Il linguaggio del corpo: intervista con Kyrahm – di Gabriele Peritore

Kyrahm è un’autrice, regista, performance artist e punto di riferimento per la live art in Italia, occupandosi di videoarte, arte contemporanea e teatro d’avanguardia. Il suo sguardo verso la funzione sociale dell’artista si esprime con opere spesso sconvolgenti, sperimentando sul proprio corpo i limiti mentali e fisici. Innumerevoli i riconoscimenti e le collaborazioni in ambito internazionale nel campo della performance art. Come regista non dimentica di interagire con il cinema, elaborando video e documentari sperimentali. Incontriamo Rita Chessa alias Kyrahm
Le tue performance oltre l’ideazione e la regia prevedono l’utilizzo del corpo, del tuo corpo. Tra dolore e piacere che cos’è per te il linguaggio del corpo?
“Un sistema di comunicazioni, un canale, un pretesto, una possibilità. il corpo è involucro, mezzo di espressione, l’incontro di soma e psiche, agglomerato di organi ed emozioni, un certo modo di stare al mondo. Duttile e legato indissolubilmente all’ineluttabilità del tempo, il movimento si fa parola”.

Come sei arrivata ad intraprendere questo tipo di espressione artistica? C’è nella tua formazione culturale qualcosa che ti ha fornito la scintilla iniziale?
“Sin da piccola ho vissuto un forte condizionamento legato all’aspetto, in senso negativo durante l’adolescenza e fin troppo positivo in età adulta, ma ben presto ho compreso la necessità di sovvertire i condizionamenti del nostro specchio sociale. Ho iniziato ad occuparmi di performance dagli anni del liceo: il mio ora scomparso professore Mimmo Pesce era molto attivo in senso performativo negli anni 70. Dopo una formazione artistico-accademica mi sono laureata in comunicazione e sociologia per poi orientarmi verso studi di tipo antropologico. La ricerca in tal senso è continuata con uno sguardo orientato verso argomenti a carattere sociale.

Infatti molte delle tue performance affrontano tematiche impegnate socialmente e civilmente. Sarebbe interessante conoscere il tuo percorso artistico attraverso i progetti che hai presentato negli anni e il tuo approccio emozionale ad essi. Ti andrebbe di condurci in questo sentiero? 
“Iniziamo da Obsolescenza del Genere di Kyrahm e Julius Kaiser. Human Installation. Il corpo nudo e l’io, la maschera e lo stereotipo. Parla di fluidità dei generi coerentemente con la Teoria Queer. Julius Kaiser effettua la trasformazione da donna a uomo sulla scena e una serie di corpi nudi di donne e uomini cis e in transizione, mostrano con orgoglio il loro percorso. Il video della performance nel 2015 vince il riconoscimento come miglior Film al Festival del Cinema Arcipelago nella sezione Comizi d’Amore dedicata a Pasolini. Sono molto legata alla figura di Pasolini e credo che insieme a Tarkovskji costituisca uno dei miei maestri di riferimento. L’opera nel 2016 viene selezionata per AESFF Festival riconosciuto per i BAFTA Awards oscar britannici, ma al di là dei premi vinti (che non sono solo nostri ma delle istanze per il riconoscimento dei diritti portate avanti dalla comunità LGBTQIA) per noi è stato importante riuscire ad affrontare il tema dell’autodeterminazione”. (A)mare Conchiglie di Kyrahm e Julius Kaiser. Durante questa performance che si è svolta in occasione della Biennale di Anzio e Nettuno, migranti dal mare ed ex emigrati italiani all’estero hanno raccontato le loro storie su una tavola sospesa in mezzo al mare al pubblico presente in spiaggia. È stato emozionante e al tempo stesso dilaniante lavorare con queste persone, la maggior parte di noi ha dimenticato la paura di morire da un momento all’altro per fame, guerra, stenti. Fondamentale parlare del tema considerata la situazione attuale. Il Gioielliere di Kyrahm e Julius Kaiser. Una performance che parla di violenza contro le donne e dove spesso sono i figli a pagarne le conseguenze. Il gioiello usato per ferire la carne è rappresentativo dei giochi di potere tra i generi. Ogni volta che l’ago penetrava la mia carne pensavo: “quella volta che durante ladolescenza non ero abbastanza bella per pensare di essere amata”; “quella volta che, cresciuta, lo ero diventata fin troppo bella per poter essere considerata intelligente”. “Quella volta che… sono stata abusata, ferita, umiliata”. Volevo trasformare il dolore in qualcosa di bello… Nella versione dal vivo è stata un’opera ospite d’onore di numerose rassegne in Italia e all’estero Ecce (H)omo, Guerrieri di Kyrahm. “Con umiltà ho riunito queste vite che hanno accettato di prendere parte alla performance dove avrebbero messo a nudo corpo e anima, mostrando volontariamente se stessi ed il loro vissuto senza pelle: una maternità con una mamma senza diritti e la sua piccola, la pietà con un ragazzo disabile che ha fatto della sua vita arte, una donna e l’amore per la sua compagna con la quale è stata insieme per 23 anni, l’abbraccio tra donatori di sangue e riceventi, le lacrime di una Venere dai capelli d’argento che guarda il suo volto segnato dal tempo, il coraggio di chi trova la forza di comunicar un messaggio d’amore nonostante la difficile lotta contro il cancro. Fondamentale è il ruolo della voce: la voce di chi non c’è più, la voce che cambia con il tempo e la malattia, il soprano lirico che accompagna ed eleva. Mi chiedono in cosa consista “Ecce (H)omo, Guerrieri”. Risponderei semplicemente: “è un progetto sull’Amore”. Per uno scherzo del destino, la nascita di questo lavoro ha coinciso con tutta una serie di problemi di salute che mi ha costretta ad uno stop durato due anni. Nel 2017, dopo un devastante 2016, partii per Lanzarote, una delle Isole Canarie più suggestive. Percorsi con una stampella e degli occhiali da sole scuri circa 8 km in una zona deserta prima di arrivare al centro di uno dei vulcani dell’isola. 8 km sono moltissimi se l’anno precedente l’hai passato a letto riuscendo a malapena a camminare solo dal letto al bagno per i bisogni primari. In quei giorni rilessi “La Divina Commedia” di Dante e pian piano cominciai a riappropriarmi delle mie funzioni. Risalire dal centro dell’Inferno per tornare ad essere l’angelo più bello. La vita è la performance più importante. Ringrazio Julius Kaiser, che mi ha accompagnato in questo difficile cammino, il più duro. Hysteria di Kyrahm. Con la performance mi sono spesso portata al limite estremo. Da regista amo farlo anche con i miei attori. Hysteria è un progetto dedicato a tutte le donne che brancolano tra soma e psiche, un lavoro che affronta il tema dei disturbi somatoformi che ha come protagonista Valentina Siracusa, la quale ha saputo interpretare magistralmente la sofferenza, la voglia di rialzarsi e di non mollare in continuum tra follia e rinascita che ha da sempre caratterizzato il mio lavoro.

