James Franco: “The Disaster Artist” (2017) – di La Firma Cangiante

Metacinematografico a dir poco. “The Disaster Artist” non solo parla di Cinema ma ricalca in maniera puntuale una vicenda particolare – in tutti i sensi – legata al mondo della “Settima Arte”. Probabilmente qualcuno avrà già sentito parlare di “The Room”, alla sua uscita etichettato come il film più brutto della storia del Cinema e proprio per questo divenuto un piccolo culto che continua a raccogliere spettatori nonostante (o proprio per) la sua scarsa qualità. Chi meglio di James Franco poteva dirigere una pellicola come questa? Franco, che a differenza del protagonista del film di acume e talento ne ha da vendere, ha con lo stesso in comune una passione viscerale, quasi bulimica, per il mezzo Cinema. Sembra quindi naturale che proprio lui si sia voluto accaparrare la possibilità di portare in scena la storia della creazione di “The Room”, ricalcando in tutto e per tutto la figura del protagonista Tommy Wiseau: proprio come il suo predecessore anche Franco qui ricopre le vesti di regista, produttore e attore protagonista, lasciando però il compito di redigere la sceneggiatura a Greg Sestero, uno dei reali motori della vicenda, interpretato nella finzione da Dave Franco, fratello di James. Tommy Wiseau (James Franco), durante una lezione di recitazione e improvvisazione, colpisce l’attenzione del giovane aspirante attore Greg Sestero (Dave Franco) grazie alla sua spontanea esuberanza. Sestero al contrario è un attore totalmente bloccato, di trascurabile talento se non proprio incapace nell’arte della recitazione. Dopo un primo contatto, tra i due nasce una sincera amicizia, cementificata dalla comune aspirazione di sfondare nel mondo del Cinema. “Il sogno” legherà i due indissolubilmente per un lungo periodo di tempo… ma anche le migliori amicizie possono celare qualche segreto: di Tommy infatti non si conosce l’età precisa, il suo bizzarro accento riporta ai paesi dell’est Europa ma Tommy giura di essere originario di New Orleans; inoltre, il suo patrimonio sembra infinito e nessuno conosce la provenienza di questa enorme disponibilità finanziaria: tutte informazioni di cui anche lo stesso Greg è completamente all’oscuro. La montagna di soldi in possesso di Wiseau permetterà ai due amici di trasferirsi a Los Angeles e, dopo diversi tentativi falliti, di entrare nello show business e produrre, girare e interpretare un film tutto loro: “The Room”. Alla fine di “The Disaster Artist” a colpire è la mimesi tra il Wiseau interpretato da Franco e quello reale… un personaggio sul quale aleggiano ancora alcuni dubbi (vero nome, provenienza, etc…) e sul quale ci si interroga sulla facilità di spesa: il solo The Room sembra sia costato circa sei milioni di dollari, non proprio noccioline per quello che a tutti gli effetti dovrebbe essere un perfetto Signor Nessuno. A prescindere dai contenuti incoerenti di “The Room”, il film nel film, Franco mette sotto i riflettori la fragilità del suo protagonista, un tipo fuori fase che ha enormi difficoltà a farsi prendere sul serio, a farsi accettare e apprezzare dalle persone che gli stanno intorno. Fobico del tradimento, Wiseau non vede di buon occhio i piccoli successi ottenuti dal suo amico Greg, è geloso delle sue relazioni con le donne e anche la lavorazione del suo film sarà tutt’altro che una passeggiata di salute. Sì, perché nonostante quell’energica prova d’improvvisazione dalla quale tutto comincia, anche Wiseau non si può dire che sia un talentuoso, anzi, tutto si muove solo grazie ai suoi soldi. Le giornate sul set di “The Room”risultano deliranti, i conflitti sono all’ordine del giorno e, fino alla serata della prima, Wiseau continuerà a sentirsi un escluso, un reietto che alla fine solo il suo amico Greg saprà consolare. Messa da parte la curiosità per il prodotto finale nato degli sforzi di Sestero e Wiseau, curiosità che è possibile soddisfare in pieno recuperando proprio “The Room”, quello che resta è una commedia dai toni spesso amari che tratteggia un personaggio che a Franco deve stare molto a cuore (da qui la scelta di una mimesi esemplare), andandone a sottolineare sia le debolezze, sia la debordante spavalderia di facciata. “The Disaster Artist” risulta essere così un perfetto biopic hollywoodiano, un film calato completamente nell’industria mainstream e che ci narra di come anche un prodotto che è outsider fin nel midollo possa ritagliarsi il suo posto al sole. Beh, magari non proprio al sole, visto che “The Room” è diventato un cult principalmente grazie alle proiezioni di mezzanotte… ma insomma… il concetto è chiaro. Chiudiamo citando la bellissima definizione che lo studioso di Cinema Ross Morin ha creato per “The Room”, bollandolo come “il Quarto potere dei film brutti”, appellativo geniale che la dice lunga sull’oggetto principale di “The Disaster Artist”.

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