Locanda delle Fate: una storia “prog” italiana – di Rosanna Cornaglia

La grande sala d’attesa conteneva tantissimi pazienti. I medici di famiglia avevano abbandonato i loro studi, per associarsi e aprire assieme questo nuovo polo medico. Tra una leggiucchiata e l’altra del libro che avevo portato con me per ammazzare i tempi morti del paziente in attesa, vidi comparire una figura esile e minuta. Mi ricordava qualcosa, ma cosa? Quando mi passò davanti i nostri occhi si incrociarono per un istante. Raggiunse il suo studio e scomparve dietro la porta. Rimasi sulla poltroncina a scervellarmi per cercare l’associazione giusta, l’attinenza che quel volto mi suscitava,  poi in un lampo si fece largo un’idea. Che sia lui? Lo sguardo mi si posò sulla targa che elencava i nomi di tutti i medici dello studio e lessi: Michele Conta. Non mi ero sbagliata e all’improvviso mi tornarono alla mente le scene di vita ai tempi delle scuole superiori
Michele aveva un certo non so che di indefinibile che lo rendeva diverso dagli altri ragazzi della sua stessa età. Occhi vispi che denotano uno spirito vivace, dietro i quali si intuivano meccanismi mentali che giravano a mille, senza soluzione di continuità. All’epoca, tra noi studenti, non tutti sapevano che Michele sin da bambino aveva intrapreso lo studio del pianoforte all’Istituto Musicale “Giuseppe Verdi” di Asti e lo aveva proseguito al Conservatorio “Antonio Vivaldi” di Alessandria. Un apprendistato tutto sui generis. Divenne allievo del Maestro Giuseppe Peirolo, organista e compositore di musica sacra, che lo accolse sotto le sue ali e gli svelò tutti i segreti sul funzionamento degli organi a canne diffusi nelle chiese. Durante le prove e i concerti il giovane Michele girava le pagine delle partiture. Quale scuola migliore di quella? Così, a diciotto anni, con altri giovani musicisti suoi amici, fondò un gruppo, La Locanda delle Fate.
La formazione completa era la seguente: Leonardo Sasso, voce. Luciano Boero, basso elettrico. Giorgio Gardino, batteria e vibrafono.
 Alberto Redifiori Gaviglio, flauto chitarra e voce. Michele Conta, pianoforte e tastiere. Oscar Mazzoglio, hammon C3 e tastiere. Luciano, Oscar e Giorgio avevano già fondato un gruppo dalle sonorità prevalentemente R&B, The Sound and Music, ma agli albori degli anni 70 decisero di dar vita a un nuovo gruppo, estendendo l’organico ad altri componenti. Così si trovarono alle prese del primo problema: ribattezzare la band con un nuovo nome.
Luciano Sasso ebbe l’idea di chiamare il gruppo con quello strano nome che evocava mondi fantastici, favole e sogni ma la vera ragione di quella scelta fu un’altra. A seguito di un’intervista a cura di Angelo Branduardi per la rivista Ciao 2001, venne fuori che il cantante aveva letto un articolo in cui si raccontava di un locale romano chiamato “La Locanda delle Fate” appunto, chiuso dalle autorità perché nell’albergo si era sviluppato un vasto giro di prostituzione (coinvolte anche casalinghe e studentesse insospettabili). Dopo essersi molto ben rodati, suonando cover in giro per locali (soprattutto pezzi tratti dagli album di Gentle Giant, King Crimson, Yes e Genesis) e raggiunti profili tecnici individuali e d’organico molto alti, decisero di produrre brani originali. Si isolarono svariati mesi per comporre indisturbati. Michele confezionò Sogno di Estunno, Ezio approntò Profumo di colla bianca e Alberto si rivelo paroliere efficace e prolifico. I suoi testi aggiunsero bellissime immagini alla musica. Tutto questo lavoro certosino produsse, nel 1977, un album progressive rock romantico: “Forse le lucciole non si amano più“, il capolavoro indiscusso di questo gruppo che, negli anni di attività, realizzò tre album in studio.
