IO ME LO RICORDO IL BARDO – di Ginevra Gico

Io me lo ricordo il Bardo, mi ricordo quel museo pieno di luce e spazi immensi.
Ero scesa da una nave da crociera uguale a quella dei notiziari dei giorni scorsi e, come in un rituale, ero stata portata lì insieme al popolo navigante dei crocieristi. Me lo ricordo bene il Bardo, si arrivava lì lasciando i rumori e i colori forti della Medina alle spalle, già storditi da un profumo intenso, africano, da un’aria nuova e pesante si entrava in un luogo maestoso, pieno di refrigerio e silenzio. In un posto dove esotismo e civilizzazione umana si sono fusi millenni addietro, si offre agli occhi frastornati dei turisti un’Africa nuova, diversa, fatta di statue e mosaici opulenti che non vengono esposti come i segni di un’antica invasione ma con l’orgoglio di un passato glorioso che ha coinvolto tutte e due le sponde del Mediterraneo, quella italiana e quella africana.
E’ la mostra orgogliosa di una specie di età dell’oro dove romanità non era un concetto remoto per quei lidi ma un’idea viva, presente lì, proprio lì e che rendeva orgogliosi e ricchi gli africani e i romani insieme, che portava a frutti altissimi come Agostino di Ippona, africanissimo cives romanus. Si usciva da quella visita con il cuore più aperto, come se la stessa miracolosa unione tra le due sponde del mare si fosse verificata di nuovo durante quella scoperta dell’Africa romana o della Roma africana.
Rivedere ora invece quei luoghi violati dalla barbarie e dal sangue innocente versato fa male al cuore. La cieca brutalità,  l’ottusità dell’ignoranza, la violenza fine solo a se stessa e al culto del terrore hanno sporcato e offeso quel posto più di qualunque altra sciagura, perché esso costituisce il monumento di una convivenza non solo pacifica ma addirittura virtuosa tra i popoli, dove essere una cosa non esclude essere anche un’altra, dove essere diversi è una risorsa non una mancanza. In questo momento storico dove ci si sente sempre meno europei – se questa è l’Europa che ci deve rappresentare – si avverte forte il bisogno di riconoscersi in qualcosa, qualcosa che ci accomuni e ci faccia sentire uniti di fronte a questo crescente regime del terrore che sta colpendo il cuore della nostra civiltà, la quale prima di essere europea è stata romana, africana, mediterranea.
Ora più che mai abbiamo tutti bisogno del Bardo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

bardo gico

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