In Vino Veritas: “Grimorium Magi” (2019) – di Ignazio Gulotta

È un immaginario medievale oscuro ed ermetico, pagano e sensuale quello evocato nel nuovo disco della band carrarina In Vino Veritas: il titolo “Grigorium Magi” fa riferimento ai libri di magia nera, così come l’artwork evoca atmosfere dark e gotiche dai colori plumbei fra immagini di rapaci notturni, interni di cattedrali gotiche, scale buie di manieri, gargoyle; la citazione del leggendario Ermete Trismegisto («Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per fare i miracoli di una sola unica cosa») riportata all’interno ci rimanda ai criptici testi sapienziali che circolarono fra filosofi e alchimisti, mentre il nome della band fa riferimento al mondo medievale delle bettole, della goliardia e dell’ebbrezza, quello del Decameron, di Cecco Angiolieri, dei Carmina Burana, quello che scorreva sotterraneo come un fiume carsico a contrastare la visione religiosa e bigotta dominante. L’album “Grimorium Magi” (2019) rappresenta il punto di arrivo di un’attività quasi decennale che, partita con un appassionato lavoro di ricerca sulle fonti medievali, riproponeva nel primo disco del 2014 brani tratti dai Carmina Burana e della tradizione popolare pagana italiana ed europea, li ha condotti ora a un disco tutto di inediti che ne certifica la piena maturità artistica, l’emancipazione da una stretta ortodossia folk che crediamo rappresenti al contempo un punto di partenza per fruttuosi e interessanti sviluppi futuri.
Significativo in questa prospettiva il ruolo sempre più importante che assumono, accanto alla strumentazione proveniente dalle tradizioni popolari europee (ghironda, cornamuse, gaita, bouzouki, arpa celtica, viola a chiavi), strumenti come la chitarra o le tastiere, ma soprattutto la batteria e il basso, il cui lavoro ritmico contribuisce non solo a infondere vigore e forza ai brani, ma anche a dare una rilettura personale e attualizzata ai canoni del tradizionale folk celtico. Quanto detto è esemplificato nella trascinante Serpens Mundi, con i suoi riff nervosi della ghironda che mi ha ricordato gli Stormy Six più gagliardi e combattivi o dal ritmo incalzante impresso dalla sezione ritmica a Benandanti, brano non esente da influssi psichedelici presenti anche in Mezunemusus, dalle sinuose sonorità orientaleggianti e vagamente jazzatePrecatio Terrae e più vicina alla tradizione folk il testo è ricavato da pagane preghiere alla terra di epoca medievale, mentre la bellissima Morgana, con ospite al canto Federica Lanna, richiama il miglior folk inglese. La conclusiva Il Matto e il suo Scettro, unico brano in italiano, ha un testo che rimanda al mondo dei tarocchi e a una tradizione di ribellione e smascheramento del potere, non a caso la band viene da Carrara, terra di ribelli e di anarchici. Così si chiude nel migliore dei modi un album molto interessante e che dimostra come gli In Vino Veritas siano sempre più non solo un’ottima band da palco, ma come la loro proposta abbia ormai una qualità tale da renderli godibilissimi anche su disco.

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