Un lavoro entusiasmante (di cui i video sono tutti su Vimeo) con al tuo fianco sempre Julius Kaiser e tanti altri artisti. Mi sembra di capire che hai costruito una fitta rete di connessioni a livello nazionale e internazionale attraverso l’incontro con artisti di diversi Paesi. C’è qualche connessione che ha lasciato un segno profondo su di te? 
“Ho amato molto il lavoro di Gonzalo Rabanal (ospite nel nostro evento MutAzioni Festival della Performance). Questo artista cileno ha avuto il coraggio di portare in scena suo padre come simbolo della dittatura negli anni di Pinochet. L’incontro con Ron Athey è stato fondamentale in quegli anni che mi sono occupata di Body art estrema”.

In tutti questi anni di attività uno o più episodi che sono rimasti scolpiti nella tua memoria? 
“Uno degli episodi che mi hanno colpita di più è stato il pubblico che ha sempre reagito allo stesso modo davanti la performance Obsolescenza del genere indipendentemente dalla parte del mondo in cui venisse presentata. Sembrava che le loro reazioni seguissero uno schema universale dettato da regole non scritte dell’immaginario collettivo: dapprima risate imbarazzate, poi ossequioso silenzio durante la vestizione di Julius, un ooooh! collettivo accompagnava il suo arrotolamento per poi esplodere in un fragoroso applauso alla fine”.
Attualmente sei impegnata con due progetti molto importanti. Ce ne vuoi parlare un po?
“Davide e Golia di Kyrahm. È una performance e Video con protagonista Luigi Leonardi, testimone di giustizia e imprenditore che ha detto no alla camorra. Si è svolta presso il MACRO – Museo dArte Contemporanea di Roma ed ha previsto la costruzione di un enorme muro, il Golia, e sua distruzione ad opera del testimone di giustizia (Il Davide) che ha raccontato al pubblico presente la sua storia. Il Golia distrutto è ora il monumento Arco di Trionfo per chi lotta contro le mafie donato al Museo dell’Altro e dell’Altrove. Durante la costruzione del muro si sono articolate una serie di performance nella performance tra cui la Madre, una dedica alla Madre di Peppino Impastato. Chiudi gli Occhi e Vola con la regia Julia Pietrangeli è un documentario sulla prima pilota non vedente italiana. Ne ho firmato la sceneggiatura insieme a Frida Aimme e a Julia Pietrangeli. Questo documentario è finalista al Globo d’Oro 2019, il prestigioso premio della stampa estera. Attualmente è uno dei premi più importanti del settore cinematografico insieme al Davide di Donatello e ai Nastri d’Argento. Una storia che va oltre il racconto del superamento della disabilità e che diviene dimostrazione della forza di chi sa vivere all’altezza dei propri sogni: tra le nuvole non esistono ostacoli e barriere”.

Quali sono i prossimi appuntamenti che hai in programma? 
“Il 13 giugno, data a cui rispondo a questa intervista, Davide e Golia è proiettato a New York, il 19 giugno ci sono i Globo d’Oro per Chiudi gli occhi e Vola di Julia Pietrangeli. Il documentario deve aver suscitato qualche interesse scientifico visto che sarà ospite a luglio al CERN di Ginevra in un festival del cinema da loro organizzato. Il 3 agosto Davide e Golia sarà presentato al PAN Palazzo delle Arti di Napoli per poi tornare nella versione video il 10 settembre a Roma sempre al Macro, Museo dArte Contemporanea di Roma, stavolta nella sala cinema”.

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