Jacula: un viaggio esoterico – di Maurizio Fierro

“Così che l’uomo possa innalzarsi in ogni periodo di vita, aumentando la sua esperienza ed elevandosi in devozione e intelletto, sinché alla fine egli perverrà là dove sono coloro che noi chiamiamo i Maestri, pronto a rendere ai suoi più giovani fratelli quanto ha già da Quelli ricevuto”. (Annie Besant“Io faccio entrare”. È questo il significato di esoterismo, dal greco eisotheo. Far entrare, aprire una porta, penetrare nell’interiore attraverso l’esteriore, rivelare una verità nascosta, un senso occulto. Da questo assunto spirituale antico come il mondo è partito il percorso iniziatico di Antonio Bartoccetti, maceratese, ricercatore e chitarrista di talento. La Rocca degli Ottoni è una fortezza medievale marchigiana appartenuta alla potente famiglia feudale degli Actoni, un luogo ammantato da lugubri leggende fatte di riti occulti e messe nere; qui, un giovanissimo Bartoccetti incontra il mago Franz Parthenzy, un amico di famiglia che da quel momento si rivela la sua guida spirituale, in un percorso evolutivo che dall’inferiore si sviluppa in qualcosa di superiore, alla ricerca del divino che è in noi. La magia, quindi. Un terreno scivoloso per antonomasia, perché se la volontà umana di potenza si antepone al nobile impulso verso la Verità, da bianca la magia muta di colore diventando nera. Dopo essersi trasferito con la famiglia in un paesino della Pianura Padana, la passione per la musica rock porta Bartoccetti a frequentare la scena musicale milanese di fine anni Sessanta. Lo fa con la compagna, Doris Norton e con il mago medium Parthenzy, a cui si aggiunge uno strano personaggio, Charles Tiring, un maturo organista inglese spesso colto da crisi mistiche che scomparirà letteralmente nel nulla anni dopo, legato a Wandessa Welton, una ex novizia diventata maga. Su questo inner circle iniziatico cala un sudario di mistero che fa fluttuare il gruppo al di fuori dalla banale realtà, tiranneggiata dai falsi idoli del materialismo consumistico. Nasce il progetto Jacula, nome mutuato dalla vampiressa dell’omonimo fumetto e, uno dei disegnatori delle avventure dell’eroina dark, apparsa in edicola nel marzo del 1969, è quel misterioso Mr. Travers che disegna la copertina del primo lp degli Jacula, un 33 giri registrato in un convento abbandonato di Londra, prodotto dalla Gnome Records e poi distribuito proprio dalla ErreGi, la casa editrice fondata da Renzo Barbieri e Giorgio Cavedon, che vive il suo momento di notorietà lanciando i personaggi nero-erotici femminili di Isabella e, appunto, Jacula. Celebrano il divorzio dal materialismo imperante, gli Jacula, declinando una sorta di chiaroveggenza in chiave rock capace di illuminare, come una luce astrale, chi sia disposto a farsi guidare oltre la spessa coltre delle apparenze mondane. È una strada molto laterale la loro, quella dei gruppi che si preservano tramite propagazione controllata. Molto controllata. E non può essere diversamente per il filosofo chitarrista Antonio Bartoccetti e i suoi compagni di viaggio. Il loro è un percorso iniziatico in un territorio che si colloca ai margini, riservato a quei pochi che sono capaci di ricevere, conservare e trasmettere rivelazioni. Il titolo scelto dagli Jacula per il loro primo lavoro è “In Cauda Semper Stat Venenum” (1969), messaggio iniziatico ammonitore che, in una sorta di ontologia negativa, annuncia che il vero inganno dell’esistenza umana è disvelato solo alla fine, dopo che il corso della vita è stato irrimediabilmente inquinato da falsi idoli, un “Velo di Maya” rappresentato da denaro e sesso. Il 33 giri viene stampato in soli trecento esemplari e poi fatto pervenire in forma semiclandestina ad alcune a sette spirituali sparse per l’Europa. La voce sepolcrale di Antonio Bartoccetti (Antonius Rex), accompagnata dall’organo a canne di Charles Tiring e da un sistema di suoni innovativo sintetizzati da un prototipo di Moog utilizzato da Doris Norton, pioniera dell’incontro fra musica e informatica e in seguito collaboratrice della IBM e della Apple, crea un climax che fa dell’ lp una sorta di disco mistico… perché è difficile definire altrimenti questa scansione rituale di brani. Rituale, appunto, perché è il rito la quintessenza dell’Arcano, dell’insegnamento esoterico. Dal “Libro dei Morti” ai misteri di Eleusi, dagli Esseni allo “Zohar” della Cabala, dalla Gnosi alessandrina al Consolamentum dei Catari, dalla dottrina dei Templari ai Rosacroce… via via fino alle dottrine Teosofiche di H. P. Blavatsky e all’Antroposofia di Rudolf Steiner. La trasmissione di una dottrina inaccessibile ai più è stata sempre privilegio di una stretta cerchia di adepti che, attraverso il rito, diffondono la vera conoscenza. Ritus, Magister Dixit, Triumphatus Sad, Veneficium, Initiatio e naturalmente, la lunga e dolente In Cauda Stat