Il Sogno (proibito) di una notte di mezza estate – di Cinzia Pagliara

Nessun altro testo di William Shakespeare detto Il Bardo offre una tale abbondanza di magia, musica, umorismo, erotismo… spettacolo nell’accezione più vasta del termine…
A Midsummer Night’s Dream, un’opera che non risulta essere mai stata rappresentata mentre l’autore era in vita per una parte della critica e che però,  tra le tante supposizioni su cui è ricostruita la vita misteriosa del Bardo, sarebbe stata commissionata per un importante matrimonio nobiliare e, dunque, messa in scena addirittura a corte.
Di matrimoni, in effetti si tratta. Ermia dovrebbe, per legge, sposare Demetrio (amato invece da Elena che da lui è stata abbandonata) ma si rifiuta in quanto innamorata di LisandroTra fughe e inseguimenti, i quattro giovani si ritrovano nel bosco, il regno delle Fate (Titania è la loro regina e Oberon il re) dove il folletto Puck ha il compito di cercare un fiore magico il cui succo, versato negli occhi di una persona addormentata, scatena un amore immediato per il primo essere vivente che le compaia davanti al risveglio. Una fiaba, dunque, con errori di persona, scambi di amanti, trasformazioni bestiali ad alto contenuto erotico… teatro nel teatro grazie alla presenza nel bosco di una compagnia di attori intenti nelle prove. Il buon William sceglie per loro nomi che possano suscitare pensieri inequivolcabili…
Nick Bottom – come dire Nicola Chiappetta – un fortunato capocomico che nel caos della notte diventa per un po’ l’amante di Titania, seppure sotto forma di asino o PeasBlossom – come dire Gemma dei piselli – nome insolitamente audace per una delicata fatina dei boschi…
Naturalmente, come in tutte le fiabe, tutto alla fine della notte sarà risolto e tutti vivranno felici e contenti. Per molto tempo A Midsummer Night’s Dream è stato un pretesto per mettere in scena costumi ed effetti speciali e, fino al 1662, dopo la riapertura dei teatri in Inghilterra, l’opera fu rappresentata come spettacolo musicale e non come commedia.
Samuel Pepys, che vide lo spettacolo proprio nel 1662, scrisse con la sua abituale durezza…
“Si tratta dell’opera più insipida e ridicola che io abbia mai visto”.
Il Bardo invece, con questa fiaba, ci ha lasciato frammenti di poesia e incredibili anticipazioni della successiva scienza psicoanalitica… perché, come Teseo dichiara nel V atto:
“L’occhio del poeta guarda dalla terra al cielo e viceversa, e mentre la mente crea idee di cose a lei ignote, il poeta dà loro una forma e all’aereo niente una dimora e un nome”.
Ecco il punto – pruriginoso – della questione… il sogno è erotico, non si scappa… perfino spinto.

William precorre i tempi, a cavallo della sua proverbiale libertà.
Jan Kott, nel suo “Shakespeare nostro contemporaneo” ne fa un’interessantissima analisi che ha ispirato molti registi riformatori, come Peter Brook che nel 1970 utilizzò anche elementi circensi per creare un senso di pericolo all’interno dell’Opera. Eros estremo dunque, perché gli amanti sono, come dire, intercambiabili… nonostante si dichiarino parole impregnate d’amore, i personaggi diventano in questa notte d’estate modernamente (qualcuno direbbe amaramente anche) partner senza neanche un nome. Basta essere il più vicino in quel momento.
L’amore è bendato: “in lui non sono gli occhi a vedere, ma l’istinto, per questo motivo è rappresentato con una benda” (atto I) Molto prima delle molteplici sfumature di ogni colore, molto prima del bendaggio grossolano e impoetico praticato nelle periferie degradate delle nostre città… ecco la benda che va al di là della bellezza, l’Eros che nasce dal puro desiderio, e che va oltre. Così Titania (che sarà poi messa su tela da Chagall) amerà, perfettamente appagata, Nick Bottom in versione testa d’asino, pronunciando parole che farebbero arrossire ancora oggi (sfumature a parte). Era questo l’amante che voleva, senza averlo mai confessato neanche a se stessa?
Elena
si addentrerà inconsapevole in un erotismo a lei sconosciuto, libera da regole  e censure…

“Senti, Demetrio, sono come il tuo spagnolo (cani da caccia spesso raffigurati negli arazzi) più mi colpisci, più mi sottometto… trattami come un tuo spagnolo allora e disprezzami, colpiscimi”
Al risveglio gli amanti si vergognano dei loro sogni, e non ne parlano. Eppure, come dopo una seduta psicanalitica, quella notte li ha resi liberi. L’amore è folle e libero.

Eccolo, ancora, l’Amore, il Tema caro al Bardo e sempre presente nelle sue opere. Folle, libero, fugace:
“esso fu momentaneo come il suono, labile come un’ombra, breve come un sogno, veloce come una saetta…”. Non abbiamo il tempo che di guardarlo e di viverlo, l’Amore, prima che “sia divorato dalle fauci del buio”

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sogno pagliara

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