Il Segno del Comando: “L’Incanto dello Zero” (2018) – di Nicholas Patrono

Esoterismo, progressive metal e liriche in italiano che sfruttano appieno il potenziale espressivo della nostra lingua. Il Segno del Comando è una band di Genova attiva dagli anni 90, emersa con l’omonimo disco d’esordio pubblicato nel 1996 per la Black Widow Records. Prosegue la collaborazione con l’etichetta con “Der Golem” (2002) e “Il Volto Verde” (2013), album che segna il ritorno sulle scene della band dopo anni di pausa. “L’Incanto dello Zero” (2018), registrato al Nadir Studio di Genova con il tecnico del suono Tommy Talamanca (chitarre e tastiere della band death metal genovese Sadist) e prodotto dall’ormai inseparabile Black Widow, è ispirato al romanzo “Lo Zero Incantatore” di Cristian Raimondi confermando la tradizione che lega i dischi de Il Segno del Comando a opere letterarie esoteriche (“Der Golem” e “Il Volto Verde” sono romanzi dello scrittore austriaco Gustav Meyrink). Un concept album sigillato dalla sinistra copertina realizzata da Paolo Puppo, chitarrista dei Will’O’Wisp. Un’oscura opera letteraria con un’ancor più tetra colonna sonora, undici brani densi come inchiostro capaci di avvolgere l’ascoltatore e trascinarlo in malefici abissi di follia.
Strumenti intrecciati a partire dal basso di Diego Banchero, non solo colonna ritmica portante ma anche compositore di tutti i brani con l’eccezione di Lo Scontro, scritto e arrangiato dal tastierista e collaboratore Luca Scherani membro delle band prog italiane La Coscienza di Zeno e Höstsonaten. Non è l’unica collaborazione: vi sono anche Maethelyiah e Paul Nash, rispettivamente voce e chitarra degli inglesi The Danse Society, e Marina Larcher, voce in La Grande Quercia. A Diego si affianca poi il resto della formazione: il compagno di ritmica Fernando Cerchi, il vocalist Riccardo Morello, i chitarristi Roberto Lucanato e Davide Bruzzi (quest’ultimo anche alle tastiere) e il tastierista Beppi Menozzi.
Passata la malefica introduzione di organo in apertura de Il Senza Ombra si parte forte con l’incalzante Il Calice dell’Oblio, scintilla da cui inizia il percorso del protagonista verso un baratro di oscurità. “Un inquietante disegno, scoglio d’indecifrabilità. L’inconoscibile è un muro oltre il quale la mente non va”. L’atmosfera sinistra prosegue tra labirinti nebbiosi ne La Grande Quercia con l’apporto della voce di Marina Larcher. Niente testo, non ce n’è bisogno: vocalizzi su pianoforte a forgiare un riuscito intermezzo, per poi sfociare in Sulla Via della Veglia, misto alchemico di metal e musica nera al limite del funk con liriche che esplorano il concetto meyrkiano di Veglia. Al Cospetto dell’Inatteso vede la partecipazione di Maethelyiah e Paul Nash costruendo un ossessionante brano impregnato di atmosfere horror.
Oltrepassando l’onirica strumentale Lo Scontro i toni rallentano con Nel Labirinto Spirituale, il protagonista lamenta di aver “transitato per un crocevia di banalità” su una delicata base acustica, con la voce che crea interessanti linee melodiche di facile presa. Le 4 A si apre su un tema di basso che conduce ad un assolo di batteria fino alla partenza vera e propria del pezzo, costruito su un ritornello che non lascia respiro. La delicata conclusione apre a Il Mio Nome è Menzogna, pezzo più lungo del disco con sette minuti e mezzo di durata. Brano che pesca a piene mani dall’heavy metal vintage, quello dei Black Sabbath per intenderci, e lo arricchisce con tastiere allucinate. Pezzo vario, che fa dei cambi di dinamica la sua migliore arma, il protagonista capisce che la solitudine sarà la sua strada e si prepara a completare il suo percorso personale. Metamorfosi vede il ritorno di Maethelyiah e Paul Nash a voce e chitarra, la narrazione arriva al culmine nel pezzo tutto sommato meno cupo del disco, costruito su terzine scivolose. L’outro strumentale Asesità, brano per solo basso, chiude l’opera sprofondando nel sinistro mistero con cui si era aperta.
Filosofico, complicato ma a modo suo immediato, non esageratamente vario nelle sonorità ma molto solido, coeso e coerente con sé stesso, “L’Incanto dello Zero” è fusione di capacità tecniche, mestiere e creatività, un prodotto ben realizzato e confezionato, curato nei dettagli sonori, grafici e concettuali. Il Segno del Comando è progressive metal italiano che insieme omaggia sonorità vintage ed esplora il moderno, tra esperimenti e l’ottima produzione in studio. Invitiamo gli esterofili a concedere una possibilità ad una band capace di ripagare appieno la fiducia dell’ascoltatore.

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