Purtroppo, nella seconda metà degli anni 70, le nuove tendenze musicali come il punk e la disco music si imposero al grande pubblico, costringendo il progressive, dopo anni in cui era stato leader tra tutte le tendenze musicali, a cedere il passo a questi due nuovi generi. Di fatto la Polydor, la casa discografica che aveva prodotto “Forse le lucciole non si amano più“, voleva orientare l’album che la band aveva già in cantiere verso sonorità più commerciali e più remunerative, avvalendosi di arrangiamenti più vicini al pop ballabile. Da questa richiesta scaturì un singolo (New York – Nove lune) a cui non fece mai seguito la pubblicazione dell’intero nuovo album. Il disco ebbe un discreto seguito ma i musicisti si sentivano più di camminare su di un terreno a loro poco consono e decidono di sciogliersi. Si dovranno aspettare una decina di anni perché l’interesse per il progressive rinascesse. In particolare la rinascita del progressive italiano si notò di più in paesi come Giappone, Corea, USA e Messico piuttosto che in Italia o nel resto dell’Europa dove il ritorno fu più lento e meno incisivo. Proprio in Giappone la Locanda delle Fate ha venduto la gran parte dei dischi stampati da quell’’album d’esordio, superando le centomila copie. Alla band capiterà anche una serata a Tokio in cui divise la scena con i Pooh, lo spettacolo risultò sold out già da diversi mesi prima dell’esibizione. 
Negli anni 90 la Locanda Delle Fate si trovò non più al completo, quando i musicisti tornarono in studio ma riuscirono comunque a pubblicare un nuovo album: “Homo homini lupus” (1999), dal sapore più rock. Dopo anni d’oblio, nel 2007 si registrò un  tentativo di reunion. Si ritrovano in sala di incisione, spronati dal loro vecchio produttore della Polydor, Nico Papathanassiou (fratello di Vangelis), ma tra loro si generarono anche le incomprensioni. Una parte del gruppo sostenne l’idea di Luciano Boero che voleva tornare da subito a fare concerti, l’altra aderì alla visione di Michele Conta che voleva realizzare nuovi brani in studio per presentarli successivamente sul palco. A causa di questi contrasti i musicisti sciolsero la band e ognuno s’incamminò per la propria strada.
Si arriva così al 2010 e al loro ritorno in collettivo. Entrano due nuovi membri e tornano ad esibirsi davanti al pubblico di casa, in occasione della rassegna “Astimusica”.
Le nuova formazione che sale sul palco astigiano ha come componenti: Leonardo Sasso, voce. Luciano Boero, basso elettrico. Giorgio Gardino, batteria. Oscar Mazzoglio, tastiere. Maurizio Muha, pianoforte, minimoog, tastiere. Massimo Brignolo, chitarra solista. 
Il sentirsi di nuovo un gruppo affiatato, che si amalgama magnificamente sul palco durante i live, riesce a dare forza e slancio alla band che riesce a sfornare un nuovo album: “The Missing Fireflies“, le lucciole scomparse. Uscito nel 2012, è la raccolta dei brani in studio della band mai pubblicati prima, scartati al momento della pubblicazione dell’album “Forse le lucciole non si amano più“. Il gruppo si avvale, in  questo nuovo corso, del supporto entusiasta di un super fan giapponese, Yasushi Tsuruta, il quale, saputo del concerto astigiano, sale sull’aereo per assistere allo spettacolo della sua band preferita che a sua volta lo omaggia facendolo salire sul palco per un pubblico saluto.
A partire da quel concerto del 2010, la Locanda delle Fate si è esibita on stage più volte, sempre seguita da una marea di folla: all’Italian Prog Festival di Tokio (2012), al Baja Prog in Messico (2013), al “Progressivamente” a Roma (2011), al Progvention di Milano (2010) e alla Convention Prog Resiste in Belgio (2013) e
 intanto, cosa è accaduto al nostro ragazzo prodigioDurante il periodo di successo del primo album, Michele Conta fa la spola tra Asti e Milano per fare il turnista in svariate sale di incisione meneghine, poi la grande decisione: invece di fare il musicista professionista sceglie di laurearsi in medicina e diventare un buon medico, riuscendo anche a conciliare lavoro e passione per la musica, tanto da non smettere mai il lavoro di composizione e tornando in studio nel 2019 con “Endless Night” di cui abbiamo già parlato in un’intervista con l’autore.

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