Inti-Illimani: “Viaggio nel Sannio e nel Matese” (1976) – di Riccardo Panzone

Il documentario di Ugo Gregoretti “Inti Illimani: viaggio nel Sannio e nel Matese”, datato 1976 e riedito da Rai Teche, è un inno alla semplicità e alla bellezza. La bellezza delle vallate del basso Appennino e di borghi incastonati nell’arboreo ventre di dolci colline e terra aspra, ricordano gli stessi villaggi ove gli Inti-Illimani traggono l’ispirazione dei propri testi e la voce dei dolci lamenti di rivolta e sconfitta, trionfo e disperazione. Le argentine montagne, ad immemore guardia dei borghi, offrono lo stesso scenario Andino che fa da sfondo alla musicalità semplice e popolare degli Inti Illimani, condita delle strofe della miglior “intellighenzia” sudamericana dell’epoca (da Pablo Neruda a Violetta Parra). Il gruppo cileno avrà riconosciuto nella tenera asprezza delle facce degli anziani che, ovunque e a qualunque latitudine, hanno sempre lo stesso volto riarso dal sole e la mani spezzate da una terra che chiede tributo e sforzo a petto di ogni minima soddisfazione, gli stessi volti di loro disperati compatrioti beffati dapprima da una prematura riforma agraria e, successivamente, dal terrore e dalla dittatura. Il viaggio è condito di soste, riflessioni e opportune rievocazioni storiche: dalla viva voce dei tanti “Aedi” del luogo è possibile ricostruire le vicende della Banda del Matese che, nel 1877, tenta di liberare i contadini del Beneventano dal giogo padronale proclamando una improbabile e antesignana repubblica Socialista e le cui gesta, oggi, giacciono dimenticate da una memoria storica smemorata che ha condannato i protagonisti (tra cui l’anarchico Errico Malatesta) alla damnatio memoriae. A San Bartolomeo in Gallo, gli Inti Illimani apprendono della “marcia della fame” del 1957, mesta processione sottoproletaria dell’epoca che, iniziata nel tentativo di portare istanze e rimostranze a Roma, si conclude dopo pochi chilometri soffocata dai Carabinieri. Il viaggio è intriso dalla necessità del gruppo Andino di sdebitarsi nei confronti della gente Sannita che li accoglie come fossero fratelli e compagni, catapultati dall’altra parte del mondo. Si tratti del concerto gratuito di Forcone (piccolo paese del Beneventano) o di una strimpellata a conclusione del classico ed infinito pranzo domenicale, tipico del mezzogiorno d’Italia, gli esuli Cileni rendono tributo e gratitudine ad un popolo che diventa, per cinque giorni, il “loro” popolo. La bellezza della semplicità viene raccontata per immagini in questo documentario di circa mezz’ora il cui filo conduttore, in un arduo gioco di parole, è proprio la semplicità della bellezza, priva di orpelli o sofisticazioni, di volti, parole e paesaggi che caratterizzano, in una sorta di romantico ed improvvisato gemellaggio, tanto il villaggio ai piedi delle Ande quanto il borgo alle falde degli Appennini.

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