Il Prog Italiano sbarca in edicola – di Maurizio Garatti

Facendo seguito al prepotente ritorno del vinile, e del sempre incondizionato successo riscosso dal Progressivo Italiano, la De Agostini prova a cavalcare l’onda di questo non del tutto inatteso revival, proponendo al vasto pubblico una raccolta che cerca in qualche modo di estrarre un sunto ragionevole dal vasto mare di questo genere sempreverde. Con la consueta libertà intellettuale, proviamo a stilare una analisi veritiera, evidenziando pregi e difetti di una operazione che risulta comunque essere alquanto significativa. Attraverso sessanta uscite, una ogni due settimane, la storica casa editrice presenta un’opera abbastanza varia, che comprende uscite storiche e album meno famosi, cercando di creare una specie di base alla quale poi ognuno potrà aggiungere ciò che più riterrà opportuno, avvalendosi di un mercato che ormai riesce più o meno a soddisfare le richieste di un pubblico sempre più numeroso. Ora, è evidente che pur avendo a disposizione sessanta uscite, è illogico pensare di riuscire in qualche modo ad accontentare i punti di vista di tutti coloro che prendono visione della raccolta; è un po’ come chiedere a ciascuno quali album scegliere da portarsi sulla fatidica isola deserta: ciascuno di noi stilerebbe un elenco che, pur avendo punti in comune, risulterebbe diverso da tutti gli altri. Ci sono i grandi classici, il primo disco della PFM, delle Orme, del Banco e degli Area, uniti a grandi classici come “Concerto Grosso” per i New Trolls e “Caronte” dei Trip… poi “L’uomo” degli Osanna e “Ys” del Balletto di Bronzo ma, sopratutto, troviamo dischi troppo spesso dimenticati, come “Dies Irae” della Formula Tre, “Le stelle” di Mario Schifano, l’omonimo dei Carnascialia… per non parlare poi di “Forse le Lucciole non si Amano Più” della Locanda delle Fate, di “Ad Gloriam” delle Orme, del Museo Rosenbach, dei Metamorfosi, degli Stormi Six e di molti altri… Di tutto un po’, cercando di non tralasciare nessuna delle correnti che hanno attraversato e alimentato in modo impetuoso questo mare, entro il quale amiamo navigare e perderci. Un insieme di indubbio valore, e mertitevole di rispetto al di là di qualsiasi opinione. Dobbiamo comunque tener presente che sempre di una operazione commerciale si tratta, fatta esclusivamente per guadagnare (ma del resto cosa non lo è), studiata e pianificata per offrire il prodotto giusto a un segmento di pubblico che ha dimostrato ormai in modo concreto, di potere e volere spendere i propri soldi. Tuttavia non si può non sottolineare il fatto che anche i più giovani e meno avvezzi a questo imprescindibile substrato musicale, possano godere di dischi ormai storicizzati che sono usciti ben prima della loro venuta al mondo. A livello culturale, ci troviamo quindi di fronte, a una iniziativa sicuramente da elogiare, che però avrebbe meritato qualche attenzione in più; il supporto è in linea con quanto offre il mercato, considerando che il vinile vergine da 180 grammi è ormai lo standard di base per tutte le case che propongono prodotti del genere, ma la qualità della incisione non è esattamente all’altezza delle aspettative. Discreta, sicuramente accettabile per la maggior parte degli utenti, risulta tuttavia essere un po’ chiusa e cupa, come se anziché usare le matrici originali, siano state usate banalissime copie in cd, magari delle pessime prime uscite di questo supporto. Considerando che il prodotto viene venduto a 16,90 euro, era logico aspettarsi qualcosa di più; anche in considerazione del fatto che, essendo prodotti editoriali, l’IVA scende al 4%, garantendo un introito decisamente superiore ai latori dell’iniziativa. La veste grafica è quella che ormai tutti conosciamo, sostanziosa e curata, anche se ben lontana dalla imperfetta ma sublime “perfezione” degli originali e, l’opuscolo allegato con il quale viene presentato il disco nulla aggiunge a tutto quanto già è stato detto. Pregi e difetti quindi, come logico attendersi da una simile iniziativa; consigli per gli acquisti? Possiamo solo dirvi che, globalmente, vale la pena mettere insieme tutti gli album proposti, al di là di ogni ragionevole dubbio, e che si può sorvolare su alcune leggerezze che comunque restano a turbare i nostri sonni beati. A voi l’ardua sentenza…

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