Il lurido – di Irene Spagnuolo

Virtù e perversione otto: “Il lurido”
I pensieri umidi erano inquieti. La penna non scorreva, la carta bianca sembrava stropicciarsi sotto le dita nervose. Eppure Malena non aveva confidenza con le ansie della trasgressione. Non conosceva il proibito, non ne aveva il senso. Per lei gli incontri della natura e dei corpi erano tutti possibili. Ma quella sera i passi sulle scale sarebbero stati pesanti. Avrebbero portato un giocoliere dei bassi istinti, uno di quelli che avevano speso la vita a praticare un sesso scabroso e ingiusto. Scabroso e ingiusto, così ripeteva in testa Malena. Un uomo la cui unica regola era godere, superando ogni limite. Perché, perché voleva incontrare Malena? Per una lunga tormentata ora Malena rimase sdraiata a pancia in giù, con il volto tra le mani e i gomiti puntati come picchetti. La penna in bocca, a languire di silenzio e interrogativi. D’un tratto un’illuminazione. Lei era la poetessa e lui non voleva che sciogliere in versi la sua catena! Avrebbe preso l’erotismo di Malena come una medicina, per leccare un candore che non aveva mai provato. Forse una boccata di ossigeno, una pausa, un disperato tentativo oppure un moto di redenzione. Che assurdità, mormorò subito dopo tra sé e sé Malena. No, lui avrebbe solo preso il sesso di Malena per sentire se aveva lo stesso odore delle sue emozioni forti. Avrebbe dato a Malena una bislacca e flebile dolcezza per stizzirla e indurla a chiedere di più, di più. Questo aveva in mente, l’uomo della lussuria sconcia. Oltraggiare quell’angolo di libero godimento con la sua stessa, ingombrante presenza. Un desiderio più osceno perfino delle sue perversioni. Però i desideri non trionfano sempre. E c’è una legge più potente della brutalità, molto più potente. Malena lo sapeva, lo sapeva benissimo. I pensieri umidi si distesero. L’uomo dai passi pesanti sarebbe stato folgorato dalla grazia e dalla voluttà di Malena e i suoi piani sarebbero andati in fumo al primo sguardo di lei nei suoi occhi sporchi e pecorecci. Certo, era un giocoliere dei bassi istinti, uno che non aveva praticato che sesso scabroso e ingiusto ma infine, appunto, non era che un debole, un arido, un’anima persa. Mai e poi mai aveva incontrato la libertà vera, quella di Malena, che viveva di passione pura e di sensualità serena. Smarrito e confuso, avrebbe perso i suoi impulsi selvaggi e si sarebbe abbandonato alla carne calda e accogliente di una Malena regina e padrona. Almeno per un po’… Mi fisserà a lungo, in silenzio, in un disagio che lentamente diventerà bisogno, attrazione, piacere. Lascerà andare i muscoli fino a rilassare il volto, fino a guardarmi con voglia fanciulla, fino a sorridere di sorpresa e libidine. Mi bacerà come mai ha baciato, tenendomi stretta come una donna del cuore. Si coricherà nel mio letto come un signore adorante e porterà le sue mani ovunque su di me con la sapienza allegra dell’emozione. Solo unirci gli farà tirar fuori la foga, quella bellissima foga dei sensi che hanno perso ogni controllo, che godono smisuratamente, che levano ogni pudore. Tra le mie gambe i colpi saranno duri, tenaci, ritmici. Sui miei seni proverà ogni genere di ebrezza. Mi farà sbavare di urgenze e metterà le dita dove non arriverà il suo cazzo per placare ogni mio richiamo aperto. Mi condurrà ad assaporare ogni posizione, mi siederà su di lui per vedermi muovere come un’ossessa, mi verrà dentro come una cascata. Berremo vino e fumeremo tabacco, insieme, come vecchi amici. Senza smancerie ma con una raffinata complicità. Troverà ancora energie e brama per scuotere le mie natiche con un furore opaco, convulso. Improvvisamente sbrigativo e veemente, con il ferro arrabbiato. Sentirò appena un respiro roco prima di quella parola che è un’esplosione, la sua esplosione:
“baldracca, sei una lurida baldracca. Pensavi di fottermi, con la tua grazia?”
Lurido, pensavo di farmi fottere, piuttosto. Di indagare fino in fondo la tua bestialità e di ripudiarla, infine, per il resto dei miei giorni”.
Malena si infila mutandine e reggiseno rosa cipria sotto una vestaglietta di organza trasparente, appoggia sul comodino il diario dei pensieri umidi, cammina verso la porta a piedi scalzi al rumore dei passi sulla scala. Entra un uomo dal turpe passato dipinto addosso, con l’aria di un maiale in vena di fare la festa a una donna di porcellana. Trafigge l’ambiente con il suo piglio in calore e sbatte la porta alle sue spalle. Malena non saluta, lui non saluta. Uno di fronte all’altro per minuti che paiono non finire mai. Poi la scena si compie, amplesso dopo amplesso, sussulto dopo sussulto. Esattamente come Malena l’aveva annotata negli umidi e inquieti pensieri. Consumano un sesso zeppo di tenere pulsioni. Si esplorano e godono, godono tanto, ma lui tiene gli istinti alti, quasi amorosi. Malena è appagata, lui è appagato. Si danno e si prendono, senza riserve. Spruzzano un divertimento sfrenato. Bevono e fumano e, infine, tornano a cercarsi… lui vuole averla tutta. 
“Baldracca, sei una lurida baldracca. Pensavi di fottermi, con la tua grazia” 
“Lurido, pensavo di farmi fottere, piuttosto. Di indagare fino in fondo la tua bestialità e di ripudiarla, infine, per il resto dei miei giorni”
Lui si alza di scatto. Mentre si riveste, Malena prende il diario e legge i pensieri umidi, nonostante la voce incrinata da un rabbioso disgusto. 
“Ah ah ah, ti è piaciuto e basta, poetessa!”

“Non puoi offendere me / quanto offendi te stesso, / 
a me piace e onoro la vita / 
tu la odi e la insulti, lurido”.
Una pugnalata. Il lurido prende camicia e giacca e corre fuori urlandole parolacce. Urlandole parolacce tra lacrime amare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.