Jean-Jacques Annaud: “Il Nemico alle Porte” (2001) – di Riccardo Panzone

Sventurata è quella terra che ha bisogno di eroi”. (B. Brecht). Quando un popolo in guerra ha necessità di ricorrere alla propaganda legata ad atti di eroismo, vuol dire che quello stesso popolo è quasi sull’orlo del tracollo. Ci spiega bene questo ricorso storico Indro Montanelli, nel suo “Storia di Roma” (1957): la storiografia più erudita sull’antica Roma, infatti, fa corrispondere gran parte degli episodi leggendari di eroismo a sonore sconfitte (o quasi) degli eserciti Quiriti. Le oche del campidoglio e le gesta del console Furio Camillo tentano di nascondere ai posteri il saccheggio di Roma ad opera dei Galli Boi nel 390 a.c., mentre il sacrificio di Mutio Scevola, tende a celare una probabile sconfitta degli stessi eserciti Romani, ad opera degli Etruschi di Porsenna. Anche l’Armata Rossa, nel 1942, assediata all’interno della città di Stalingrado, ricorre al fascino del tiratore scelto Vasilij Grigor’evič Zajcev per rinvigorire e offrire una nuova speranza ad un esercito fortemente demoralizzato. La storia vera di Vasilij viene sceneggiata per il cinema, nella pellicola “Il Nemico alle Porte” (Enemy at the Gates 2001) con la regia di Jean-Jacques Annaud e Jude Law nel ruolo di Zajcev. A Stalingrando, nel 1942, si decidono le sorti della guerra e del mondo: in barba a qualsiasi regola di buon senso militare, la Germania Nazista ha aperto un secondo fronte bellico con l’Unione Sovietica sperando, anche questa volta, nell’efficacia della “guerra lampo”. I panzer tedeschi puntano ai giacimenti minerari del Caucaso e, l’unico ostacolo che si frappone tra questi e una vittoria totale, è la città di Stalingrado“Questa non è Mosca, questa non è Kiev, questa è Sta-lin-grado, porta il nome del nostro capo”, urla nel film, ai commissari politici, un Nikita Sergeevič Chruščëv (splendidamente interpretato da Bob Hoskins), in prima linea a Stalingrado per dirigere le operazioni e, successivamente, “Primo Segretario” dell’Unione Sovietica dal 1953 al 1964, dopo la morte di Iosif Vissarionovič Džugašvili detto Stalin. Secondo gran parte della storiografia moderna, Stalingrado è stata militarmente la tomba del terzo reich: se Hitler avesse evitato di “impantanarsi” nella città di Stalin, magari accerchiandola, probabilmente la seconda guerra mondiale avrebbe avuto un esito diverso. Vasilij Grigor’evič Zajcev, pastore degli Urali, tiratore scelto realmente esistito, formidabile “cecchino”, viene innalzato al ruolo di eroe nazionale, come ultima speranza per la patria quasi sconfitta: è il ricorrere alla guerriglia e a figure leggendarie in grado di solleticare l’orgoglio nazionale. Vasilij ingaggia una sfida, tra i vicoli di Stalingrado, con il nobile maggiore Erwin König (Ed Harris), che si trasforma non solo in un combattimento tra popoli ma in vera e propria lotta di classe, in cui l’umile pastore degli Urali sconfigge il nobile maggiore Teutonico“Il nemico alle porte” è un film obiettivamente cruento ma realista, che riesce a porre al centro della scena l’orrore della guerra e il terrore di chi la combatte, nell’alveo di uno scenario apocalittico e sulle note di una colonna sonora di James Horner che ricorda, con struggente dolcezza, le atmosfere de “Il dottor Živago” (1966). A Stalingrado, l’uomo nuovo, l’uomo Sovietico, scopre che l’uguaglianza assoluta è una illusione, una forzatura storica e che la giustizia sociale dovrà, sempre e comunque, fare i conti con l’individualismo
Sono stato così sciocco Vasilij: l’uomo sarà sempre l’uomo, non esiste l’uomo nuovo. Con tanta fatica abbiamo provato a creare una società che fosse giusta, dove non ci fosse niente da invidiare al tuo compagno, ma ci sarà sempre qualcosa da invidiare: un sorriso, un’amicizia, qualcosa che non hai e che desideri. A questo mondo, perfino nel mondo Sovietico, ci saranno sempre i ricchi e i poveri: ricchi di talento e poveri di talento, ricchi d’amore e poveri d’amore”

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