“Il tempo non aspetta nessuno” – di Bartolo Federico

Seduto in un bar bevo caffè, e fumo di tanto in tanto qualche cicca. Me ne sto con le tempeste sonore di Bob Dylan nelle orecchie, e cerco delle risposte che non troverò mai. Qualche giorno fa sono andato per l’ennesima volta all’ufficio di collocamento. Un impiegato simpatico come un becchino delle pompe funebri mi ha detto che non c’era trippa per gatti, per cui facevo meglio a ripassare tra qualche mese. Nel frattempo frusciai ad alta voce: “vengo a mangiare da lei”. Il tizio ha fatto finta di non capire. Me ne sono andato camminando a testa bassa e rovistando nei pensieri più infimi, mi sono diretto verso il quartiere dove sono cresciuto. Avrei voluto fare un sacco di cose nella mia vita, anche amare qualcuno, invece non facevo un cazzo di niente. I miei genitori avevano fatto sacrifici immensi per farmi studiare, perché sin da piccolo promettevo bene, e il loro sogno era quello di avere un figlio da chiamare Dottore. Avevano puntato tutto su di me, e io avevo fatto del mio meglio per non deluderli ma, a dire il vero, anche allora avrei voluto dileguarmi tra gli spiritati vagabondi della notte. A cosa sono serviti tutti quei sacrifici pensai mentre mi alzavo per andarmene dal bar, se sono uno dei tanti che rimpingua la fila dei disoccupati? Me ne sto in giro facendo cose odiose, come il venditore porta a porta. Perché in questo cazzo di paese, vendere è l’unica prospettiva che ti viene data. Certo, qualcosa rifilo e qualcosina riscuoto, ma è sempre troppo poco per tirare avanti. Mi sento bello e inguaiato, e non ho un piano di riserva. Il tempo non aspetta nessuno, figuratevi uno come me.
“Il tempo non aspetta nessun uomo e non mi aspetta. Sì il tempo non aspetta nessuno e non aspetta me. Sfrutta la tua estate, raccogli il grano. I sogni di una notte svaniranno all’alba. E il tempo non aspetta nessuno.” (Time Waits For No One – The Rolling Stones).

