“Inventarsi un lavoro” – di Andreas Finottis

Mi chiamo Amedeo Nazzaro Garnin, nato tra le campagne del nord-est italico in una nevosa notte del febbraio 1962. I miei genitori erano due sognatori appassionati di cinema, a mio padre piacevano i film con Humphrey Bogart, a mia madre quelli con Amedeo Nazzari, e che fosse una sua fan lo si intuisce dal mio nome. Sognavano un loro mondo fantastico e sopravvivevano con fastidio nella realtàIo, essendo figlio di due sognatori divenni subito un sognatore al quadrato. Il mio mondo era popolato di musica rock and roll, film western, fumetti, libri d’avventura. Anche quando giocavo cercavo con pezzi di legno e rottami in ferro di fare della assurde macchine volanti, che non funzionavano ma, mentre le facevo stavo bene, immaginandomi di andare oltre le nuvole, verso i mondi che sognavo. Avevo la passione degli aquiloni, e quei rari che volavano alti, mentre li guardavo, mi facevano stare in una sorta di estasi beata… ma i sogni non si mangiano. In famiglia non si aveva nessun senso pratico, si sopravviveva per sognare, perciò si avevano sempre pochi soldi; poi, persi i genitori e dopo lavori saltuari, mi ritrovai definitivamente solo e senza lavoroC’è la crisi, la globalizzazione, il lavoro è sparito, i soldi li hanno fatti sparireOggigiorno bisogna inventarselo il lavoro, mi dicono dalla televisione. Oggigiorno bisogna inventarselo il lavoro, mi dicono al bar. Io vi ascolto, ci provo a inventarmelo, ho constatato che avete ragione: non si trova lavoro e, dopo i 40/45 anni, è praticamente impossibile… bisogna proprio inventarsene uno. Seguire sempre le proprie aspirazioni è il consiglio principale che viene dato. A me piace l’arte e anche la recitazione, allora provo a fare la statua umana davanti ai supermarket, ma i cani mi pisciano sulle gambe, la gente fa il giro al largo e i vigilantes mi minacciano sputando a terra con disprezzo: la mia sensibilità viene ferita e abbandono depresso la professione. Ho sentito che un settore in espansione con un radioso futuro è il riciclaggio dei rifiuti, ho sempre avuto una predisposizione per l’ecologia e il proteggere l’ambente, quindi provo a inserirmi nel riciclaggio dei rifiuti, raccogliendo lattine dai cestini, pezzi di ferro che vedo ai lati delle strade e. dopo tanto lavoro, ho fatto i conti: ho speso più in benzina che quanto ho guadagnato. INTERNET E’ IL FUTURO!” mi urla il mio tempo. Allora mi compro un computer e faccio il collegamento a internetMi ritrovo scrittore e poeta: scrivo poesie che leggono e apprezzano e ho trovato anche un editore che mi dice “sei bravissimo”, vuole pubblicarmi, devo solo dare un contributo per le spese di 4.995 euro… lui gestisce la promozione e mi manda molte copie del libro a casa. E’ un lavoro che mi piace ed è un lavoro creativo; inoltre, nelle mie poesie, scrivo e denuncio i problemi ecologici, mi sento veramente completo e appagato, perciò la proposta dell’editore la accetto con entusiasmo. Ora sono passati alcuni mesi, sono completamente al verde, con la casa piena di libri miei… e non li vogliono neppure i miei commensali alla mensa Caritas…. segue su carta

Tratto da Criceti: Come Correre Una Vita Senza Andare Da Nessuna Parte”
di Andreas Finottis e altri Autori (Gli Elefanti Edizioni 2017).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Un pensiero riguardo ““Inventarsi un lavoro” – di Andreas Finottis

  • Dicembre 27, 2017 in 9:45 am
    Permalink

    Bello e divertente, ma anche drammatico – al punto da fare incazzare.

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.