Jack DeJohnette: “Dancing With Nature Spirit” (1996) – di Mr. Hyde

Il Suono è protagonista, nelle sue forme più pure. Il Suono, che per tutta la durata dell’album insegue la melodia senza preoccuparsi di raggiungerla. Il suono che scaturisce dalle tabla e da tutte le altre percussioni, dagli strumenti a fiato, che si ritaglia un ruolo nel silenzio, pari al silenzio… che culla la coscienza insieme al vento con la stessa pressione del vento… Per quanto breve fosse stata l’esperienza di suonare insieme a  John Coltrane, Jack DeJohnette, sente con lo stesso atteggiamento Zen la musica, come un qualcosa facente parte di un discorso più grande, sempre più grande, una spirale, un abbraccio. “Dancing With Nature Spirit” di Jack DeJohnette, pubblicato dalla ECM nel 1996, mostra il lato spirituale del percussionista, autore, insieme a Michael Cain e Steve Gorn di cinque tracce per complessivi 71 minuti circa  di musica che ti rapiscono e sequestrano la tua anima fino a che la puntina non abbandona l’ultimo solco del vinile. Catturati da un meraviglioso “non prendere forma” dentro uno stato di tensione, nell’attesa che grappoli di note diventino una frase musicale, a volte anche un accenno di melodia, come succede ad esempio in Time Wraps. Altrimenti si rimane in uno stato di catalessi come quella indotta dalla danza dei Dervisci che pregano e girano, girano attorno a sé stessi  fino a sfinirsi: è quello che succede ascoltando Anatolia. Il vento che soffia da un costa all’altra di quella  penisola, sospinge le barche al largo e che s’insinua tra le canne di bambù… è un suono nato parecchi anni addietro, una specie di respiro che non rivela il suo tempo e viaggia dentro e fuori i pensieri. Dancing with Nature Spirit. Le pelli accarezzate da Jack evocano tuoni in lontananza, a volte i tamburi colpiti seccamente producono fulmini. Temporali, le note del piano gocce di pioggia e poi notti di fuoco. Affascinante e misterioso come le cose non dette, con una buona dose di minimalismo unita all’energia e al pathos che ha caratterizzato la musica di un altro gruppo con cui DeJohnette ha suonato con Keith Jarret e Gary Peacock, a volte insieme a Jan Garbarek, unite all’essenzialità di Miles Davis e l’ascetismo di John  Coltrane. E su Healing Song For Mother Earth il suono e il ritmo giocano la loro partita, l’uno insegue l’altro ed insieme viaggiano, seguendo linee parallele, come amici sulle sponde di un fiume fino a che il tragitto diventa più contorto, attraversando le intricate foreste dello sperimentalismo di un piano suonato alla Sun Ra” per approdare, lentamente, nella realtà. Emanation rivela la raffinatezza poliritmica alla batteria di DeJohnette, cosi come in Time Warp, gioiosa, rilassante danza finale con il suo incedere un po’ etno un po’ new age, che ti saluta e ti  lascia in pace col mondo. La perfezione si ottiene non quando non c’è nient’altro da aggiungere, bensì quando non c’è più nulla da togliere. (Antoine de Saint-Exupéry)

  • Dancing With Nature Spirit (Jack DeJohnette, Michael Cain, Steve Gorn) – 20:28
  • Anatolia (Gorn) – 12:15
  • Healing Song For Mother Earth (DeJohnette, Cain, Gorn) – 22:01
  • Emanation (Cain) – 7:40
  • Time Warps (DeJohnette, Cain) – 9:33

Registrato a Dreamland Studios, West Hurley, NY nel maggio 1995.

Jack DeJohnette: batteria, percussioni. Michael Cain: pianoforte, tastiere.
Steve Gorn: bansuri, sassofono soprano, clarinetto.

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