“It’s only rock’n’roll but I like it” THE ROLLING STONES – Gli anni sessanta di Jagger&Richards – di Fabrizio Medori

La letteratura rock non potrà mai fare a meno di ricordare Dick Rowe, talent-scout della Decca… l’uomo che fece firmare il primo contratto discografico ai Rolling Stones, soprattutto perché, un paio di anni prima, Rowe aveva scartato i Beatles, affermando che era finito il tempo dei “gruppetti con le chitarre”. Questo curioso aneddoto ci sembra il modo migliore per iniziare a parlare di una Band per il quale la casualità, o l’essere al posto giusto nel momento giusto, non ha mai avuto un’importanza predominante. I Rolling Stones hanno da quarant’anni, la fama che si sono meritati, e dagli esordi hanno dimostrato di avere quella genialità che solo i più grandi posseggono. Jagger&Richards, compagni di scuola in prima elementare, si rincontrarono casualmente diversi anni dopo, per merito di un comune amico, e diedero immediatamente vita al sodalizio che ancora oggi fa brillare gli occhi di milioni di appassionati. Entrambi innamorati della Musica del Diavolo e del Rhythm’n’Blues, all’inizio degli anni 60 erano già attivi sulla scena Blues londinese, e Jagger faceva sporadicamente parte del gruppo di Alexis Korner, i Blues Incorporated. Dopo aver reclutato, strada facendo, un altro grande talento musicale… Brian Jones, e più tardi Ian Stewart, Bill Wyman e Charlie Watts, il Gruppo era formato; e Andrew Loog Oldham ne divenne ben presto il manager. Su consiglio di quest’ultimo, il pianista Ian Stewart fu convinto a ricoprire un ruolo di secondo piano, a causa della sua immagine, non in linea con quella, molto più ribelle, degli altri Stones. Stewart, fino alla sua prematura scomparsa, alcuni anni fa, ha continuato sempre a ricoprire il ruolo de il sesto del gruppo, suonando il piano in tutti i dischi e in migliaia di concerti, lavorando anche, all’occorrenza, nell’organizzazione delle tournée. L’esordio su vinile della Band avvenne a Giugno 1963 con il primo 45 giri, Come On, di Chuck Berry (uno degli idoli del Gruppo) e il secondo singolo contenente I Wanna Be Your Man, dei loro grandi amici Lennon e McCartney, uscì sei mesi dopo. La stampa, in patria e in America, non era sicuramente dalla loro parte. Fin dall’inizio della loro carriera furono descritti come rivali e nemici dei Beatles, mentre è risaputo che, nel bene e nel male, le due formazioni sono sempre state molto vicine… al di là del taglio della loro musica. Il grande successo arrivò molto velocemente il primo hit della Band, a firma Jagger&Richards, fu The Last Time (i due avevano già firmato alcuni brani minori con gli pseudonimi Nanker e Phelge) all’inizio del 1965; ma il primo vero classico fu (I can’t get no) Satisfaction, inno immortale alla ribellione. Sempre nel ’65 uscì Get Off Of My Cloud, e all’inizio del ’66 incisero un brano in Italiano, Con Le Mie Lacrime (traduzione di As Tears Go By). Fu poi la volta di 19th Nervous Breakdown, Paint It Black e Lady Jane e, nel ’67, di Let’s Spend The Night Together, Ruby Tuesday e We Love You. In quell’anno, colpiti dall’uscita di Sgt. Pepper, dei Beatles, risposero con Their Satanic Majesties Request, che in qualche modo parodiava, nei contenuti e nella grafica molto ricercata, il gruppo di Liverpool. Nel 1968 incisero Jumpin’ Jack Flash, nel ’69 Honky Tonk Women, You Can’t Always Get What You Want  e… Street Fighting Man, unico brano nel quale gli Stones hanno affrontato esplicitamente un discorso politico. Ovviamente la carriera della Band non si esaurisce qui e va ben oltre, ma in questa sede ci limiteremo a parlare della produzione risalente agli anni 60, quella che più ha influenzato fans ed epigoni. Per riassumere in uno spazio così ridotto considerazioni analitiche sulla più famosa Rock’n’roll band del mondo, ci limiteremo a evidenziare il carattere eversivo ed innovatore del loro suono e del loro impatto sugli anni 60. La loro più grande intuizione è stata sicuramente quella di fare tesoro dell’insegnamento dei grandi del Blues: da Muddy Waters, che diede loro l’ispirazione per il nome, a John Lee Hooker… da Willie Dixon a Howlin’ Wolf. Furono insomma il proverbiale caso di allievi che facilmente superarono i maestri (con tutto il nostro rispetto possibile per i Maestri: Alexis Korner, Graham Bond e John Mayall), mettendo proficuamente a frutto la loro lezione e creandosi ben presto un proprio personalissimo stile, imitato ancora oggi… e ancora oggi inarrivabile. I Crazy Horse, gruppo accompagnatore di Neil Young, amano definirsi scherzosamente in questo modo: “siamo la terza miglior Rock’n’roll band del mondo, la prima sono i Rolling Stones, la seconda sta aspettando di essere scoperta da qualche parte in America.”

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