Jamás será vencido… – di Cinzia Pagliara

Amava quel canto da quando lo aveva sentito negli anni del liceo, le piaceva quel senso di coralità e di partecipazione, la forza che viene dall’unione, la speranza legata all’essere tutti insieme. Le veniva spesso in mente, anche quando non c’era un motivo preciso se non, semplicemente, il bisogno di non mollare: era diventato un canto motivazionale, uno di quelli che i nuovi guru occidentali userebbero per dare una scossa e stimolare la resilienza (quanto piace, questa parola, al mondo occidentale pigro e indifferente) “será mejor la vida que vendrá a conquistar nuestra felicidad”. Ma adesso era diverso, adesso, mentre guardava, atterrita le vie di Santiago del Cile, mentre scappava mentalmente anche lei ad ogni sparo, ad ogni fumogeno, mentre vedeva i negozi chiusi e la gente ridotta allo stremo, mentre si contavano i morti e i feriti, nel silenzio incomprensibile del mondo fuori dal Cile, silenzio inaccettabile perché c’erano immagini chiare che tutti potevano guardare, e questo avrebbe dovuto creare una reazione globale… e invece nulla. Il popolo cileno era solo. Ma era unito. Coraggioso e inarrestabile. Un mare tempestoso (il Sublime può essere anche umano) di uomini e donne di ogni età che si riversava per le strade, e che aveva iniziato pacificamente la sua rivolta, con un momento di quasi magia, in cui una immensa “vivencia”, secondo gli insegnamenti della biodanza di Rolando Toro, aveva danzato la libertà e la pace.
Unito e coraggioso anche quando gli scenari erano cambiati, quando scendere in piazza era diventato lotta vera. “Y ahora el pueblo que se alza en la lucha con voz de gigante gridando… adelante!” Come era più forte quella canzone, lungo le strade di Santiago in rivolta, come sembrava banale l’uso che ne avevano fatto fino a quel momento, sentendosi rivoluzionari sbandierando striscioni lungo strade di shopping. Sembrava una profezia laica scatenata, dopo quasi cinquant’anni, dalle ultime parole di Don Salvador Allende Gossens: “Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi (…)“. Ecco il senso, ecco l’urlo da amplificare in un mondo sordo per interessi e suddivisione di potere. Ovunque, anche davanti ad una tastiera, doveva essere gridato, con forza, con dolore, con vicinanza: “el pueblo,unido,jamas sarà vencido”. Uniti, fuori dal silenzio.

El pueblo unido, jamás será vencido, / el pueblo unido jamás será vencido…
el pueblo unido jamás será vencido… / el pueblo unido jamás será vencido…
De pie, cantar / que vamos a triunfar. / Avanzan ya / banderas de unidad.

Y tú vendrás / marchando junto a mí / y así verás / tu canto y tu bandera florecer.
La luz / de un rojo amanecer / anuncia ya / la vida que vendrá.
De pie, luchar / el pueblo va a triunfar. / Será mejor / la vida que vendrá

a conquistar / nuestra felicidad / y en un clamor / mil voces de combate se alzarán,
dirán / canción de libertad, / con decisión / la patria vencerá.
Y ahora el pueblo / que se alza en la lucha / con voz de gigante / gritando: ¡adelante!
El pueblo unido, jamás será vencido, / el pueblo unido jamás será vencido…
La patria está / forjando la unidad. / De norte a sur / se movilizará / desde el salar

ardiente y mineral / al bosque austral / unidos en la lucha y el trabajo / irán,
la patria cubrirán. / Su paso ya / anuncia el porvenir.
De pie, cantar / el pueblo va a triunfar. / Millones ya, / imponen la verdad,

de acero son / ardiente batallón, / sus manos van / llevando la justicia y la razón.
Mujer, / con fuego y con valor, / ya estás aquí / junto al trabajador.
Y ahora el pueblo / que se alza en la lucha / con voz de gigante / gritando: ¡adelante! 
El pueblo unido, jamás será vencido, / el pueblo unido jamás será vencido…

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