James P. Johnson e lo stride style – di Gabriele Peritore

Vivere appena fuori New York significa essere investiti da tutto il materiale sonoro che proviene dalla Metropoli, ma si è comunque esposti alle influenze canore che arrivano dai luoghi di lavoro duro, dove per superare la fatica si canta. James Price Johnson essendo cresciuto nel New Jersey, ha sviluppato un amore profondo sia per il ragtime di stampo jazzistico che proveniva dai locali fumosi di Harlem, sia per i lamenti e i cori dei cantieri o dei campi che in genere erano espressioni del Blues. Sin da bambino mostra una predilezione straordinaria per il pianoforte tanto da riuscire a suonare ad orecchio tutte le composizioni che più lo colpiscono, come le incisioni di Scott Joplin. Si rivela un esecutore instancabile e, brano dopo brano, spartito dopo spartito, ben presto riesce a delineare il suo stile unico e inconfondibile. Con la mano sinistra tiene un ritmo ben preciso, dalle battute metriche fisse simili a quelle del Blues, e con la mano destra esegue scale melodiche improvvisate, estemporanee, spezzettate come quelle del ragtime. Per poi, se occorre, invertire le mani repentinamente senza spostarle dalla tastiera. Una tecnica personale, elegante che unisce musicalmente il Blues al Jazz, utilizzando svariati accorgimenti pianistici che riescono ad intrattenere e al tempo stesso richiedono un ascolto attento, fornendo il materiale tangibile per la nascita di uno stile denominato “Stride”, di cui Johnson verrà riconosciuto come uno dei fondatori. Già prima degli anni venti, grazie alla sua prima incisione che prevede un cover del suo adorato Scott Joplin e un pezzo a suo dire più moderno, Euphonic Sounds, si guadagna l’indipendenza economica e un embrionale celebrità. Nel decennio successivo è richiesto in tutti i locali più chiassosi dell’East Coast dove con il suo modo di suonare contribuisce a diffondere il Charleston, come si può apprezzare in una sua memorabile incisione. Durante delle registrazioni per la Aeolian Hall di New York conosce l’allora giovanissimo George Gershwin. Divertirsi e suonare, suonare e lavorare indefessamente, per lui erano la stessa cosa. Non si stancava mai di aggiungere o togliere dettagli al suo stile, anche per andare incontro agli artisti che accompagnava. La splendida e polivalente Ethel Waters, dichiarò che non avrebbe mai smesso di cantare quando al piano c’era un musicista così sensibile ed elegante come James Price. Un’altra collaborazione fruttuosa sarà quella con la regina delle voci Blues Bessie Smith
La sua passione era la musica e non smetteva mai di suonare; neanche un primo ictus riuscirà a fermarlo e suonerà ancora per più di dieci anni. Si dovrà arrendere soltanto ad un secondo più potente e paralizzante attacco che lo condurrà al decesso nel giro di quattro anni, nel novembre del 1955. Negli anni, la popolarità crescente di pianisti dalla tecnica raffinata come Count Basie, Duke Ellington, Art Tatum, Fats Waller, ha spesso oscurato l’importanza artistica di James Price Johnson che, invece, grazie al suo stile pioneristico, sondando lande musicali mai esplorate prima, ha aperto la strada ai virtuosi del jazz che lo hanno seguito. Il talento cristallino che ha vibrato tra le sue dita merita per noi ben altra celebrazione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *