Jeremy Pinnell: “Ties Of Blood and Affection” (2017) – di Claudio Trezzani

Dopo aver stupito il mondo della musica country nel 2015 con l’ottimo debutto “OH/KY”, il cantautore barbuto del Kentucky era atteso alla prova del nove con l’album successivo e, con questo “Ties Of Blood and Affection”, Jeremy Pinnell si conferma e anzi dà ottima prova di maturità lirica e musicale. Il lavoro nuovo come il precedente è un album country rock di quelli che si trovano più in Texas che in Kentucky e per questa sua eccezionalità Pinnell attira ancora di più l’attenzione su di sé. Il disco si apre con un pezzo che parte acustico ma poi si intreccia con l’elettrico, Ballad of 1892, un brano che ricorda l’outlaw country più vero, la voce di Pinnell è potente e intensa e l’assolo di chitarra nel mezzo davvero bello, un pezzo che se vogliamo ricorda un po’ Merle Haggard e un po’ Kristofersson, sanguigno e ruvido… paragoni che non ci sembrano azzardati. La successiva Take The Wheel, è un pezzo honky-tonk di qualità alta, niente di patinato ma suonato live come fossimo nello studio con la band, di quelli che ascoltano laggiù nel Texas ma con un’intensità lirica propria della sua terra: storie di vita lavorativa, fede e famiglia. Storie di vita dura ma felice, accontentarsi del poco che si ha e renderlo il proprio tutto, con orgoglio e saggezza. Bellissima la ballad Different Kind of Love, un bigino di come dovrebbe essere una canzone di country vero, con la chitarra acustica che accompagna e la steel-guitar sugli scudi, una voce piena e decisa e un bellissimo testo. La produzione non invasiva poi la esalta… suonata per davvero. Altro scatenato honky-tonk è I Don’t Believe, da ballare sulle polverosi assi di un locale di vero country, divertente e suonata alla grande. Il disco è un affresco di vita vera, un bellissimo dipinto dei “legami di sangue e affetti” che Pinnell mette nel titolo del disco e nella copertina, dove campeggia una sua foto in bianco e nero, dal sapore antico come i sentimenti che vuole esprimere con i suoi pezzi. Una vita da cui non cerca cose che non potrà avere ma è felice con quelle che ha, come quando in The Way We See Heaven alle Porte del Paradiso San Pietro gli dice che andrà all’Inferno con i suoi amici… ma lui è felice di andarci perché così starà con chi gli vuole bene. Con questo disco Jeremy Pinnell sembra voler cantare al mondo di aver finalmente trovato la pace dopo che, appena 18enne, lasciò la casa natale per andare per il mondo a fare il cantante e aver vissuto mille avventure, non tutte positive immaginiamo, visti i pezzi del precedente splendido disco… ora è la famiglia e il lavoro la cosa importante, meno cupo e con quel sapore western che comunque rimane fra le note delle sue bellissime canzoni.

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