James Ellroy: “Perfidia” (2014) – di Dario Lopez

Si può parlare di perdita dell’innocenza per un Paese che l’innocenza l’ha persa già molto tempo addietro e che forse non l’ha mai avuta fin dai tempi della sua fondazione? Forse no… si può però sottolineare come quell’innocenza venga ancora e ancora stuprata, calpestata, affogata nel sangue e nella violenza da tutta una serie di interessi, pulsioni, ossessioni capaci di cambiare finanche il corso alla Storia. E a rovistare nel marciume della Storia non c’è nessuno più bravo di James Ellroy che con “Perfidia” (per la gioia di tutti i fan) inaugura una nuova tetralogia dedicata a Los Angeles, spostando il focus sul dicembre del 1941, nei giorni che vedono l’attacco dell’aviazione giapponese alla base navale di Pearl Harbor. La Storia, quella americana principalmente, è stata già indagata a fondo dall’autore losangelino; nella prima tetralogia di Los Angeles lo scrittore ci presenta una visione nerissima della città, in una serie di eventi che coprono gli anni dal ’46 al ’58, lo fa tra le pagine di quattro dei suoi romanzi più celebri: “Dalia Nera”, “Il Grande Nulla”, “L. A. Confidential” e “White Jazz”. Negli anni successivi, con la U.S.A. Underworld Trilogy, Ellroy allarga lo sguardo alle vicende dell’America intera grazie a tre romanzi monumentali uno più bello dell’altro (“American Tabloid”, “Sei Pezzi da Mille” e “Il Sangue è Randagio”) andando a esplorare gli anni che vanno dal 1958 al 1972. Con “Perfidia” si torna tra le strade di L.A. e a quello che ormai si può definire l’Universo condiviso dei libri di Ellroy. È un salto nel passato che riporta moltissimi dei personaggi che i fan dello scrittore hanno imparato ad amare/odiare nelle pagine dei suoi molti romanzi precedenti, a una relativa gioventù, a un’epoca in cui i vari Scotty Bennett, Lee Blanchard, Bucky Bleichert, Mike Breuning, Fred Hiltz, Ward J. Little, Buzz Meeks, William H. Parker e, soprattutto, Dudley Smith (più tantissimi altri) sgomitavano per diventare quello che saranno (sono stati) negli anni a venire. Per apprezzare al meglio il mosaico infinito che lo scrittore continua a cesellare libro dopo libro, anno dopo anno, bisognerebbe rileggere di continuo i vari capitoli di questa immensa storia, impresa proibitiva vista la mole di pagine spropositata prodotta da Ellroy nel corso dei decenni. Come già accade in altri scritti dell’autore, anche in “Perfidia” si muove tutto in un gioco di convergenze, confluenze e commistioni. I progetti, gli affari, spesso sporchissimi, di una moltitudine di personaggi vanno a creare l’impalcatura di una vicenda corale che muove i suoi passi sullo sfondo degli eventi storici e che vede incrociare le strade dei soliti noti inventati di sana pianta da Ellroy con le vicende di personaggi realmente esistiti: dalla star Bette Davis, al futuro capo della polizia William Parker, dal compositore Leonard Bernstein al gangster Mickey Cohen e via di questo passo. Le quasi 900 pagine di “Perfidia” sono condensate in un arco temporale ridottissimo, la vicenda narrata si dipana tra il 5 di dicembre del 1941 e il 29 di dicembre dello stesso anno… una manciata di giorni durante i quali cambieranno i destini di molti uomini e di molte donne e che vedranno il quasi totale rovescio di una delle comunità più integrate della regione Californiana: quella degli immigrati giapponesi in America. La guerra cambia i destini, rovescia le percezioni, scardina la morale, estremizza gli idealismi, normalizza la menzogna. La guerra mette in moto una serie di eventi e di turpitudini nei quali verranno coinvolti tutti i numerosi protagonisti del romanzo. Hideo Ashida lavora nella sezione scientifica del Dipartimento di Polizia di Los Angeles (L.A.P.D.), è un dottore brillante, curioso, che si troverà ad avere il colore e i tratti somatici sbagliati in una nazione che è appena stata bombardata dai caccia Zero giapponesi. Kay Lake è una bella rossa che vivrà i giorni più intensi della sua esistenza grazie alla guerra, tenterà di infiltrarsi in una cellula della Quinta Colonna per minarne le attività; più per curiosità e voglia di vita che non per ideologia, le pagine del suo diario ci accompagneranno tra i giorni di quel dicembre e tra i corpi dei suoi tanti uomini. William H. Parker è uno dei potenziali candidati al posto di futuro capo dell’L.A.P.D., ambiguo cattolico, fervente praticante dotato di una morale rigida ma incline allo stesso tempo al compromesso, capitola davanti all’alcool e alle rosse. Dudley Smith è il prototipo dello sbirro opportunista, violento, con un codice morale tutto suo ma ben presente, irlandese dai mezzi spicci e dalla testa fina. In questi quattro personaggi si può individuare il motore di tutte le vicende che attrarranno a loro tutta una serie di altri protagonisti, più o meno noti ai fan di Ellroy e alla Storia. Ellroy ci mostra con estrema lucidità come per chi sa approfittarne, anche con mezzi poco leciti, la guerra non sia altro che un’opportunità, un’onda da cavalcare solo per venirne fuori rinforzati, arricchiti, magari sentimentalmente e moralmente feriti, con la consapevolezza che a tutto, proprio a tutto, si fa il callo. È un lunghissimo viaggio “Perfidia”, da percorrere sulle note dell’omonima canzone di Glenn Miller, un viaggio tra le strade oscurate di una Los Angeles dalla quale tutti quanti usciranno cambiati, tutti i protagonisti del romanzo, ognuno a suo modo, concorreranno alla scrittura di una delle pagine più nere della Storia interna agli Stati Uniti d’America.

Illustrazioni Lorenzo Palloni©Tutti i diritti riservati
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