta in un mondo intimo e personale: percorrendo con le dita i tasti delle emozioni Saarela ci regala un sottile brivido di perfezione.
Halo (Ghost In The Flames) è lenta e seducente, con in incedere ipnotico e trascinante: pianoforte, chitarra e voce per un turbine quieto sorretto da una lieve sezione ritmica. Gran bel pezzo, che riesce a essere fruibile da subito senza essere minimamente all’interno dei classici canoni commerciali che il mercato esige. Nightmare è figlia di un riff accattivante, sul quale si arrampica poi la voce di Saarela, seguita a ruota dalla ritmica e dalla tastiera che si erge limpida e iconica. Il suono del disco è una meravigliosa alchimia di stili, e le canzoni sono piccoli gioielli che splendono incastonati in una corona ferrea e disciplinata. A confermare quanto detto sin qui, ecco Legacy Crown, oscura e dark ma anche vitale e possente: il suono greve e lento si stempera in un continuum sorretto dal gioco vocale, perfetto in ogni singola sillaba. Un altro tassello collocato al posto giusto. Poi è il momento di My Hands, trasposizione di un momento distopico e distante: quasi disturbata nel suo incedere, risulta uno dei pezzi più affascinanti dell’album. A chiudere ci pensano gli oltre nove minuti di Interstellar, vero e proprio percorso sonoro entro l’universo musicale di questa giovane e bravissima figlia della Finlandia: sicuramente la vetta compositiva ed esecutiva di un lavoro che vorremmo tanto ascoltare nelle programmazioni delle radio nostrane. Svelandosi completamente al mondo Saarela ci offre uno spicchio del suo universo, nel quale possiamo scegliere se navigare o limitarci ad osservare. In entrambi i casi l’esperienza sensoriale è cosa eccelsa.

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