Ivan Talarico: “Un Elefante Nella Stanza” (2019) – di Marco Valerio Sciarra

Siamo talmente concentrati su noi stessi che spesso non ci rendiamo conto di quello che ci succede intorno. Probabilmente non faremmo nemmeno caso a un elefante, neanche se fosse sdraiato accanto a noi. I nostri piccoli problemi sono grandi, più grandi di noi, più grandi dei problemi reali che infarciscono la vita vera e la normale quotidianità. Chiusi nel nostro misero e rigoglioso microcosmo che impegna così costantemente la nostra esistenza e ci destabilizza, e ci spossa. Ivan Talarico ci spiega come si fa a non vedere “Un Elefante Nella Stanza” (Folkificio 2019) nel suo esordio discografico che forse un vero e proprio esordio non è. Ivan è un autore a tutto tondo che ha all’attivo già diverse pubblicazioni tra poesia e teatro, e porta in giro le sue canzoni già da parecchi anni. Ha soltanto dovuto sceglierne alcune che avessero un minimo filo conduttore per concepire questo disco. Chitarra e voce, o pianoforte e voce, i brani presentano un approccio acustico minimale, con un lievissimo intervento dell’elettronica in fase di missaggio. Il suo è un esprimersi da cantautore che fa un personalissimo e misuratissimo uso del Teatro Canzone, con testi che sono intrisi da un’ironia caratterizzante e spiazzante… altrimenti non sarebbe ironia. Tutti i brani andrebbero ascoltati per intero per apprezzarne i giochi di parole, le virate verso il nonsense e i flirts con l’assurdo. Sempre con estrema eleganza e raffinatezza nella proposta vocale e melodica. I rapporti interpersonali rimangono sempre sospesi, incompleti, perché ognuno è chiuso nel proprio guscio fatto di paure, insicurezze, impossibilità di comunicare, sempre a fare i conti su come affrontare un’intera giornata, e le sue problematiche concrete, senza le adeguate possibilità economiche o le energie necessarie a concentrarsi su qualcosa. Con uno slancio sentimentale che ti fa sperare che si possa invertire il consueto senso rotatorio, soprattutto l’amore possa aprire questo guscio e vincere su tutto… e invece poi si finisce col ripiombare nel proprio cupo e ingombrante mondo. Tanto ingombrante e accecante da non permettere di vedere anche un elefante. A prevalere, nel retrogusto che lascia l’ascolto del disco, è la malinconia, soffusa da una amara e dolce ironia

Testi e musiche sono di Ivan Talarico. Eccetto Battito d’ali composto insieme a Filippo Gatti
Produzione artistica Filippo Gatti.
Produzione esecutiva Gian Luca Figus.
Hanno collaborato inoltre Paolo Mazziotti, basso elettrico.
Francesco Gatti, programmazioni, Synth e Sound design.
Tracklist: 1. Ho molte cose da dire, ma non mi so spiegare. 2. Eppure noi viviamo ancora.
3. Andirivieni blu. 4. L’elefante. 5. Carote d’amore. 6. Battito d’ali.
7. Il mio occhio destro ha un aspetto sinistro. 8. Sgombro. 9. Torta di male.
10. Senza assenso. 11. Ho saputo che stavi per morire.
12. Ho superato me stesso, mi aspetto al bar per bere una cosa insieme.

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