Una voce da regina: intervista con Linda Valori – di Gabriele Peritore

Una voce potente, unica, considerata ormai da tanti anni in Italia la regina del Blues (o del Rhythm and Blues), Linda Valori si racconta sulle nostre pagine anticipandoci qualche notizia sui nuovi progetti.
Conosciamo e amiamo la tua voce fondamentalmente per la sua essenza Black che la rende quasi unica, o molto rara e particolare nel panorama musicale nostrano… ma tu sei italiana, sei di San Benedetto del Tronto, come avviene la scoperta di queste venature Black? Quando ti sei accorta di questa voce così potente e particolare?
“Io ho avuto dei genitori che sono stati e sono tuttora grandissimi ascoltatori di musica. Tramite loro ho avuto le prime audiocassette (date in omaggio pure sotto il periodo natalizio col pandoro e lo spumante!) e i primi vinili. Sono stata da sempre un “macinino”. Ho sempre curato l’ascolto e la riproduzione, talvolta inconsapevolmente, talvolta consapevolmente. Ho ascoltato di tutto… e da sempre faccio crossover di generi e contaminazioni grazie anche alla multiculturalità in cui sono cresciuta. Con il mio luogo d’origine ho un bel rapporto affettivo ma lavorativo quasi nullo. Diciamo che prendo di buono ciò che il posto natale mi dà (mare, montagna, famiglia e amici) senza avere aspettative di altro genere perché non spetta a me dare opportunità e valorizzare il territorio. Da piccola io rispondevo cantando, talvolta suscitando anche un certo imbarazzo nell’interlocutore che provava ad interagire con me. Pure i miei pianti isterici dopo un po’ cercavo di intonarli e, invece di impietosire, suscitavano risate e stupore (io ero incazzata e basta). Ero però entusiasta e lo sono tuttora. Mi emoziono per la bella musica e anche per eventuali cover riproposte dall’ambiente musicale contemporaneo. Ogni epoca ha la sua bella musica”.
Come i tuoi pianti da bambina il Gospel, quello dell’anima, implica una spiritualità molto sviluppata. Hai cantato davanti a tutti gli ultimi papi da Giovanni Paolo II in poi… ma tu che rapporto hai con la religione? E con il peccato, visto che il Blues, al contrario del Gospel, è considerato la “musica del diavolo”?
“Guarda, a prima vista potrebbe sembrare così scollegata la cosa ma invece non lo è. Io sono molto “umana” nel senso che ho bisogno di tutti e due: Gospel e Blues. Tutti noi dopo peccato sentiamo bisogno di pace e redenzione ma poi con la nostra umanità torniamo a peccare. Se invece di distinguere i due processi {peccato e redenzione) li considerassimo necessari alla nostra natura? Io credo in Dio. Mi fanno tenerezza tutti coloro che negano una forza più grande di noi”.
A proposito di peccato, hai dedicato un brano ad un autore che ha indagato tanto il peccato nei suoi scritti e ha destato scandalo in molte occasioni, sto parlando di Pasolini, che amiamo molto e il tuo brano si chiama Pasolini scrive che amiamo altrettanto. Come è nata l’idea di cantare questo brano? Perché hai pensato fosse importante parlare di lui rispetto ad altri autori?
“Io ho sempre adorato la verità in tutte le sue forme anche le più crude e non proprio piacevoli. Pasolini è ciò. Azzittito da un sistema sordo e fallace a lui restava solo la “lama” della sua penna ed è l’ennesima dimostrazione di come (prendi per esempio anche Lennon) se il tuo pensiero ha qualche riscontro allora può rivelarsi pericoloso. Ma lui avrà ancora seguito…”.
Hai cantato davanti ai papi come dicevamo prima, a Sanremo, su tutti i palchi più importanti a livello nazionale e internazionale, hai collaborato con grandi nomi della musica, hai prestato la tua voce in TV e al cinema, chissà da quanti aneddoti è formato il tuo background. La tua arte ti ha regalato tanto, c’è qualcosa che devi ancora realizzare?
“Io vorrei realizzare ancora molte cose e magari raccontare l’aneddoto “segreto” che ogni artista porta nel cuore. Il 2019 sarà per me un anno di cambiamenti, mi focalizzerò solo sulle cose musicalmente belle e sincere senza altre condizioni intermediarie. L’album nuovo è in costruzione come altri progetti con straordinari artisti. Ci sono persone (oltre la mia amata famiglia) che mi sostengono davvero con amore e competenza, dunque potrà nascere solo qualcosa di bello”.
Un nuovo disco quindi che noi non vediamo l’ora di ascoltare e che probabilmente porterai anche in concerto. Ti è capitato anche di reinterpretare Nina Simone, lei creava una specie di elettricità con il suo pubblico, tu che rapporto hai con chi viene a sentirti dal vivo?
“Chi viene ad ascoltare dal vivo ha tutto il mio amore e la mia gratitudine perché non si è fermato al “sentito dire”. Credo che ai concerti ci sia un vivere (da ambedue le parti) con sentimento il Momento. Per me è una sfida raccontare la mia storia… ma chi sta a sentire, mi vive. Date importanti ne farò in Liechtenstein e non solo….ma per scaramanzia teniamoci larghi…”.
Cos’è il Blues per te e cosa può dare alle nuove generazioni? Un consiglio a chi vuole intraprendere questa strada?
“Il Blues è rispetto per le radici… del genere musicale stesso ma rispetto anche delle nostre. Ecco che la più grande forma di rispetto per il Blues è anche contestualizzarlo. Il Blues può essere dappertutto, ma permettetemi di dire che se si nasce sul fiume Tronto o sul fiume Po o sul Tevere… si sente ed è giusto valorizzarlo senza scimmiottare ma “giocando” intelligentemente con la musica. Non ho un’idea di Blues ma, con tutto questo malessere beh… il Blues potrebbe dare tantissimo ai ragazzi e alla generazione odierna…ma vedrete che come per tutti i cicli storici, si ripartirà da un “medioevo” sofferente per riscoprire la bellezza e la verità di essere fragili. Ai ragazzi dico “andate e partite” e sappiate che l’incontro con altre culture ci salverà e ci farà creare cose nuove e belle ma, dove andrete, portate sempre la vostra identità”.

Foto Gianfilippo Masserano, Claudia Murgese, Fiammetta Rubini © tutti i diritti riservati
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