Venenum, in un sottofondo di melodie barocche e musica sacra e liturgica, evocando le atmosfere torbide del mondo gotico e le suggestioni gaeliche dei “Canti di Ossian”, trattano di pratiche magiche, di caccia alle streghe, di fate ondeggianti e di banshees, di iniziazione di novizie, di presenze spettrali… mentre, con la sua Gibson SG, Antonius Rex si diverte a fare il verso a Tony Iommi (o è vero il contrario?) nel brano Triumphatus Sad. Niente mainstream essoterico, quindi, troppo massificato e commerciale, piuttosto un underground esoterico per pochi iniziati. Ermetismo musicale e, se è vero che lo stesso Ermete Trismegisto ammonisce a star lontani dall’ignoranza della moltitudine affinché la saggezza non venga deformata dalla volgarizzazione… allora forse è un continuatore, Antonius Rex, un moderno Rosacroce del rock, con la missione di far affluire impulsi esoterici, frammenti di un sapere segreto. La musica diventa allora lo strumento nelle mani del mago medium Franz Parthenzy, perché sono le sedute spiritiche l’additivo spirituale che permette di veicolare l’arcano. Lo “spirito guida” ispira Parthenzy, che capta brevi melodie trasmesse sul pentagramma e poi elaborate dall’organo liturgico di Charles Tiring, dai sintetizzatori e dal Minimoog di Doris Norton, e su cui si innestano la voce austera e i riff chitarristici di Antonio Bartoccetti, che si firma Antonius Rex, in un climax che emana una strana forza di autentica potenza. “La mia barca naviga nel mare ma nessuna nuova terra all’alba”, recita Antonius Rex nella lunga title-track: parole che hanno la grana emozionale di chi augura un’implosione culturale ad un’umanità immersa e persa in un cuore di tenebra. “In Cauda Semper Stat Venenum” ha una vita travagliata, fatta di ristampe abusive e illegali, fino a quando una di queste copie stampata in Ucraina sarà utilizzata dalla Black Widow Records per la ristampa ufficiale del 2001. Dopo questo loro primo 33 giri e dopo la breve esperienza di Bartoccetti con un nuovo gruppo, i Dietro Noi Deserto, con i quali incide due 45 giri, gli Jacula registrano nel 1972 “Tardo Pede In Magiam Versus” negli studi Angelicum di Milano, con l’aiuto finanziario di Gualtiero Guerrini, fondatore della label Bentler. Un 33 giri scritto, arrangiato e prodotto da Antonius Rex, che lo utilizza come parte integrante della sua tesi di laurea in filosofia. Anche in questo caso il titolo del 33 giri è un assunto metafisico con il quale si indica il sentiero lento e stretto verso la magia. Mr. Travers disegna la copertina di un disco che si compone di cinque tracce e che si dimostra un flop commerciale. Pubblicato in mille copie dalla Rogers Records, ne vende solo duecento. Sarà ristampato dalla Black Widow nel 2007, con l’aggiunta del successivo brano Absolution. Il sound gotico di Praesentia Domini, l’elegiaca Jacula Valzer, e le melanconiche Long Black Magic Night e In Old Castle, sono l’ideale prosecuzione del primo lavoro e immortalano l’universo Jacula. Come d’abitudine manca la batteria, e la perizia tecnica e l’inventiva chitarristica di Antonius Rex sono esaltate dall’organo di Tiring (sempre un gradino oltre il profano e uno sotto il sacro), dal Minimoog, dal violino e dalla splendida voce di Doris Norton, che si firma Fiamma dello Spirito… ma è soprattutto U.F.D.E.M. (Uomo fallito dell’era moderna, il primo brano del 33 giri), l’ideale manifesto del gruppo. La voce ammonitrice di Doris Norton lancia un’invettiva contro il capitalismo imperante che schiavizza il lavoratore e inquina la natura. “E muoia, finisca questo uomo moderno che nega, fallito, il Mistero e l’Eterno”, canta Fiamma dello Spirito, e sembra di leggere Tommaso da Kempis quando scrive: “Impara a morire ora al mondo”. Perché è quasi una “morte mistica”, quella invocata da Antonius Rex mediante la voce della compagna, passaggio iniziatico attraverso il quale l’illuminato giunge alla vita, che comprende l’incoscienza dei desideri e delle passioni terrene e la coscienza di ciò che è immortale e vero. Dopo questo secondo lp il progetto Jacula si interrompe… ma non si interrompe il cammino iniziatico di Antonio Bartoccetti che, insieme a Doris Norton, proseguirà nel suo personale percorso. Continuerà a osare, Antonius Rex, consapevole che il solo modo per ottenere la vera conoscenza delle verità spirituali è, oltre che volere e conoscere, appunto osare… per scacciare i desideri vili, per conoscere se stessi e il mondo diventando uno spettatore disinteressato che non prende parte alla sua rappresentazione. La musica continuerà a essere il veicolo delle sue fughe spirituali, per scorgere la luce nell’oscurità, il divino dentro di sé. Perché come scrive Angelo Silesio: “Qualunque cosa tu ami, o uomo, tu stesso devi divenire: Dio se ami Dio, polvere, se ami la polvere”.

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