Il tamburo del piccolo Kurt – di Erica Burdon

Il mondo del rock è costellato di persone caparbie e infaticabili, con il desiderio di trasmettere un messaggio di cambiamento, una visione nuova della vita e la voglia di rendersi visibili e, perché no, idolatrati da stuoli di fans. Fra tutte queste rock star ce n’è una insospettabile, che più di molte altre si è imposta l’obiettivo di raggiungere la notorietà; questo proposito iniziò e crebbe a partire dalla più giovane età, fu perseguita con ogni mezzo, con molta fatica e abnegazione. Stiamo parlando di Kurt Donald Cobain. Nasce nello stato di Washington, il 20 Febbraio 1967, in una squallida cittadina nei pressi di Aberdeen; una località talmente triste e insignificante che i testi citano direttamente Aberdeen come luogo natale dell’artista. Le sfatte case di legno di quel sobborgo sono abitate da persone povere e senza lavoro. Tristezza e disperazione circolano per le vie deserte e cariche di presagi mortali; anche un ragazzino vaga per queste strade in compagnia del suo tamburo… è il piccolo Cobain. A Kurt non mancano certo intelligenza e sensibilità… così, facilmente e precocemente, diventa l’orgoglio della famiglia. Questa situazione di felicità dei genitori per avere un figlio così dotato, illude il bambino, che pensa che la vita sia un luogo dove regni l’armonia, la felicità e l’amore. Quando vengono a galla le difficoltà e i suoi genitori divorziano, Kurt reagisce malissimo a questo cambiamento, che viene vissuto come il peggiore dei tradimenti; ha la percezione di non avere vissuto una infanzia vera, ma una infanzia illusoria, confezionata come un sogno.
La conseguenza sarà un disturbo psichico talmente forte, da essere trattato con l’assunzione di psicofarmaci. Già prima di entrare nell’adolescenza gli veniva somministrato il ritalin dalla madre, che si lamentava di non riuscire a seguirlo perché, iperattivo senza soluzione di continuità, era preso da tantissimi interessi; stremata da questa situazione lo mandò a vivere col padre. Anche qui la musica non cambia. Dato che il padre si accorge che Kurt non ha una vita serena con nessuno dei due genitori, decide di mandarlo dagli zii. Le botte psichiche per lui non sono ancora finite. Tre zii si uccidono sparandosi e un giovane vicino di casa si impicca. Tutta questa morte che gli aleggia intorno impalpabile, non fa che peggiorare il suo già tartassato stato mentale. La sua visione di vita si fa sempre più nera e pessimista. Kurt giunge a un punto di chiusura e di introversione totale, incomincia a fumare gàngia e vive in un mondo tutto suo. Tutto ciò che sta fuori dal nocciolo profondo del suo animo è bandito, ma è proprio da questo parlarsi e interrogarsi da solo che nasce un grande sogno quello della rock-star. Kurt Cobain lo confessa a un suo compagno di scuola: “Diventerò la più grande rock star, mi ucciderò e farò una fiammante uscita di scena. Voglio diventare ricco e famoso e uccidermi come Jimi Hendrix”.
Alla luce di questi suoi intenti dovremmo stupirci per quello che accadde dopo, a Seattle,  il 5 aprile 1994? Come aveva trascorso i 27 anni di vita, colui che contribuì a rendere visibile e noto il movimento grunge? Per perseguire i suoi intenti Kurt si rifugia in biblioteca, nell’ala dedicata alla musica; qui, oltre alle ricerche, escogita il modo per guadagnarsi la notorietà. Con una chitarra di poco valore compone e ricompone brani fino a quando non li reputa perfetti. La sua vita quotidiana è paragonabile a quella di un barbone: dorme all’aperto, dove capita, è attanagliato dalla fame e, saltuariamente, sono gli amici a procuragli il cibo; inizia ad abusare non solo di marijuana, ma di acido ed eroina soprattutto. Sembra la vita già bruciata di un uomo adulto, invece Kurt ha appena diciassette anni. In questa situazione di massimo degrado la madre cerca di aiutare il figlio, affittandogli uno chalet. dove Kurt va ad abitare: in poco tempo l’abitazione diventerà un immondezzaio. Per esternare la sua ossessione per la vita che reputa di nessun valore e che considera deperibile, da gettare via, orna tutta la casa con macabri pezzi di plastica pieni di sangue… e la musica? Nel frattempo che cosa è diventata questa passione? 
