Janis: la “Perla del Blues” – di Sonia Lippi

La prima volta che ho sentito Janis cantare avevo 14 anni. Stavo cercando in Radio una particolare frequenza locale quando improvvisamente una voce ruvida, calda e potente catturò la mia attenzione e mi trascinò in un vortice di sensazioni. Quella voce sprigionava sofferenza, voglia di rivalsa, desiderio, rabbia. Stavo ascoltando Summertime interpretata da Janis Joplin. Da quel giorno le sue canzoni hanno fatto da colonna sonora a tantissimi momenti della mia adolescenza. Quando l’ascoltavo cantare Little Girl Blue mi sembrava quasi che parlasse di me, e così decisi di conoscerla più approfonditamente. Rimasi letteralmente di stucco quando, leggendo la sua biografia, appresi che da adolescente era stata oggetto di bullismo da parte dei compagni di liceo che l’avevano eletta “l’uomo più brutto della scuola” e la chiamavano “il maiale”. Mi chiesi se la sua personalità così aggressiva, forte e volitiva, non fosse in realtà un involucro che racchiudeva un’anima sensibile e fragile, ancora sofferente per quel vissuto. Sicuramente rabbia, voglia di riscatto e desiderio di essere amata, sono stati  gli ingredienti che hanno portato Janis a ribellarsi alle convenzioni del tempo, a gridare al mondo i suoi pensieri, le sue canzoni, i suoi eccessi. Nata a  Porth Arthur (Texas), il 19 gennaio 1943, in una famiglia con un discreto agio economico e un profondo spirito religioso e benpensante, era una bambina con un’intelligenza inquieta e una frenesia incontenibile che aveva imparato a leggere da piccolissima. A quattordici anni entrò a far parte delle attività del coro della chiesa di Port Arthur e iniziò a collaborare col giornale della sua scuola, ma durante l’estate di quell’anno si unì a una banda di cinque teppistelli con i quali condivise sbronze, spinelli e furti nei supermercati. Durante il primo anno di liceo passa le sue giornate ascoltando musica afroamericana, apprezzando molto Odetta Leadbelly e innamorandosi della straziante vocalità di Bessie Smith. Nel 1960 durante il college riemerge la sua anima trasgressiva. Organizza la prima manifestazione studentesca contro una serie di regole discriminanti imposte alla minoranza di studenti di origine portoricana, conquistandosi il soprannome di “amante dei negri”. I suoi genitori la costringono a ritirarsi dai corsi e la iscrivono ad un college più vicino a casa per tenerla sotto controllo, ma ormai è refrattaria all’ottuso e bigotto pensiero texano e sogna di trasferirsi in California per poter essere se stessa. Nel 1962 torna a frequentare i corsi d’Arte ad Austin, ma cantare la fa sentire libera… così si unisce al duo The Waller Creek Boys e inizia ad esibirsi nei locali del Ghetto con un repertorio folk, country e blues, richiamando sempre più pubblico giovanile. Alla fine dei corsi universitari Janis parte in autostop alla volta della California. A San Francisco viene ingaggiata come cantante in una vecchia caffetteria  chiamata “Coffee & Confusion” dove inizia a farsi apprezzare, per poi passare al più quotato locale folk “Coffee Gallery”. In quel periodo Janis dorme dove capita, frequenta alcune comunità hippy, sperimenta i primi stupefacenti, pratica sesso libero e  il 2 febbraio del 1963 viene arrestata per un piccolo furto di cibo in un negozio di alimentari. Ad Ottobre dello stesso anno viene notata da un discografico della RCA ma rimane coinvolta in un incidente mentre è alla guida di uno scooter e il contratto sfuma. Continua a cantare al “Coffee Gallery”, ma le sue giornate sono scandite dagli eccessi tra promiscuità, alcool, allucinogeni ed eroina. Per un caso, torna in Texas, dove il suo amico Jim Langdon gli organizza un concerto di beneficenza. Il giorno successivo all’esibizione esce una recensione dell’evento per un quotidiano locale e Janis viene definita “la più grande blue singer bianca d’America”. Nel 1966 partecipa ad un audizione per entrare a far parte dei Big Brother and the Holding Company al termine della quale viene ammessa nel gruppo. La loro popolarità cresce e anche la sintonia fra di loro. Danno vita a una comune che si rivelerà fondamentale per la