Izo Fitzroy: “How The Mighty Fall” (2020) – di Ignazio Gulotta

Secondo album, dopo il debutto del 2017 con “Skyline”, uscito come “How The Mighty Fall” (2020) per la Jalapeno Records, per Izo Fitzroy, una delle esponenti più in vista dell’attuale scena new soul britannica. La gestazione del disco è stata particolarmente travagliata dato che improvvisamente, a metà del 2018, Izo perse completamente la voce e necessitò di un intervento chirurgico, la sua carriera sembrò essere compromessa invece, dopo una lunga riabilitazione, ha riacquistato dapprima il parlare e poi è tornata a cantare, anzi la sua estensione vocale è risultata perfino maggiore rispetto a prima. Per realizzare il disco sono stati chiamati tre importanti produttori: Colin Elliott (Jarvis Cocker, Paul Weller) responsabile di buona parte dell’album, Dimitri From Paris e Shawn Lee che invece hanno prodotto ciascuno una canzone, rispettivamente I Want Magic e Slim Pickings, i due brani più ballabili e che strizzano l’occhio alla disco. Ad accompagnare Izo Fitzroy ci sono la ben nota sezione ottoni The Haggis Horns e la Soul Sanctuary Gospel Choir.
Ma veniamo al disco che, aldilà delle traversie cliniche, nasce anche sull’onda della rottura di una lunga relazione sentimentale, fatto che ha senza dubbio ispirato le canzoni ma allargando la tematica della rottura a implicazioni anche sociali e psicologiche. Questo influisce in “How The Mighty Fall”, nel quale si avvertono sfumature scure, di nostalgia e perfino dolore, ma si tratta appunto di sfumature che talvolta affiorano più evidenti in brani come Give Me a Moment o Liftin’ Me, dove viene fuori il lato più intimo e crepuscolare della cantante inglese. Rispetto a una voce come quella di Hannah Williams, altra stella della scena new soul inglese, che punta più decisamente al funk e all’energia della musica black, quella di Izo Fitzroy appare più orientata verso il blues e il gospel, meno roca e aggressiva ma altrettanto capace di usare un ampio registro espressivo.
A dimostrazione della varia tavolozza di colori che la voce di Izo sa esprimere e di una produzione molto attenta al gusto e alla scena contemporanea, ci sono le undici tracce di “How The Mighty Fall”. Brani come Ain’t Here for Your Pleasure mettono in risalto la sua forza appassionata e accorata nel canto e venano il gospel di blues, in Purity si rilegge la tradizione Motown, mentre Pushing Buttons esalta in modo irresistibile il funk (provate a star fermi mentre lo ascoltate) e l’intensa Liftin’ Me colora il soul di toni crepuscolari e malinconici. Il rischio nel realizzare oggi un album soul è quello di finire per omologarsi a quello che è uno degli standard più utilizzati e di successo nei famigerati talent, si pensi al modello Adele, rischio che per fortuna solo qui e là affiora anche in questo disco: in Give Me a Moment, il brano più debole, o nella fin troppo patinata Blind Faith, ma che viene scongiurato grazie alla capacità di saper giocare su più tavoli in una miscela riuscita di r&b, gospel, funky, blues, dance, acid jazz e alla carica emotiva e passionale del canto della giovane inglese, che merita l’augurio di buona fortuna, visto anche il momento così poco propizio nel quale l’album è uscito.

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