In agosto… un po’ di anni fa – di Lino Gregari

Quelli come me, che sono ancora giovani, ma che hanno vissuto gli anni sessanta, non possono fare a meno di ricordare cosa erano in quel periodo le grandi città nel mese d’agosto.
Stiamo parlando di un’altra epoca, storicamente vicinissima a noi, ma con usi e costumi lontani anni luce dal presente. Erano anni nei quali le persone vivevano in modo diverso, senza tutta questa tecnologia che ci libera e ci opprime contemporaneamente. La televisione era un gradevole passatempo, da gustare di tanto in tanto, e non l’ossessiva e aggressiva presenza odierna.
C’era la RAI, rigorosamente in bianco e nero, con il suo monoscopio, rassicurante e amichevole.
E poi c’erano i caffè, nei quali ritrovarsi a parlare di calcio e di altro… magari giocando a carte o a bocce.
Altri luoghi, altri tempi e… quando arrivava agosto, la città cambiava. Repentinamente.
Le grandi fabbriche chiudevano, e le città si svuotavano, creando paesaggi irreali e significativi.
Milano era il simbolo di questa migrazione stagionale, con le sue grandi aziende, Breda, Falk, Pirelli, che indicavano la via, lungo la quale si avviavano anche tutte le altre, sia che fossero figlie dell’indotto industriale o no.
Era un fenomeno incontrollabile, che spopolava letteralmente la città, lasciando ai pochi azzardati o ai costretti rimasti, un paesaggio da fantascienza, vuoto e assurdamente bello.

In quei giorni potevi uscire di casa, incamminandoti verso il centro, con la concreta possibilità di non incontrare anima viva. Negozi rigorosamente chiusi, con i supermercati che ancora non avevano colonizzato la nostra esistenza.
Diventava difficile reperire qualsiasi cosa, e la vita era di fatto diversa.
Ti sentivi padrone del mondo, e questa sensazione mitigava in parte la depressione indotta dal fatto che le agognate ferie per te si riducevano a un mero far niente, senza possibilità alcuna di fuggire dal temporaneo deserto… ma, dopo un po’ i
niziavi a fare l’abitudine a quel paesaggio, a quella quiete assurdamente reale.
I grandi silenzi che la città regalava, urlavano continuamente, coinvolgendoti in un presente dal quale pensavi di voler scappare.
Da qui iniziava un’ altra estate, bella e possibile, che ti faceva scoprire inaspettate libertà.
Potevi uscire di casa vestito in modo approssimativo, cosa impensabile in quegli anni. Potevi disinteressarti delle esigenze dei tuoi condomini, abbandonandoti a eccessi sonori e altro.
Vivevi in modo diverso insomma… e quando alla fine scoprivi che ti piaceva, ecco apparire all’orizzonte le prime macchine, avvisaglie del grande rientro che avrebbe riportato tutto alla normalità.
Almeno fino al prossimo agosto…

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3 pensieri riguardo “In agosto… un po’ di anni fa – di Lino Gregari

  • Agosto 9, 2015 in 3:55 pm
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    Come erano belle le vacanze in città! Proprio come le hai descritte bene tu. Un anno decidemmo di passare delle vacanze demenziali a Torino (giusto la settimana di ferragosto). Clima da dopobomba. Tram vuoti ogni mille anni. Immondizie che rotolavano per le strade e i marciapiedi. Caccia all’alimentare aperto. Ogni tanto incrociavi un essere umano. Silenzio irreale. Nelle ore più calde: interminabili partite a carte, con bibite fresche a portata di mano. Io non ho mai più visto l’enorme parco della Pellerina deserto cosi.

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    • Agosto 9, 2015 in 5:54 pm
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      Torino era l’altra città toccata da questo fenomeno.
      I paesaggi irreali erano gli stessi, e le sensazioni dei superstiti anche…
      Storie di un passato che sembra solo fantasia.

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  • Agosto 9, 2015 in 7:36 pm
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    Non sarò una persona a posto, ma ancora oggi rincorro quella sensazione. Preferisco lavorare quando gli altri sono quasi tutti in ferie e starmene in città. Poi sto a casa quando gli altri sono piazzati al lavoro

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