Il “ terremoto giudiziario ” romano

Ogni tanto ci propinano un “terremoto giudiziario”. L’ultimo riguarda la grande retata di politici, pubblici funzionari e malavitosi a Roma. La gente si scandalizza… e passa oltre velocemente.
Si accontenta della notizia e dei risvolti più o meno “piccanti” della vicenda.
Così, con una tecnica ormai collaudata e fraudolenta, l’informazione filtra e manipola la Verità.
Il circo mediatico risulta a completo supporto di chi ci vuol far credere che per risolvere i problemi di questo sventurato paese bisogna togliere i diritti alla gente, tenere le tasse più alte per pensionati e dipendenti, chiudere le province e farle ricomparire in altra forma a loro più conveniente, ignorare l’attività delle regioni… i loro bilanci fraudolenti e le loro scelte dissennate.
Questo teatrino è condotto da un capo dello stato che sta alla finestra e dirige il traffico, da un premier che procede per annunci mediatici spot con la tecnica di comunicazione di cui sopra, da ministri che dopo aver ampiamente sfruttato lo schiavismo legalizzato delle leggi mastella/treu, delocalizzato furbescamente le proprie attività imprenditoriali, trattato con ogni potere economico fuori legge… si riciclano salvatori della patria e profeti del buono e giusto.
In realtà, la vicenda di Roma conferma alcune questioni che sono sotto gli occhi di tutti,
a volerle vedere ragionando e non dormendo i sonni mediatici che fanno comodo a chi guida la baracca.

terremoto giudiziario - Copia

Il potere economico, la liquidità immediata e il conseguente controllo sull’economia italiana, è nelle mani delle mafie, dei funzionari dello stato corrotti, dei politici impuniti e proni al malaffare e ai loro interessi personali. Una grandissima fetta del Pil italiano è gestito dall’economia fuorilegge e dal grumo politico affaristico che lo vivifica da anni…
e la conseguente, smisurata evasione fiscale è prodotto di questo. Così come da tutto questo deriva l’enorme e insolvibile debito pubblico che ci costringe al vassallaggio nei rapporti politici con l’Europa e con il resto del sistema economico e politico mondiale.
Appare quindi evidente la imprescindibile necessità di una reazione popolare di massa che riesca a salvarsi dalla strumentalizzazione di pochi sciagurati vandali, che consentono all’informazione di classificare ogni protesta come frutto di pochi selvaggi distruttori o strumentalizzazione di chissà quale complotto “proletario”.
Il vero nostro problema sta quindi nella inadeguatezza delle organizzazioni politiche e sindacali che hanno perso ogni autorità verso il popolo sovrano e, conseguentemente, la credibilità necessaria per una mobilitazione civile e democratica che contrasti il disastro in atto.
 
Magazzini Inesistenti

2 pensieri riguardo “Il “ terremoto giudiziario ” romano

  • Dicembre 4, 2014 in 1:34 pm
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    La mafia era sempre stata di famiglia per noi, interna alla nostra casa, così abituale da non farsi notare; ma, con l’omicidio dello zio, d’improvviso diventava una forma spaventosa, sconosciuta e falsamente benevola.
    Di quel nucleo familiare, così forte e unito, di quella famiglia felice e ostentatamente patriarcale come era la mia, oggi non esiste più niente: è stata spazzata via dalla crudeltà della mafia che non ha avuto il minimo scrupolo a sconvolgere i nostri affetti e i nostri sentimenti.
    La nostra famiglia si sfaldava e, a peggiorare le cose, avrebbe contribuito anche un atteggiamento che, fino ad allora, ci era sconosciuto. Cominciarono problemi nei rapporti familiari, soprattutto per la reazione di Peppino che da allora cominciò a chiedersi in che famiglia e in che mondo vivesse. Da lì inizia una riflessione che lo porterà a fare le sue scelte.
    Sono stati tempi molto difficili. Almeno agli inizi, sembrava impossibile poterci liberare da quell’oppressione mafiosa, toglierci dalla testa quel velo di falsità che ricopriva anche la nostra casa.
    Ci siamo riusciti pagando un prezzo altissimo ma con un risultato straordinario che oggi possiamo rivendicare con pieno merito: quello di essere tornati a vivere come persone libere che sono riuscite a far capire che in Sicilia è possibile resistere contro lo strapotere della mafia.
    Un’eredità dal valore inestimabile, una ricchezza che ci è stata lasciata da Peppino e che mia madre e io abbiamo saputo raccogliere per essere i testimoni del nostro tempo.

    Giovanni Impastato (fratello di Peppino)
    da
    RESISTERE A MAFIOPOLI
    La storia di mio fratello Peppino Impastato
    di Giovanni Impastato e Franco Vassia

    Rispondi
  • Dicembre 15, 2014 in 1:07 pm
    Permalink

    grazie anamika per il tuo commento…

    Rispondi

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