Jack Bruce e l’esperienza dei Cream – di Gabriele Peritore

Se non fosse già stato inventato il termine Riff lo conierei all’istante per descrivere le frasi ritmiche gravi che Jack Bruce ricamava con il suo basso, per poi improvvisare come un provetto jazzista sulle corde robuste di uno strumento non adatto agli aerei virtuosismi ma che tra le sue dita si plasmava, e non contento, in un impeto di ispirata energia, dava vita ad una di quelle cavalcate solitarie neanche fosse una fuga pensata da Bach a cavallo del suo organo. Il sound dello scozzese Jack Bruce sintetizzava tutti questi elementi, il giro ritmico interiorizzato da anni di apprendistato nelle migliori band Rockblues d’oltremanica, la capacità di improvvisare dovuta alla sua abilità di polistrumentista e l’elaborazione melodica ricavata dai suoi studi classici, fatti alla Royal Scottish Academy of Music, fin dall’età di diciassette anni. Riesce a maturare nella sua forma migliore gli anni di sperimentazioni quando, insieme ad Eric Clapton e Ginger Baker, crea l’alchimia dei Cream, nell’anno magico del 1966. Conosce Eric Clapton durante la frequentazione della blues band più famosa e importante di quel periodo, quella di John Mayall. Eric era l’unico che poteva suonare accanto all’immenso Mayall. Alla batteria i due decidono di ingaggiare una vecchia conoscenza di Jack, un altro eccezionale e polivante musicista come Ginger Baker. Che quella dei Cream sia un’alchimia lo dimostra anche il fatto che Bruce e Baker riescono a seppellire le vecchie ruggini accumulate ai tempi in cui suonavano insieme nella loro band d’esordio, la Graham Bond Organization. I due si odiavano letteralmente, per danneggiarsi l’un l’altro si sabotavano gli strumenti e al culmine dell’adrenalina arrivavano anche allo scontro fisico, fin quando il batterista non ottenne la leadership della Band estromettendo Jack, costringendolo a fare esperienza in altre formazioni. Col senno di poi il suo girovagare si rivelò una fortuna che condusse all’incontro con Clapton. La nascita dei Cream appiana tutto, anche perché dall’eclettica sinergia dei tre aristi scaturirà il sound che rivoluzionerà tutta la storia del Rockblues. Dischi capolavoro come “Fresh Cream”, “Disrlaeli Gears”, “Wheels of Fire”, “Goobay”, li renderanno popolari e influenti a livello mondiale. Il trucco del loro stile è quello di non avere laeder, ognuno di loro contribuisce mettendo a servizio della Band tutto il geniale talento di cui dispone in un mix che dal vivo risulterà letteralmente esplosivo. Il contributo di Jack Bruce è fondamentale, grazie alla tecnica che proprio in quel momento raggiunge il massimo livello espressivo, nascono brani come Sunshine Of Your Love, il pezzo più famoso dei Cream ma anche White Room, Politician, I Feel Free, N.S.U. (tra i più conosciuti ma ce ne sono tanti altri ancora) in cui il bassista si esibisce anche alla voce sui testi del poeta Pete Brown. I Cream dopo aver influenzato tutti gli esponenti del genere Rock, Hardrock, Metal, a livello planetario con soli tre album, si separano nel novembre del 1968, per naturale esaurimento delle tematiche e per la voglia condivisa di tutti gli elementi di sondare altri territori musicali. Jack Bruce si apre infatti alle più svariate collaborazioni per colmare tutte le sue inclinazioni. Suona insieme a Lou Reed nell’album “Berlin”. Con Frank Zappa nel disco “Aposthrophe”, affiancando il geniale chitarrista, proprio nella title track, con il suo tipico giro di basso. Si esibisce con tutti i più grandi jazzisti del momento per poi approdare nell’hardrock. Nel frattempo si confronta anche con l’esperienza da solista firmando vari album totalmente di suo pugno. Tra materiale non utilizzato nei lavori con i Cream e nuove idee che confluiranno in due dei migliori album della sua produzione da solista, “Song for a Tailor” e “Harmony Row”, dischi che contengono gemme immortali come Theme From An Imaginary Western, You Burned the Tables On Me, Folk Song, Never Tell You Mother She’S Out of Tune, Ticket To Waterfall. Un incidente di percorso, legato ad un tumore al fegato nel 2003, mette a rischio la sua carriera. Subisce un trapianto che sembra non andare a buon fine ma tutto sì risolve, ritrovando le forze per tornare a esibirsi dal vivo. Riproporre altri due storici, stoici e gloriosi concerti con i Cream, fino alla fine. La musica era la sua vita e si è dato a lei fino all’ultima esibizione tenuta in Italia, a Catanzaro nel 2013 all’età di settant’anni. Ci lascerà un anno dopo ma il suo basso non ci lascerà mai.

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