Da questo punto di vista Kurt ha compiuto passi da gigante, scrivendo testi e musiche di molti brani che propone al pubblico, esibendosi sul palco con formazioni diverse. Nel 1987 avviene l’incontro con il bassista Kris Novoselic, che rimarrà sempre un componente fisso della futura band; si avvicenderanno invece molti batteristi, fino a quando non comparirà Dave Grohl, nel 1990. Nascono i Nirvana, così come li avete amati o odiati. I testi sono duri e ostici, vorrebbero cancellare le illusioni e le speranze, e vengono inseriti in un sound volutamente sporco, distorto e spiazzante. Da questo anno in poi Kurt è il paladino di giovani che si sentono senza futuro e senza possibilità e si identificano con le sue parole. Sono i giovani della “generazione X”… quelli del grunge. Kurt Gobain è stata una parabola, ma lui forse si considererebbe un’iperbole. L’esperienza Nirvana si conclude dopo quattro anni, con la morte del loro leader. Cosa è successo in questo lasso di tempo? Artisticamente parlando Cobain scrive e urla brani che sono dei veri capolavori: All apologies, Smell like teen spirit, In Bloom, Rape me, Lithium, Come as you are, Heart-shapet box. La notorietà cresce velocemente. Tramite MTV si propagano le idee di Kurt, raggiungendo un indice di ascolto molto alto, con grande soddisfazione delle major che vedono il loro margine di profitto allargarsi a macchia d’olio. Come è già successo per altri movimenti, il mercato della moda si appropria anche del grunge, proponendo jeans e giacchette strappate e rattoppate. 
Dal punto di vista umano Kurt barcolla tra momenti di felicità per essere così amato dal pubblico, e altri di depressione, per la consapevolezza di essere una macchina da soldi in balia delle case discografiche e dei media. Il disagio si ricollega a quello infantile: è attanagliato da tremendi mal di pancia che non scompaiono mai. Si richiude a riccio, fino al punto di non volere frequentare più gli amici che ormai percepisce come una minaccia e, a poco a poco, si autodistrugge. Eppure aveva ben tentato di trovare un po’ di conforto sposando Courtney Love. C’è un problema però: sono entrambi eroinomani. Quando nel 1992 nasce la figlia Frances Bean il padre si trova nella stessa clinica per disintossicarsi. I media si scatenano e i due artisti rischiano che la figlia sia tolta ai coniugi Cobain, per darla in affidamento. Questo fa scattare un odio terribile e irreversibile per i media e la casa discografica, che arriva al punto di stravolgere canzoni cariche di dolore e di rabbia in testi romantici. Per tutto quello che gli è appena successo, il 30 agosto del 1992 a Reading,  si presenta sul palco seduto su di una sedia a rotelle, vestito con un camice da paziente appena ricoverato: è un chiaro gesto di ribellione verso tutti coloro che lo volevano ricaduto nell’eroina. 
Sarà uno spettacolo all’ultimo sangue… Breed, e tanta altra roba… poi Smell like teen spirit (prima di attaccare ironicamente omaggia i Boston per la loro More than a feeling), parte l’assolo di chitarra completamente fuori tono. Sarà un errore? Macché… è uno strafalcione irriverente. Kurt Cobain sta volontariamente distruggendo quello che aveva portato fama e notorietà ai Nirvana. Tutti sintomi di una fase di personale distruzione. Già una volta aveva tentato il suicidio, perché a scuola si era diffusa la notizia di una sua presunta violenza sessuale verso una ragazza disabile; e all’epoca a nulla valsero le sue parole di difesa. Kurt spiegò che non era stata una violenza, poiché lei non era una ragazza ritardata ma soltanto emarginata e in soprappeso. Il trauma fu così profondo che lo portò a tentante il suicidio sdraiandosi sui binari della ferrovia; il destino però volle diversamente… proprio all’ultimo momento, uno scambio ferroviario dirottò il treno. il 5 aprile 1994 l’animo di Kurt è di nuovo sottoterra, e precipita lentamente e inesorabilmente verso un baratro che si chiama morte. Si inietta una dose di eroina per acquistare coraggio e poi si uccide, sparandosi in bocca con un fucile. Ha da due mesi compiuto 27 anni. Lascia questo mondo con una lettera nella quale queste parole colpiscono maggiormente:
“It’s better to burn out than fade away”.

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