Ivan Graziani “Arcipelago Chieti” di – Fabrizio Medori

Ivan Graziani è stato e rimane un caso anomalo nel mondo musicale italiano, in grado di collaborare con una serie impressionante di artisti (da Venditti alla P.F.M. l’elenco sarebbe davvero troppo lungo) rimanendo sempre perfettamente riconoscibile e musicalmente incorruttibile. Qualche anno addietro uno tra i più geniali dei suoi colleghi, Edoardo Bennato, durante un concerto a Teramo, città di Ivan, raccontò un suo personale ricordo risalente agli anni ’60 quando, giovane musicista esordiente, andò a Milano a tentare la fortuna in quella che, almeno allora, era la vera capitale della nostra industria discografica, nonché il regno delle edizioni musicali. Una sera, insieme ad alcuni amici, passeggiando per i Navigli sentì, proveniente da uno di quei locali sotterranei dove si suonava dal vivo, una musica che lo catturò magnetica… tanto che scese le scale urlando:
“Questo è il suono che vado cercando da sempre!”.
Inutile dire che “quel” suono proveniva dalla chitarra di Ivan Graziani, e che i due, da quel momento diventarono amici, scritturati entrambi dalla Numero 1 di Battisti e Mogol. Pochi anni prima, proprio a Teramo, dove la gelosia tra musicisti causava spesso litigi storici, anche tra componenti dello stesso gruppo, Ivan è stato protagonista di una storiella che dimostra quanto lui fosse superiore al provincialismo imperante all’epoca in tutta Italia. Quando ancora impazzava la guerra tra fans dei Beatles e dei Rolling Stones, un giovane chitarrista teramano scoprì a Pescara i Cream (a quei tempi se cercavi vinile di livello dovevi almeno arrivare sulla costa, quasi sempre in autostop) e, tornato a Teramo con il disco del nuovo gruppo iniziò a provare qualche loro canzone in un caldo pomeriggio d’estate, in un garage, insieme a un bassista e a un batterista. Durante l’ennesimo tentativo di tirare giù un riff particolarmente complicato, i tre ragazzi sentirono bussare con forza alla serranda. Con grosso disappunto, pensando a qualche vicino infastidito dal volume, andarono ad aprire e rimasero molto stupiti nel vedersi davanti Ivan, all’epoca già molto conosciuto come chitarrista e piccola leggenda cittadina. Graziani li guardò, sorrise e, senza neanche salutare disse: “Tatì (fratello), questa è “Badge”! Dammi la chitarra, che ti faccio vedere come la devi suonare”.
E’ indubbio che era fatto di un’altra pasta. Ivan era un autore unico, un cantante sorprendente, un chitarrista straordinariamente efficace, ma anche un bravissimo disegnatore, un grafico geniale, e uno scrittore che avrebbe meritato più visibilità. Quando ormai era già un artista affermato, verso la fine degli anni 80, una piccola casa editrice di Pescara, Tracce, riuscì a convincerlo a pubblicare Arcipelago Chieti, il suo primo e unico romanzo. Il piccolo libro tascabile, in forma di diario tenuto da un giovane militare durante la sua permanenza all’interno dell’ospedale militare di Chieti, si snoda attraverso gli ultimi due mesi del 1971.
Lo stile tipico del Graziani cantautore, nello stesso tempo realistico e surreale, trova qui uno spazio più ampio e più profondo, e l’argomento (l’irrazionalità del “servizio militare”) è un po’ lo spunto per affrontare tematiche più ampie ed universali:
la solitudine personale diventa cosmica, il rifiuto che la società  oppone alla figura del “militare” diventa il rifiuto di fronte a qualsiasi diversità; e il militare ricoverato (considerato un vigliacco “imboscato” dai superiori e da quelli che il militare lo stanno facendo in reparto, o che lo hanno fatto davvero) è soltanto un ragazzo al quale viene rubato un anno della propria vita. Già fino a questo livello, lo stile e la capacità descrittiva di Ivan colpiscono il lettore… poi però, c’è lo scatto inaspettato, quello che nella Canzone non ci può stare per intero, quello che in tre o quattro minuti non trova abbastanza spazio:
il racconto fantasy… qui mascherato da sogno, anzi da incubo.
La storia narrata però, è in realtà una violenta critica all’industria del cibo, agli allevamenti selvaggi e disumani, che ancora oggi infestano la nostra industria e le nostre tavole. Sarà giusto ricordare a questo punto che tutti i testi di Ivan sono attraversati da una incredibile modernità profetica, visionaria e di denuncia, difficilmente rintracciabile in altri autori… ma torniamo al libro.
L’incubo quindi spezza la quotidianità del racconto, la noia sconfinata e arida di una vita monotona, che procede senza grossi scossoni, che non produce mai fatti degni di essere raccontati all’esterno che si richiudono in se stessi… e non escono dal loro arcipelago; ed è qui che troviamo la vita, quella vera… ma anche il posto da dove possiamo vedere molto di più, quasi come se l’Arcipelago Chieti fosse un piccolo specchietto nel quale un incredibile Autore ci mostra una fessura spazio-temporale attraverso cui guardare il mondo e noi stessi.

