I “Banditi della Libertà” e quel fatale otto settembre 1943- di Benito Mascitti

“Siete duri coma la pietra della vostra montagna”.
“Con queste parole, agli sgoccioli della seconda guerra mondiale, i partigiani di Asiago accoglievano i soldati della Brigata Maiella, fratelli d’armi. Soldati stranissimi: provenivano dall’Abruzzo, indossavano impeccabili divise britanniche, erano inquadrati nel ricostituito Esercito italiano, avevano sulle spalline i gradi regolari ma non portavano le stellette sul bavero, sostituite da mostrine col tricolore; sul braccio, infine, uno scudetto col profilo bianco della Maiella e lo sfondo azzurro del cielo.
L’epopea della Maiella si conclude nel 1945 ad Asiago. La bandiera della Brigata Maiella è l’unica di una formazione partigiana decorata di medaglia d’oro al valor militare.”
(Fondazione Brigata Maiella).

Ricordando quel fatale otto settembre del ’43, badogliano e vigliacco, la storia di questi uomini semplici e coraggiosi a raccontarla oggi assume i contorni di una favola. ll nostro tessuto sociale è l’artefice e il prodotto della nostra drammatica decadenza morale. Se ci fossero oggi in Italia donne e uomini di questa levatura (e non eredi codardi dei savoriardi al potere) potremmo avere ancora la speranza di non vivere più nel sopruso di una società che si dice moderna ma che riassume le caratteristiche di una comunità in preda all’oscurantismo corrotto delle dittatureOrmai, vivere con la schiena dritta come loro significa soffrire e accettare l’ingiustizia come regola e il malaffare come condotta, proprio come la vita grama del lupo, costretto in cattività da una società davvero feroce, al suo contrario. Non accettarono le prepotenze, i morti e le stragi dell’occupazione della vallata del fiume Sangro che coincideva con la linea Gustav – confine militare tra Sud liberato e Nord occupato – ultima difesa nazista all’avanzata delle truppe alleate. Si organizzarono fino a costituire l’unica vera forma di resistenza armata nel Sud Italia. Erano alle dirette dipendenze del Comando inglese del colonnello Alexander, e regolarmente inquadrati nel Comitato Nazionale di LiberazioneNon si accontentarono di liberare la loro valle – come la logica di certo leghismo vorrebbe oggi – ma si fecero parte attiva del riscatto di un intero PopoloFormazione partigiana non operante soltanto nel proprio delimitato territorio, si spinse fino all’altopiano Asiago, partecipando alla liberazione di vasti territori e delle città di Pesaro, Ravenna e BolognaIl Lupo, si sa, morendo determina l’estinzione della sua specie e, in questo caso, il Lupo è un cristiano in carne, ossa e medaglie. Domenico Troilo è il nome del “Lupo”. Ormai leggenda la sua vita terrena, conclusasi l’11 marzo 2007, dopo 84 primavere. Comandante militare della “Brigata Maiella” Comandate politico e fondatore fu Ettore Troilo, poi prefetto di Milano e solo Omonimo del “Lupo” – Domenico Troilo guidò fino all’estremo Nord-Est i suoi uomini nella marcia di liberazione dal nemico invasore. Memorabili le sue imprese. I Lupi della Maiella furono i primi a varcare le porte di Bologna liberata all’alba del 21 aprile 1945, battendo sul campo i fascisti e i tedeschi. Il “Lupo” era un militare dell’esercito italiano, i tedeschi gli trucidarono la famiglia dopo l’otto settembre (nel dicembre del ’43), si diede alla macchia e prese il comando della formazione partigiana composta da oltre mille uomini. Si impegnò anima e corpo nella lotta di liberazioneQualcuno lo definì un giorno il “Garibaldi della Maiella”, ma il “Lupo”  preferiva dire che… “volevo solo vivere in pace”La storia Sua è un esempio di fedeltà ai valori della Libertà e della Democrazia. Il suo insegnamento deve essere trasmesso alle giovani generazioni e ricordato a tutti. Noi umilmente tentiamo di farlo, anche ricordando la codardia di un “élite” militare imbelle e vigliacca ai comandi del furbo Badoglio… Onore e Gloria al “Lupo”.

Qui di seguito la motivazione ufficiale della medaglia d’oro al valor militare:
“In 15 mesi di asperrima lotta sostenuta contro l’invasore tedesco con penuria di ogni mezzo ma con magnifica esuberanza di entusiasmo e di fede, sorretti soltanto da uno sconfinato amore di Patria, i Patrioti della Maiella, volontari della Libertà, affrontando sempre soverchianti forze nemiche, hanno scritto per la storia della risorgente Italia una pagina di superbo eroismo. Esempio a tutti di alto spirito di sacrificio essi, manipolo di valorosi, nulla chiedendo se non il privilegio del combattimento, hanno dato per primi largo e generoso contributo di sangue per il riscatto dell’onore e della libertà d’Italia. Da Civitella a Selva, a Pizzoferrato, a Lama, e poi, superata la Maiella madre, da Cingoli Poggio San Marcello, da Montecarotto a Pesaro e poi ancora, instancabilmente, da Monte Castellaccio, a Brisighella, a Monte Mauro, a Monte della Volpe, al Senio e, tra le primissime truppe liberatrici, all’alba del 21 aprile a Bologna, il 1º maggio 1945 ad Asiago, dal 5 dicembre 1943 al 1º maggio 1945, di battaglia in battaglia, essi furono sempre ed ovunque primi in ogni prova di audacia e di ardimento. Lungo tutto il cammino una scia luminosa di abnegazione e di valore ripete e riafferma le gesta più epiche e gloriose della tradizione del volontarismo italiano. 54 Caduti, 131 feriti di cui 36 mutilati, 15 medaglie d’argento, 43 medaglie di bronzo e 144 croci al valor militare, testimoniano e rappresentano il tributo offerto dai Patrioti della Maiella alla grande causa della libertà..” 

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Un pensiero riguardo “I “Banditi della Libertà” e quel fatale otto settembre 1943- di Benito Mascitti

  • settembre 6, 2015 in 5:51 pm
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    Il lupo è il leader per antonomasia. Non si limita a spiegare, dà l’esempio, è coerente e coraggioso. Sono rari e in via di estizione, sia i veri, sia quelli in senso figurato. Sempre perseguitati, perché spiriti liberi. Condannati alla solitudine.

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