Io sono cattiva: “Colpa Nostra” – di Ginevra Gico

Io sono cattiva. Sono cattiva fino in fondo, sono cattiva senza redenzione, sono cattiva fino all’ultima fibra del mio essere. Nulla mi intenerisce né commuove. Sono cinica e sola, solissima perché non credo ci sia redenzione al mondo e perché non ve ne sarà comunque per me. E allora sono cattiva.
Sono cattiva per tutte le promesse fatte e non mantenute, sono cattiva per tutta la fiducia data nei momenti critici e poi tradita, per ogni speranza nel domani, per ogni sogno infranto, per ogni delusione. Io sono cattiva perché ci ho creduto e ci ho rimesso.
A caro prezzo, in prima persona, sulla mia pelle, da sola. Io sono cattiva per tutte le volte che ho pianto perché ogni singola lacrima era fatta di veleno che pian piano mi ha resa cattivissima, malvagia, letale.
Si dice che i buoni diventino temibili quando perdono la pazienza, io sono di questa razza e ho imparato a tenere a distanza il mondo facendogli paura prima che si accosti. E non è vero che questa è la condizione del cinico disilluso che ha paura di ricominciare dopo la sconfitta e teme di essere deluso ancora.
Non è così. Questa è una cosa diversa dalla paura di ricominciare.

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Sarebbe troppo facile e scontato giustificarsi così ma questa non è vigliaccheria, è metamorfosi irreversibile, è resilienza.
Ogni uomo prima o poi cade nella propria vita e più volte è costretto a ricominciare da solo e con fatica, pagando il prezzo alle delusioni, alla solitudine ma andando avanti verso il giorno successivo che comunque arriverà. Dall’inizio del mondo è sempre andata così e tutti, da Caino al bambino che nascerà domani, ci sono dovuti e ci dovranno ancora passare. Ma la resilienza è altro. E’ la capacità di adattarsi alle condizioni più avverse per poter sopravvivere, per aggrapparsi alla vita. La resilienza sa trovare nuove energie quando si pensa di non averne più da spendere. La resilienza pompa aria nei polmoni e sangue per far di nuovo pulsare il cuore anche quando pensi di non averlo più perché si è spezzato. E’ la vita che tuo malgrado ti mette davanti alle cose e ti ci spinge contro anche quando non vuoi più.
Così resti vivo, resti a combattere e forse gioire o godere di questa nuova condizione ma si paga un prezzo altissimo: la resilienza per non mandarti a fondo chiede il conto, ti cambia, ti indurisce. Ti  mette addosso una corazza che da subito salva la vita ma che con il tempo non potrai posare più a terra e diverrà carne viva sopra e dentro di te. Come una malattia entra nel corpo, si annida nelle sue fibre sino a divenire irreversibilmente parte di te, fino a non poter distinguere più le due cose: due elementi vitali confusi in un involucro unico, vivo si, ma nuovo e diverso dalla creatura originale, più forte e resistente alle avversità ma cattivo.
Finalmente cattivo. Contro tutto e contro tutti ma soprattutto contro se stesso, perché l’ultimo sprazzo di vitalità dell’individuo originale  si conserva e continua a lottare proprio contro la resilienza che lo ha mantenuto in vita ma che ne pretende la dissoluzione. E da questo paradosso ne deriva un altro, il più grande e tragico:
la prima vittima del cattivo è se stesso.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

“Colpa nostra” di Giuseppe Caporale e Walter Nanni – Musiche originali di Enrico Melozzi – Regia di Walter Nanni © Tutti i diritti riservati
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