Isobel Campbell: “There Is No Other” (2020) – di Maurizio Garatti

Considero Isobel Campbell una delle pochissime vere icone indie pop attuali, e il suo ritorno sul mercato con “There Is No Other” (2020), un nuovissimo e scintillante… una di quelle cose che possono renderti la vita decisamente più gradevole. La quarantaquattrenne scozzese, nata a Glasgow nel 1976, si riaffaccia sulla scena musicale con un disco solo all’apparenza semplice, elegante e raffinato come solo chi ha nel suo DNA l’essenza di Euterpe poteva concepire. Pur essendo ormai losangelina a tutti gli effetti, Isobel conserva intatto il suo fascino gaelico, e la contaminazione tra la notte sui boulevard della “Città degli Angeli” e il classicheggiare folk che risente dell’amore viscerale per il violoncello, riesce a connotare ogni singola nota del disco: il risultato è una suadente e progressiva discesa nell’intimo animo umano, inframezzata da brevi lampi di accecante immediatezza. La voce ancora incredibilmente adolescenziale sembra accarezzare il perfetto lavoro fatto dal marito Chris Szczech, con la collaborazione della stessa Campbell, in fase di produzione. Registrato ai Mant Studios di Los Angeles, l’album ha una cifra stilistica perfettamente definita, che evidenzia la natura bivalente dell’ex cardine degli ormai iconizzati Belle and Sebastian.
“There is no other” arriva ben 14 anni dopo “Milkwhite Sheets” del 2006 e ha il pregio di riportare sotto i riflettori una artista coi fiocchi, che dimostra anche di essere enormemente cresciuta in fase di scrittura. Dopo aver metabolizzato l’affascinante avventura musicale vissuta assieme a Mark Lanegan, capace di produrre tre album di grande livello, Isobel si scrolla di dosso esperienze passate e amori adolescenziali, trovando la sua giusta dimensione: solamente chi sa di essere “on the right side of the streets” può permettesi di proporre un brano che sa di leggenda come Runnin’ Down a Dream di Tom Petty (tratto dall’album di esordio “Full Moon Fever” del 1989) rendendolo perfettamente funzionale al progetto e rivestendolo di nuovo splendore. La ragazza ha carattere, e può permettersi questo e altro. Il trasferimento da Glasgow a Los Angeles è avvenuto con naturalezza, ma la firma con un’etichetta che ha poi chiuso, facendole perdere anni di lavoro ha complicato non poco la vita di Isobel, che a tal proposito ha tenuto a dichiarare: «Sembrava fossi andata in pensione o in prigione. Sentirmi dire che non potevo pubblicare un album mi ha completamente distrutto e ho iniziato a mettere in dubbio tutto, isolandomi da tutti. Ma se sei fortunato da vivere abbastanza a lungo, ci saranno sempre alti e bassi»
A coronare questa ultima esternazione, ecco arrivare la firma con la Cooking Vinyl e la pubblicazione di “There is no other”, titolo che si ispira a un antico saluto Maya: In Lak’ Ech, che tradotto suona “Io Sono un altro Te Stesso”, ed è un chiaro omaggio alle pratiche meditative attualmente usate dall’artista scozzese.
Assieme al chitarrista Jim McCulloch (Soup Dragons), al tastierista Dave McGowan (Teenage Fun Club), al bassista Elijah Thomson (Father John Misty, Everest) e alla polistrumentista Nina Violet (Willy Mason, Evan Dando, Marissa Nadler), il disco prende forma regalandoci una versione moderna del conturbante canto di Nico: è come se le pulsioni dark e punk della antica musa dei Velvet Underground venissero spogliate da tutte le caratteristiche che ne fanno ciò che sono, per riemergere pure e incontaminate. Si tratta di una psichedelia con tratti folk, delicata e sognante, che richiama le atmosfere tipiche degli anni settanta, che ci presenta una serie di canzoni dai tratti country, folk, e una leggerissima spruzzata di elettronica. Ci possiamo trovare il romanticismo francese degli anni sessanta, quello di Françoise Hardy tanto per intenderci, coniugato alle sonorità del nuovo millennio e, proprio per questo, possiamo salutare “There Is No Other” come un viatico per una nuova stagione musicale. Sussurrato e intimo, il disco cattura e affascina, e le tredici canzoni che lo compongono sono una boccata di aria fresca.

1. City of Angels. 2. Runnin’ Down a Dream. 3. Vultures. 4. Ant Life. 5. Rainbow.
6. The Heart of It All. 7. Hey World. 8. The National Bird of India. 9. Just for Today.
10. See Your Face Again. 11. Boulevard. 12. Counting Fireflies. 13. Below Zero.

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