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Arcipelago Chieti di Ivan Graziani Edizioni Tracce – 1988
In copertina: Illustrazioni di Ivan Graziani
tratte da sue incisioni originali edite dallo

Studio Calcografico Urbino di Pescara.

Dalla quarta di copertina
…è un mondo continuamente sognato, evocato, è l’oggetto del dialogo dei reclusi. Fuori si va a spasso, si mangiano cose belle e buone, ci si sdraia dopo il pranzo. Fuori c’è tutto il mondo che è stato tuo fino all’altro ieri, gli amici che ti vogliono bene, i genitori e i parenti, c’è soprattutto la ragazza che ti aspetta con occhi e seni reali e stupendi: direi che proprio nella nostalgia per questo «incommensurabile fuori» sta uno dei tratti più felici e riusciti del libro di Graziani. Ma anche l’umanità di chi è dentro l’«arcipelago Chieti», nonostante l’assurdo che sempre comporta un universo concentrazionario, è ricca, sfaccettata, percorsa da umanissima follia, come da momenti di tenerezza e di pietà. Quest’ultimo sentimento contrassegna lo stato d’animo del fante Graziani molto più della rabbia profusa a piene mani, più forse ancora del ricordo di un mondo e di un tempo felici che ci sono stati e ancora ci sono fuori dei cancelli. Dentro le tetre stanze non si può che parlare e litigare, inseguirei fantasmi d’una sensualità tanto più prepotente quanto più negata, dato che nessuno, e tanto meno una donna, potrebbe accorgersi di questo disgraziato «figlio della patria» di cui parla la retorica a proposito del soldato, mentre in realtà tutti «si vergognano come ladri a passeggiare con te fra le persone civili ed evitano il tuo sguardo».
 – Umberto Piersanti

“I  giorni di novembre” è tratto da uno dei dischi più belli e sottovalutati
del  Prog italiano… Ballata per quattro stagioni.
Claudio Pascoli
: Sax. Claudio Maioli: Piano elettrico, Gran Piano.

Hugh Bullen: Basso e Blue Bass.
Walter Calloni: Batteria, Percussioni e Cassa mista.
Lucio Fabbri: Violino, Violoncello e Viola. Gigi Mucciolo: Tromba, Flicorno.
Gianni Bogliano: Trombone, Contro Baritono.
Ivan Graziani: Voce, Chitarre elettriche e acustiche, Cori, Magic Dulcimer.
Studio di registrazione “FONOROMA”. Tecnico del suono: Piero Bravin.
Parole e Musica Ivan Graziani.

Produzione Claudio Pascoli. Arrangiamenti: Ivan Graziani e Claudio Pascoli.
Etichetta NUMERO UNO©Tutti i diritti riservati (Produzione 1976)

arcipelago chieti

5 pensieri riguardo “Ivan Graziani “Arcipelago Chieti” di – Fabrizio Medori

  • giugno 7, 2015 in 8:40 pm
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    Grazie x avere reso noto un altro lato della personalita’poliedrica di Ivan Graziani con il suo libro “L’arcipelago di Chieti”

    Risposta
  • marzo 18, 2017 in 11:06 am
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    Dove posso trovare il libro ?

    Risposta
  • marzo 20, 2017 in 3:55 pm
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    Eh Giulio… è molto difficile da trovare.

    Risposta
  • marzo 21, 2017 in 12:28 pm
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    Prova a cercare sul sito della casa editrice Le Tracce: dovresti poterlo ordinare li’.

    Risposta
    • marzo 21, 2017 in 8:36 pm
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      Purtroppo no Nicola. La casa editrice pescarese non ha potuto più stamparlo per vicende non chiare. Adesso non ricordo se questo stop avvenne prima o dopo la scomparsa di Ivan. Fatto sta che non si è andati oltre la prima edizione del 1988 ed è improbabile che ne abbiano copie in magazzino. Si disse anche che per i 70 anni di Ivan l’avrebbero ristampato ma credo sia stata una cosa limitata da parte dei figli se questo poi è avvenuto. Forse scrivendo alla famiglia si potrebbe ottenere. Qualche sito di libri lo tiene in catalogo con la dicitura “disponibilità incerta” e la casa editrice della prima edizione ha ancora attiva la pagina… http://www.tracce.org/graziani.html.
      Se avete notizie diverse fatemi sapere, grazie. Io comunque ho la mia copia.

      Risposta

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