Ivan Graziani: “Ballata per 4 stagioni” (1976) – di Lorenzo Scala

Uno degli aspetti più affascinanti e poetici della fruizione artistica a tutto tondo, è rappresentato dalle associazioni di idee, profumi, immagini, che una canzone, un quadro, una qualsiasi opera, possono suscitarci spontaneamente. La sensazione  di suggestione e stupore di fronte a qualcosa che ci ammalia è uno degli aspetti fondamentali della vita. Può sembrare una banalità ma non lo è, spesso infatti tendiamo a dimenticarci della bellezza, la sottovalutiamo e fatichiamo a riconoscerla, troppo presi da un ritmo di vita  alienante e improntato al profitto. E’ un pensiero semplice questo, semplice ma importante. La semplicità può contenere germi rivoluzionari. Parafrasando Peppino Impastato, più che lotta politica bisognerebbe ricordare alle persone cos’è la bellezza. Un paesaggio sconfinato che si estende tra le colline fino a baciare un cielo terso, un mare scuro e arrabbiato, un cielo eclettico divertito in un tramonto esagerato… è questo il potere e la suggestione della natura e dell’arte, emozioni che ci fanno ballare le sinapsi, che ci fanno associare concetti o immagini apparentemente lontani. In un pomeriggio autunnale, trovandoci a rileggere il testo di Ballata Per Quattro Stagioni di Ivan Graziani, ci siamo scoperti a fissare il foglio trasognati, come stessimo assistendo a un processo naturale pregno di una perfezione indefinibile. Accennavamo alle associazioni mentali apparentemente insensate che un’opera può suscitare. L’immagine che è filtrata dal nostro proiettore mentale è stata quella dell’uomo vitruviano, quel giovanotto atletico e capellone con quattro braccia e quattro gambe, che delinea attraverso le estremità del corpo le forme geometriche perfette di un quadrato e di un cerchio, disegnato da Leonardo da Vinci. Questo perché il testo rappresenta un meccanismo geometrico di senso e forma, il suono e il ritmo sono calibrati quasi matematicamente, all’interno di questo cerchio (e quadrato) sono incastonate visioni di una dolcezza e di una poetica semplice e raffinata. L’album omonimo, “Ballata per Quattro Stagioni”, primo “vero” album a grande diffusione di Ivan Graziani (dopo gli stupendi “Desperation” del 1973 in inglese, “La città che io vorrei” del 1973 e “Tato Tomaso’s Guitars” del 1974) uscito nel 1976 per la Numero uno, la famosa etichetta di Mogol-Battisti. Prima di questo disco, nonostante la qualità fortemente innovativa e visionaria delle incisioni delle prime uscite, queste passarono inosservate davanti a gli occhi, anzi, alle orecchie, di un pubblico distratto. Il paradosso risiede nel fatto che l’album si apre proprio con questa ballata dal testo evocativo che soltanto ieri, nel rileggerla, ci lasciava con lo sguardo colmo di una muta ammirazione. In chiusura dell’album vi è un’altra perla dal testo breve e apparentemente ingenuo, ma di uguale intensità, stiamo parlando della dolcissima E sei così bella. La canzone usa l’espediente narrativo che ci piace definire il candore di uno shock, ovvero arrivare a un senso epico e drammatico“sei così bella che per te morirò – usando le parole candide che userebbe un bambino  Mi tieni stretta la mano a guidarmi sei tu, mi ripeti con gli occhi “Cosa cerchi di più?” . Il disco è permeato, oltre che dai ritratti sentimentali mai banali e dai suoi ricordi di vita di provincia, da sonorità che hanno fatto drizzare le antenne a molti colleghi e addetti ai lavori.  Lo strumento musicale che sostiene la maggior parte delle canzoni non è tanto l’amata chitarra, ma è il pianoforte che insieme ai flauti e ai fiati si mescola a ottoni, sax e trombe, nella fusione impreziosita dalla visione musicale dei suoi musicisti lasciati liberi di seguire i propri sentieri sonori. La bellezza, come abbiamo scritto all’inizio, spesso non viene capita subito. La bellezza infatti non è mai scontata, rimane però incastonata nel tempo per le anime sensibili di ogni generazione. Questa è la musica di Ivan Graziani e, per coglierne il senso fino in fondo, mettete sul piatto questo bellissimo disco… e gli altri di questo umile ragazzo di provincia che continua a far sognare moltitudini stupite.

Claudio Pascoli: Sax. Claudio Maioli: Piano elettrico, Gran Piano. Hugh Bullen: Basso e Blue Bass.
Walter Calloni: Batteria, Percussioni e Cassa mista. Lucio Fabbri: Violino, Violoncello e Viola. 
Gigi Mucciolo: Tromba, Flicorno. Gianni Bogliano: Trombone, Contro Baritono.
Ivan Graziani: Voce, Chitarre elettriche e acustiche, Cori, Magic Dulcimer.
Studio di registrazione “FONOROMA”. Tecnico del suono: Piero Bravin.
Parole e Musica Ivan Graziani. Produzione Claudio Pascoli. 
Arrangiamenti: Ivan Graziani e Claudio Pascoli.
Copertina: Francesco Logoluso dalla foto di Caesar Monti
Etichetta NUMERO UNO©Tutti i diritti riservati (Produzione 1976)

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