maturazione artistica della Band. Nel 1967 esce il loro primo album intitolato semplicemente “Big Brother and the Holding Company”. Seguirono una serie di concerti in tutto il territorio degli Stati Uniti, ricevendo consensi dal pubblico e dai critici. In particolare, durante il concerto di New York la performance di Janis è esplosiva: il pubblico è in visibilio e la critica è entusiasta. Con la Columbia Records pubblicano il loro secondo album che vorrebbero intitolare “Sex, Dope e Cheap Thrills”, (sesso, droga e fremiti a buon mercato) ma i dirigenti della casa discografica non vogliono riferimenti a sesso e droga… così l’album si chiamerà semplicemente “Cheap Thrills”. Al suo debutto, nell’Agosto 1968, scala velocemente la classifica rimanendo saldamente in vetta per ben otto settimane consecutive e stazionando nella “top 40” per i successivi nove mesi, vendendo complessivamente oltre un milione di copie… un risultato davvero eccezionale per l’epoca. Travolta dal successo, Janis si lascia convincere a lasciare i Big Brother per lavorare con una band messa in piedi appositamente per esaltare il carattere soul della sua voce… così inizierà ad esibirsi con la Kozmic Blues Band, con la quale però non riesce a trovare l’affiatamento e la coesione che aveva con la band precedente. Nel 1969 Janis ha la sua consacrazione in Europa, dove viene definita “un’ardente sorella bianca del soul”. Nell’estate del 1969 partecipa a molti eventi rock, come il festival di Atlanta e la leggendaria “Fiera di Musica e Arte” di Woodstock, dove interpreterà accorate versioni di Piece of my heart, Summertime, Little Girl Blue e Try. Sempre nel 1969 esce il suo terzo album“I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Again Mama!”, che non viene accolto con entusiasmo dalla critica, nonostante le vendite siano discrete. Durante un concerto a Tampa, dove con la sua voce e la sua personalità incendia gli spettatori, viene arrestata per turpiloquio e resistenza alle forze dell’ordine che tentano di riportare la calma tra il pubblico e sarà rilasciata sotto cauzione in attesa di sentenza. All’inizi del 1970 decide di prendersi un periodo di riposo: i troppi eccessi e il successo la stanno mettendo duramente alla prova. A Febbraio di quell’anno decide di sciogliere la Kozmic Blues Band, vogliosa di sperimentare nuove sonorità. La sua nuova formazione sarà la Full Tilt Boogie Band, con la quale esordirà i primi di giugno a San Francisco. Il 13 Giugno a Houston, Janis dette vita ad un concerto così travolgente che gli spettatori si abbandonarono ad ogni intemperanza. Il giorno dopo un’ordinanza del sindaco metterà al bando i concerti di Janis in quella città. Successivamente parteciperà al “Festival Express”, cinque giorni consecutivi di concerti che porteranno alla pubblicazione dell’album postumo “Joplin in Concert” (1972). Subito dopo il festival inizia la preparazione per il suo nuovo album, “Pearl”. All’inizio di ottobre sono pronti otto brani, ma Janis si rende conto che manca ancora qualcosa… così decide di incidere Me and Bobby McGee. La prima incisione è perfetta, ma subito dopo Janis accusa un malore e interrompe la session rimandando all’indomani la registrazione delle parti vocali di Buried Alive in The Blues. Nelle prime ore del mattino del 4 ottobre Janis muore per overdose. Si spegne così, in un albergo, la “perla del Blues”. Le sue ceneri verranno sparse sulla costa della California, al largo di Martin County. Janis, nella sua tormentata vita, ha sempre cercato una persona che fosse in grado di amarla. Prima di morire aveva scritto una lettera a un giovane insegnante incontrato a Rio de Janeiro, con il quale aveva avuto una relazione, interrotta a causa del suo consumo di eroina. Janis gli prometteva che, se fosse tornato da lei, avrebbe smesso di drogarsi. La risposta alla sua lettera, dove il ragazzo accettava il riavvicinamento, arrivò poche ore dopo la morte di Janis. Se quella lettera fosse giunta in tempo, forse Janis sarebbe ancora tra noi… o anche no, con la sua voce trascinante e ruvida e tanti ricordi da raccontare.

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