Jena Lu “Le dita nelle costole” (2019) – di Ignazio Gulotta

Mirko Lucidoni è un abruzzese di Teramo che dopo aver militato in ambito rock in diverse band ha deciso di dare una svolta alla sua carriera, ha adottato il nome d’arte Jena Lu, scegliendo la dimensione acustica. Per il suo disco di debutto “Le dita nelle costole”, uscito a febbraio per i Dischi del Minollo. Già il titolo ci dice che l’album ha ben poco di consolatorio, anzi si nutre di aspetti perfino urticanti, fastidiosi, come appunto la sensazione evocata dal titolo. Per questo suo disco di debutto da solista, a quaranta anni già passati, ha deciso di mettere insieme una raccolta di brani ancora inediti, ma scritti nel corso di oltre vent’anni di impegno nel mondo della musica. Siamo nell’ambito di un cantautorato in buona parte intimista e introspettivo, ma spicca subito come elemento di forza dell’album la cura degli arrangiamenti di ispirazione decisamente indie rock, dalle atmosfere rarefatte di Barad Dur che richiamano quelli di band come gli Ofeliadorme, a quelli della più energetica La Bamba, a quelli più decisamente folk, basati su chitarra acustica e pianoforte, di Spaziale, unico brano non composto da Mirko Lucidoni , ma da Stefano “Edda” Rampoldi. In quest’ultimo brano, a giudizio di chi scrive, Jena Lu offre anche la più convincente prova come cantante, duttile nel dare la giusta intonazione e il timbro adatto al dolore espresso nelle parole. Sulla voce infatti ci permettiamo di avanzare qualche perplessità, con però un’altra eccezione nella sarcastica e rabbiosa E’ tutto bello, sei minuti di sferzante e violenta indignazione contro una realtà che non si può accettare, il canto volutamente sgradevole e urlato è accompagnato da un drumming duro e pesante che ne accentua il tono scontroso. Il resto oscilla fra brani più intimisti e sofferti come la conclusiva La stanza o a brani come L’esodo, nervosi ed elettrici, che ci parlano di lontananze ed emigrazione. “Le dita nelle costole” è un album sincero e interessante che potrebbe riuscire a farsi apprezzare dagli appassionati dell’indie di casa nostra, anche se, come spesso in casi come questo, non è facile riuscire a distinguersi dai tanti prodotti similari che sommergono il mercato.

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