In the end… – di Floriana Tosca

Giovedi 20 luglio 2017, un giorno normale, qualunque… ed è proprio in un giorno così che Chester Bennington decide di farla finita. In casa sua si impicca. Cantante, e musicista, aveva 41 anni, dipendenze da alcool e droghe, sei figli e una depressione montante. Uomo immagine dei Linkin Park, riempiva gli stadi e le arene con il suo gruppo, faceva musica, sempre lo stesso genere, nu metal che coniuga il rock pesante con influenze hip hop ed era coerente: nessuna contaminazione o perdita d’identità, canzoni forti, senza scuse. Il pubblico lo aveva capito, il messaggio arrivava chiaro e forte, determinando una vera e propria fidelizzazione al gruppo ed al suo genere; ogni album era comunque un boom di pubblico e di vendite.  Dal successo mondiale del primo disco “Hybrid Theory” (2000) con la trascinante In the end, Lui e il suo gruppo continuano a lavorare e produrre ininterrottamente: sette album in studio, due dal vivo, tre raccolte, fino a collaborare con il rapper Jay Z nell’album “Collision Course” (2004) e nell’ultimo lavoro uscito in maggio “One More Light”, più maturo forse nelle sue sonorità, sicuramente il segnale della ricerca di nuove sonorità più pop. Il 17 giugno i Linkin Park suonano anche in Italia, all’autodromo di Monza e fanno di nuovo centro: 80.000 persone. Uno dei concerti di maggior successo dell’anno… ma il male di vivere non guarda in faccia a nessuno e così, malgrado tutto, ha azzannato Chester  Bennington alla gola. Aveva già conosciuto l’idea del suicidio: a maggio scorso infatti si era tolta la vita il suo amico e collega, il cantante Chris Cornell. Al suo funerale Chester aveva cantato per lui Hallelujah di Leonard Cohen e, proprio nel giorno del compleanno di Chris, ha deciso di farla finita anche lui… di lasciarlo vincere quel maledetto male che rende insopportabile l’esistere. Forse è troppo riduttivo ma davvero, forse, tutto il suo malessere era già scritto nelle parole di alcuni dei pezzi più belli… in Castle of glass, dall’album “Living Things” del 2012: “cause I’m only a crack in this  castle of glass hardly anything else i need to be” o in What I’ve done da “Minutes to Midnight” del 2007: “ho affrontato me stesso per eliminare ciò che sono diventato, cancellare me stesso e lasciare indietro ciò che ho fatto”. Ci è riuscito.

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