A furia di prendere randellate si diventa duri come il marmo. Così i minuti passano e anche le ore… e poi i giorni, i mesi e gli anni. Insomma, il resto del nostro tempo se ne va via in un baleno, lasciandoci storditi e anche nauseati. Chissà perché teniamo duro di fronte a tutto. Siamo fatti così noi uomini. Non pensando che alla fine si diventa qualcun‘altro e si è vecchi in un colpo solo. Ho raggiunto Maria al suo negozio, perché quando ho voglia di parlare lei è l’unica che ascolta le mie disgrazie. Non appena mi vede sull’uscio della porta, mi mostra un sorriso complice e, avvicinandosi, mi enfatizza schietta: per essere qui, sei di nuovo nei guai”. Da ragazzi avevamo provato a stare insieme ma non aveva funzionato, era finita che quasi ci odiavamo. Facevamo le cose pensando di compiacerci, ma in questo modo si combinano solo casini. In compenso, da allora, non avevamo più segreti fra di noi. Ero andato da lei pensando di raccontarle le mie pene ma, non so perché, non mi andava più di parlarle, e per la prima volta mi sentii a disagio. Allora presi la sua mano, e lei sospirando si lasciò andare: “Bart quando esci dai sogni e vieni a vivere in questo mondo? Quando lo farai?” 
Il tempo può tirar giù un palazzo o distruggere il viso di una donna. Le ore sono come diamanti non sciupatele. Il tempo non aspetta nessuno non regala niente. Il tempo non aspetta nessuno. E non vuole aspettarmi. (Time Waits For No One – The Rolling Stones).
Mesto me ne sono tornato nel mio buco. Non me la sono sentita di speculare ancora sulla sua bontà, sul suo garbo… ma è anche tempo di mettere le cose in chiaro con me stesso. Perché nella solitudine il divino sparisce per sempre. Mi sono messo ad ascoltare dei vecchi dischi, così ad un tratto come se fossi passato con una ramazza su quella nuvola di polvere che copre i ricordi, mi sono sentito più confortato. Dopo tanto tempo mi sono riconosciuto nell’ombra… ed è stata una bastarda e romantica The Last Chance Texaco di Rickie Lee Jones, che ha riportato a galla certe cose. Quelle cose che nascondiamo dentro di noi che, non marcendo, non si mettono a puzzare. Anche se attraversando troppe strade, lasciano sempre una scia di rimpianti e nuvole. Fu amore travolgente e passionale sin da quando ancora ragazzino, nel 1979, tenni in mano la copertina del suo omonimo disco di debutto. Era lei la donna che aspettavo e con cui sarei scappato verso la frontiera, con qualche blues nell’autoradio a farci compagnia. Mi aveva folgorato quello scatto che ritraeva Rickie con quell’aria da bambina capricciosa, mentre fumando uno sigarillo, se ne stava assorta nei suoi pensieri. Era lei la donna dei miei sogni, dei miei deliri notturni, delle mie scopate selvagge. Carne e anima, vizi e dolcezze. Era tutto quello che avrei voluto avere. Me ne restai appeso alle sue canzoni come un ragazzo in amore, tra cicche di sigarette, gabbie e barattoli, poltrone di pelle coi sedili sfondati, riviste ingiallite, una tromba di plastica, libri strappati, bottiglie vuote, pezzi di ferro, una lampada ad olio. Una tenda bruciata, un trenino elettrico, tre seggiole, un tavolino, qualche lacrima e ninnenanne suonate da un carillon mezzo rotto. Era come se ci facevo davvero l’amore con quella donna, che mi scorticava l’anima con quella voce che altalenava acuti lancinanti a bassi minacciosi. E’ lei la ragazza distesa sul cofano nella copertina di “Blue Valentine”, il disco del randagio di Pomona, quel Tom Waits suo compagno di scorribande notturne e anche amante. Una storia la loro, che una volta finita lascerà un brutto segno nel suo cuore Quando arrivò Pirates nel 1981 lei era ancora una vagabonda non paga di storie sporche e viziose. Fu nuovamente un incantesimo, e un lungo fremito mi attraversò. I demoni che nascondeva dentro di lei, erano anche i miei. Così quella poesia disperata e magica con cui teneva in bilico le sue canzoni palpitanti e fatali, miste a quella voglia di fuggire, mi dicevano di nuovo la verità su quel freddo che avevo dentro e che mi faceva scricchiolare le ossa. Non si può entrare da nessuna parte senza la chiave, in nessun cuore… ma in quei giorni avevamo gli occhi alla stessa altezza. Mentre girovago nel mio buco guardo la foto appesa al muro, risale a quando ero bambino e stavo in braccio a mia madre. C’è anche mio padre con i baffi neri che sorride. È proprio vero che non si ha mai abbastanza tempo, se non per pensare a se stessi. Mi ha fatto bene ritrovarla mi sono sentito addosso lo stesso rovescio di pioggia, e quel tentativo disperato di trovare una via d’uscita… ma il tempo non aspetta nessuno, figuratevi uno come me.

Si la stella passava dolcemente, la corrente continuava a scorrere. Si eravamo tranquilli e rilassati. E la guardavamo volare. E il tempo non aspetta nessuno. E non vuole aspettarmi. E il tempo non aspetta nessuno. E non vuole aspettarmi. (Time Waits For No One – The Rolling Stones).

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2 pensieri riguardo ““Il tempo non aspetta nessuno” – di Bartolo Federico

  • gennaio 17, 2018 in 10:07 am
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    Le storie della nostra vita si confondono con la musica che abbiamo ascoltato e con le loro parole..Succede che alcune di queste canzoni stanno nascoste dentro di noi e poi saltano fuori, trionfanti come un carro di Poseidone, dalle acque fangose dei nostri ricordi, improvvise inaspettate..Ti ringrazio per avermi ricordato questa “time watis for no one” dei Rolling, che non ascoltavo da secoli completamente dimenticata…(ma anche il fantastico album di Rickie che invece mi segue sempre.. ed ho sempre presente)

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