Jesca Hoop: “Memories Are Now” (2017) – di Capitan Delirio

Addentrarsi nell’ascolto “Memories Are Now”,  il nuovo disco di Jesca Hoop, è come avventurarsi tra le fragili strutture di una cristalleria, all’interno della quale bisogna stare attenti a tutto. Ogni minimo battito di ciglia, ogni più flebile sospiro non calibrato, potrebbe fare crollare le precarie architetture sonore ideate dall’eclettica songwriter americana. Potrebbero facilmente frantumarsi gli arrangiamenti sospesi in caracollanti equilibri, o le linee melodiche vocali che, tra risacche di bisbigli e acuti, s’infrangono sui frangiflutti del respiro mozzato, fuori tempo, sempre fuori tempo, o pienamente in tempo. Si rimane, così, in punta di piedi e senza fiatare, per tutti i primi brani, tra cui la title track o Lost Sky e, quando si entra in confidenza con le delicate dinamiche della proposta sonora si comprende che, in realtà, si ha a che fare con una cattedrale nel deserto del panorama musicale attuale, caratterizzata da un raro coraggio, gettato a piene mani nel desiderio di sperimentare, facendo convivere confidenziale intimità, talentuosa complessità e sensibilità estrema. Si finisce per rimanere ad orbitare intorno alle fondamenta, percependo che sono molto più solide di quanto si possa immaginare, e la solidità è fornita da un’inaspettata ruvidezza rock, sprigionata in brani come Cut Connection, forse il più trascinante… ma non sono da meno Unsaid o The Coming, semplicemente da brividi. La sensazione più immediata è che le fondamenta trasportino ad un piano più alto, perché, si sa, le fondamenta di una cattedrale sono radicate in cielo, dove la tirata distorsione e la voce sconvolgente siedono al fianco del bello ma agitato sound acustico, le metafore estese di astronomia si accostano alla potenza tesa e simmetrica. Jesca Hoop in questo ultimo lavoro non dimentica nulla, nulla della sua educazione mormone, delle sue fughe da casa, dei suoi amori tormentati e canta: “Ho vissuto abbastanza vita, ho guadagnato i miei gradi (…)”. La memoria non appartiene soltanto al passato, ma appartiene anche, e soprattutto, al presente e si costruisce giorno dopo giorno, azione dopo azione, esperienza dopo esperienza. 

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