Il mio incontro con Pino Daniele – di Maurizio Garatti

Era il 1979… a quel tempo ero a Mestre e stavo facendo il militare. In quegli anni il servizio di leva era obbligatorio e a me era toccato un soggiorno nella cittadina veneta nota per aver dato i natali a una certa Nicoletta Strambelli, in arte Patty PravoUna sera, dopo le sei, mentre mi stavo cambiando per la libera uscita mi arriva alle orecchie una canzone in napoletano. Un commilitone, come me assorto nei preparativi per uscire, stava ascoltando una cassetta sulla quale aveva registrato una compilation. La canzone era accattivante, il refrain mi colpì subito… la chitarra acustica e la voce si fondevano perfettamente. 
“Non la conosco…” Mi avvicino e chiedo informazioni. “Je so’ pazzo di Pino Daniele… Il nome mi dice qualcosa….” Ma sì certo. Il bassista dei Napoli Centrale (il gruppo di James Senese) che poi proprio bassista non era… e che comunque militò nella band solo nel 1978. Sono passati 35 anni ma quel pezzo mi piace ancora. E’ così che ho conosciuto Pino… e da allora non ho smesso di seguirlo. La sua musica era lontana anni luce da quello che ascoltavo io ma quell’imprinting aveva fatto in modo che il suo sound mi entrasse nelle vene. Con gli anni ho imparato ad apprezzare ancora di più il suo lavoro e la colonna sonora di “Pensavo fosse amore… invece era un calesse” (lo splendido film del grande Massimo Troisi) un disco che tutt’ora amo molto… e adesso che Pino se ne è andato, mi accorgo che lui era più importante di quanto pensassi. Ho una serie intera di album nei quali la sua chitarra ha lasciato tracce molto evidenti. Mica dischi qualsiasi eh… collaborazioni e contaminazioni con Jan Akkerman (lo storico chitarrista dei Focus), Randy California (Spirit), Eric Clapton, Don Cherry, Mel Collins, Chick Corea, Pat Metheny, Richie Havens, Wayne Shorter… Sono state così tante le sue collaborazioni, che è già difficile elencarne una piccola parte. Pino era questo, per lui la musica era la possibilità di esprimere se stesso, e non tralasciava nulla. La sua grande esperienza, unita alla qualità del suo caratteristico “tocco” si sposava a diversi stili e lui era sempre disponibile a suonare, a cercare vie nuove, nuove forme musicali. Era la sua vita e anche la nostra… a pensarci bene. E’ per questo che Pino mi mancherà assai. So long dear friend…

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terra mia

5 pensieri riguardo “Il mio incontro con Pino Daniele – di Maurizio Garatti

    • gennaio 5, 2015 in 7:06 pm
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      purtroppo si….
      una perdita assai dolorosa, che difficilmente metabolizzeremo.

      Risposta
  • gennaio 5, 2015 in 8:36 pm
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    E ANCHE LUI COME MASSIMO COME TANTI NAPOLETANI ……CHE SONO grandissimi….e indimenticabili…..se n’è andato…..
    e come ho scritto nel post
    oggi
    QUANTE COSE INUTILI DA FARE
    QUANTE COSE INUTILI DA DIRE
    QUANTE COSE INUTILI
    ABBIAMO NELLA TESTA…..
    MA IL TUO SORRISO
    RESTA…..

    cia’ pino……

    Risposta

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