Jade Warrior: “Last Autumn’s Dream” (1972) – di Pietro Previti

Inseriti per comodità nel filone del progressive inglese di inizio Settanta, i Jade Warrior hanno dato vita ad un interessante percorso musicale, originale ed innovativo. Valutando a posteriori la loro lunga carriera, ferma ormai da una decina d’anni all’annuncio di un album che avrebbe dovuto chiamarsi “Haiku”, ben si potrebbe sostenere che la band abbia anticipato alcune tendenze riconducibili alla World Music, alla New Age e, addirittura, alla stessa AmbientJon Field (flauto e strumenti a fiato, piano) e Tony Duhig (chitarra elettrica ed acustica) avevano già suonato insieme a metà dei Sessanta nel complesso londinese dei Second Thoughts, prima di formare con alcuni membri dei Tomcats la band di rock psichedelico dei July, autori di un omonimo album nel 1968 e di un paio di singoli My Clown / Dandelion Seeds e Hello, Who’s There? / The Way. Esperienza breve e sicuramente minore nel panorama di quegli anni ma anche gratificante, soprattutto perché il 33 giri dei July sarà negli anni successivi, specialmente la prima stampa, tra i lavori più ricercati e quotati dai collezionisti di rarità psichedeliche. Dopo un’ulteriore, breve, esperienza di Tony Duhig nella pop band degli Unit 4+2, nei cui live partecipavano anche il cantante e bassista Glyn Havard ed il batterista Allan Price, il successivo interessamento di Patrick Campbell-Lyons, talent scout e produttore alla Vertigo “Swirl”, portò quest’ultima a mettere sotto contratto per tre album i Jade Warrior, sigla sotto cui i tre avevano deciso di riunirsi in compagnia del ritrovato Jon Field. Già il nome prescelto lasciava intendere le ambizioni assolutamente non ordinarie del gruppo. Il Guerriero di Giada è un militare giapponese, identificabile in un samurai, che è allo stesso tempo anche poeta e studente.  La giada, inoltre, è un minerale resistente che può variare l’intensità di colore a seconda del contenuto della sua composizione di ossidi di ferro. In sostanza, una band che già dal titolo aspirava a distinguersi per complessità e ricercatezza dei suoni, da convergere in un progetto più ampio ed ambizioso, differente da tutti gli altri. Pur se in dosi diverse, “Jade Warrior”, “Released”, entrambi del 1971, e “Last Autumn’s Dream” del 1972, rappresentano a posteriori una trilogia affascinante e certamente inedita, che pur partendo dal rock riesce a far coesistere influssi musicali tra i più disparati e distanti tra loro. Musiche tradizionali giapponesi e ritmiche sudamericane, percussioni africanelampi psichedelici, trovano pacifica convivenza in un’alternanza di brani prevalentemente acustici ad altri orientati alle sonorità massicciamente in auge in quel periodo, in particolare quei suoni hard su cui si fondava il successo dell’etichetta-cult della “spirale”. Per quanto questi tre album siano tutti di livello medio-alto, a chi si avvicina per la prima volta al pianeta Jade Warrior, suggerirei di cominciare partendo dall’ultimo titolo pubblicato per la Vertigo. “Last Autumn’s Dream” può considerarsi il lavoro più maturo e coerente della band, in grado di ricomporre, quasi a pacificare, le due anime che avevano caratterizzato il gruppo fino a quel momento. Con questo titolo il trio Duhig, Field e Havard, oltre a firmare tutti i brani e curare la produzione del disco, ripropone le atmosfere soffuse e sognanti del primo LP (la bellissima The Traveller) riuscendo ad amalgamarle in maniera convincente ai suoni hard-prog di “Released”. Anche certi passaggi che, specie nel primo lavoro, rimandavano ai Jethro Tull per l’utilizzo del flauto da