Antonio Carlucci: “Tangentomani” (1992) – di Benito Mascitti

Il malaffare impazza, è sotto gli occhi di tutti. Mentre i partiti si spaccano e si ricostituiscono in altra forma (se possibile più subdola e blindata), la guerra globale si espande a macchia d’olio nel Mediterraneo come tragedia annunciata e inascoltata. La corruzione si espande anch’essa senza freni e, soprattutto, senza vergogna, grazie ad un sistema ormai marcio che legalmente garantisce l’impunità ai ladri. Personaggi di lungo corso, fiduciari da sempre del potere (per criminale consuetudine) che li piazza a piacimento nei posti giusti, si appropriano letteralmente dei soldi pubblici – tanti – e, sorpresi con le mani nella marmellata, si dichiarano tranquilli e fiduciosi dell’esito dei procedimenti giudiziari a loro carico… fino al terzo grado di giudizio che in Italia ha tempi biblici – anche grazie alle leggi che loro stessi hanno votato ed approvato – fino alla probabile prescrizione… il tutto, considerando il carcere una barbarie riservata solo ai poveri cristi senza protezioni e complicità. Un sistema impazzito e governato con estrema disinvoltura, derivante dalla certezza d’impunità… salvo una variabile fuori controllo e inaspettata. Un cittadino vessato che non ce la fa più e denuncia l’impunito. Anche quel 17 febbraio del 1992 un imprenditore si era affidato alla legge per spezzare una catena di malaffare diffusa e sistematica che, come oggi, era considerata fatale normalità. L’arresto di Mario Chiesa, un personaggio di secondo piano nella famelica galassia politico-affaristica che guidava il gioco, scatenò l’andamento di un domino che si sarebbe fermato solo dopo qualche anno. “Tangentopoli”, come venne chiamata quell’inchiesta, avrebbe portato il Paese al passaggio dolorosissimo dalla prima alla seconda Repubblica… anche se questa sventurata Repubblica è rimasta ferma sulla sua endemica inadeguatezza senza nessun positivo avanzamento. “Tangentomani” (Baldini e Castoldi 1992) di Antonio Carlucci è il libro che per primo raccontò, in forma di cronaca dettagliata, le tristi e incredibili vicende di una nazione allo sbando e in preda alla corruzione di un intero apparato di potere economico, politico e istituzionale in genere. Eppure, da allora, nulla è cambiato se non in peggio. L’analisi del come siamo riusciti a peggiorare il disastro arrivando alla catastrofe imminente, la lasciamo al lettore e passiamo alla quarta di copertina di “Tangentomani” che, come un vaticinio, ci ripropone in fotocopia le dinamiche di ieri… e di oggi. Quando gli hanno messo le manette ai polsi per portarlo a San Vittore il democristiano Maurizio Prada si è considerato non uno dei tanti Tangentomani milanesi, bensì un capro espiatorio:“Mi sento anche vittima, da un lato della demenziale situazione determinata dalla legislazione sul finanziamento dei partiti, dall’altro lato delle reali e concrete esigenze dei partiti stessi, che hanno un ruolo costituzionale riconosciuto”. Nel 1985, secondo il pidiessino Luigi Carnevale, le cose cambiarono:“A quel punto entrammo anche noi nella spartizione, perché la gestione precedente – e cioè limitarsi a favorire le cooperative – non aveva dato buoni frutti per il partito, sicché si decise di far intervenire Sergio Soave della Lega delle cooperative perché anche noi potessimo ricevere denaro invece di favori”. Arrivò anche la stagione di Paolo Pillitteri, il socialista che sostituì CarloTognoli sulla poltrona di sindaco. Ha raccontato Mario Chiesa: “Ho dato contributi a Paolo Pillitteri, in due rate successive, per un totale di 100 milioni. Portai la somma in una busta nascosta all’interno di un giornale che appoggiai sul tavolo posto tra il divano e le due poltrone dell’ufficio del sindaco. Pillitteri sfilò dal giornale la busta, se la mise in tasca e ringraziò. Disse che l’avrebbe portata al partito”
A questo punto, non ci rimane che lasciarvi alla riflessione della lettura… cercatevi il libro – difficile da trovare – e buona lettura.

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