parte di Field, appaiono definitivamente accantonati a favore di un’espressività tutta propria che si realizza compiutamente, ed in buona misura termina, proprio con questo album. Il brano d’apertura, A Winter Tale, è la cartina di tornasole del progetto; è l’introduzione al mondo sonoro del Guerriero di Giada, che fa capolino anche sulla copertina disegnata dall’artista Kunio Hagio. L’intro di chitarra acustica ed i successivi inserti bucolici di flauto e canto vengono progressivamente squarciati da intense rasoiate elettriche che trascinano l’ascoltatore in un’altra dimensione. Si rimane in ambito ancora rock grazie a Snake;  è un brano di convincente space/heavy rock che si apre ad un profluvio di note blueseggianti, attribuibili alla chitarra elettrica dell’ospite David Duhig, fratello di Tony, che terminano col ricomporsi in calibrata jam jazzistica. Dark River è invece una danza tribale africana aperta dai richiami evocativi di un flauto esotico. E’ la piccola suite dell’album, che si caratterizza per l’improvviso e breve cambio di atmosfere dal sapore misterico, prima del forsennato incedere ritmico posto a conclusione di un probabile rito sacrificale. A seguire ancora un blues, Joanne, con diluvio di feedback schizzati. La chitarra elettrica di Tony Duhig è sugli scudi anche in Obedience, brano strumentale di fenomenale potenza malgrado il susseguirsi di spunti esotici ad altri acidi. Il lato B dell’album si apre con un altro titolo dal sapore agreste, Morning Hymn, riuscita traccia di ethereal music. Il flauto di Jon Field seguito dalla melodiosa voce di Glyn Havard, ridonano al lavoro momenti di serenità dopo i brani precedenti, mentre più movimentata appare la vagamente funk May Queen, in virtù dei suoi ritmi latini e l’assolo di chitarra che rimanda al Carlos Santana di quei tempi. The Demon Trucker è l’hit dell’album. Inaspettatamente anche i Jade Warrior si dimostrano capaci di scrivere una canzone in grado di scalare le classifiche, complice la presenza di David Duhig e la durata contenuta del pezzo (appena 2.26 minuti) che non solo non limita la loro estetica musicale, ma anzi ne esalta la parte più energica e dura. Altra ballata sognante e misurata è  Lady Of The Lake, mirabile fusione di musica occidentale ed orientale. Borne On The Solar Wind, posto a conclusione del lavoro, è un brano strumentale in cui le sapienti orchestrazioni sembrano anticipare alcune intuizioni che di lì a poco saranno degli ELO. Pochi mesi dopo l’uscita di “Last Autumn’s Dream” la label della “spirale” decise di non rinnovare il contratto ai Jade Warrior che, a quel punto, dovettero abbandonare anche i propositi di un tour promozionale del disco. La situazione d’incertezza causò una spaccatura tra i membri del gruppo e la sigla rimase ai soli Field e Duhig, riaccasatisi nel 1974 con la Island. L’esclusivamente strumentale “Floating World” sarà il quarto, sorprendente, tomo della discografia… ma questa è un’altra storia…

Jade Warrior: “Last Autumn’s Dream”  (Vertigo – 6360 079, UK, 1972)

A Winter’s Tale 5:06. Snake 2:55. Dark River 6:26. Joanne 2:50. Obedience 3:12.
Morning Hymn 3:36. May Queen 5:22. The Demon Trucker 2:34.
Lady Of The Lake 3:17. Borne On The Solar Wind 3:02.

Tony Duhig: guitar, percussion (3), bass (5). Glyn Havard: bass (2,4,8), acoustic guitar (1),
vocals (1,2,4,6-9). Jon Field: percussion (2,4,8), congas, alto & concert flutes, acoustic guitar (3), tabla (5,7,9), piano (5,7,10), talking drum (7,9). With: David Duhig: uitar (2,8). Allan Price: drums (1-4,8,10).
Artwork: Kunio Hagio.

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